L’AQUILA – Un bambino di otto anni è stato sottratto alla madre, con metodi che sono stati oggetto di una segnalazione da parte di altri genitori, recepita, all’Autorità nazionale Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, per essere mandato a 350 chilometri di distanza, con gli zii paterni nominati provvisori allocatari.  

È quanto avvenuto in provincia dell’Aquila.

Il provvedimento provvisorio, come riporta Il Messaggero, è stato adottato dal Tribunale dei minori di L’Aquila, in seguito ad un’istanza urgente del consulente tecnico d’ufficio, nominato dallo stesso Tribunale nell’ottobre 2018 e tuttora in corso di espletamento. 

Il perito ha richiesto e ottenuto dal Tribunale l’allontanamento del piccolo dall’ambiente materno, motivando la richiesta con vaghi “comportamenti di grave disagio psicologico manifestato dal minore che potrebbero condurlo alla disintegrazione del sé”. 

Una tesi che ovviamente la madre ha contestato fin dal primo istante. La vicenda ha avuto inizio nel 2012, a seguito della fine della relazione dei genitori, e si è protratta sino al 12 aprile scorso quando il minore è stato prelevato dalla scuola dagli zii. 

I genitori che vi hanno assistito hanno inviato una lettera al presidente del Tribunale dei minori dell’Aquila e una segnalazione al Garante Nazionale per l’Infanzia, dicendo di essere “sconvolti dai modi brutali, violenti e aggressivi con i quali il piccolo è stato prelevato”. 

I genitori dei compagni di scuola del piccolo, si legge ancora sulle colonne del Messaggero, chiedono al presidente “come si può distruggere così la vita di un bambino di otto anni? Perché il Tribunale anziché proteggere i bambini si accanisce su di loro adottando provvedimenti tanto drastici e drammatici?”. 

L’ultima perizia psichiatrica alla quale è stata sottoposta e che si è conclusa pochi giorni fa, “non ha evidenziato aspetti di rilevanza psichiatrica”, come del resto già era avvenuto nel primo colloquio avuto dal Ctu psichiatra con la mamma.