L’AQUILA – Sembrerà come vivere tra le pagine di un racconto di Swift, quando tutti gli aquilani potranno entrare nel nuovo Auditorium di Renzo Piano realizzato con il contributo della Provincia di Trento per sei milioni di euro.  La struttura avrà 240 posti a sedere più 50 per gli orchestrali.

A sentire stamattina il noto architetto italiano di fama internazionale, sembrerebbe proprio sia così.

Questo grande complesso in legno d’abete, pensato in tre blocchi di cubi e facilmente smontabile, almeno quanto affermano i progettisti, “alla bisogna”,  avrà le caratteristiche di un grande violino Stradivari. Non la sua forma, s’intende. Sarà infatti il luogo da dove spunteranno le prime note, i primi concerti per una città che aveva bisogno di tornare a “suonare”, un’idea nuova, diversa, sicuramente bizzarra, ma non certo dissonante all’interno del palcoscenico naturale del castello Cinquecentesco.

“È un’opera effimera, transitoria – queste le parole dell’archistar – nata solo per sostituire la sala Auditorium del Castello. Quando questo tornerà a vivere non ce ne sarà più bisogno e verrà tolta. Questa costruzione ha in fondo i caratteri della semplicità e della sobrietà che contraddistinguono questo angolo di città. In due parole: è un modesto contributo fatto per riportare la vita nel cuore storico della città”.

Renzo Piano è apparso commosso quando ha voluto ricordare la sua prima colazione nel centro storico aquilano: “non si avvertono i segni di una città distrutta, semmai una grande partecipazione di vita. Passeggiando per il corso questa mattina mi sono reso conto quanta gente abbia ripreso a vivere. Trovo davvero tutto questo splendido”.

“Si tratta di un’opera modesta che non può certo mettere in pericolo la necessità di recuperare i monumenti, il centro storico della città”: così Piano, smorzando con eleganza ogni “futile polemica”, ha voluto annuire, approvandone il senso, alla giusta osservazione del critico d’arte Vittorio Sgarbi, che in ogni caso ha sempre mostrato segni di stima e di amicizia per il maestro.

“La priorità dell’Aquila è recuperare L’Aquila – ha aggiunto l’artista-architetto – ma non escludo che se dovesse piacere questo nuovo Auditorium potrebbe restare qui, ma è la città che lo deve volere”.

L’idea della scelta del legno non avrebbe solo i caratteri tipicamente legati all’effimero: “dobbiamo ricordare che questa è una città – ha spiegato Lorenzo Piano – che è pur sempre nata di pietra e sulla pietra, ma non dobbiamo sottovalutare la resistenza e la duttilità del legno. E’ resistentissimo, oltre ad essere stato realizzato qui seguento i criteri dell’asismicità”.

L’antica e acciaccata, ma pur sempre viva Salisburgo d’Italia (così venne ribattezzata in anni lontani) avrà dunque bisogno di altri spazi per ospitare l’arte, la musica, il teatro, soprattutto per le nuove generazioni: “Non dimentichiamoci che L’Aquila nasce come città universitaria e di cultura – ha tenuto a rimarcare il sindaco dell’Aquila Massimo Cialente –  e noi non vogliamo rinunciare a questa importante identità: quando nascono luoghi di cultura come questi, c’è sempre la necessità di farne altri. Non bastano mai: finché esisterà cultura esisteranno luoghi di aggregazione e più possibilità per tutti di esprimersi e aiutare questa città a risorgere”. 

Per il prossimo 7 ottobre dovrà essere tutto pronto. E a sentire il primo cittadino, chi vorrà esibirsi in questo nuovo Auditorium dovrà sicuramente fare la fila. Ne siamo convinti.

Ma anche per noi “piccoli” Gulliver sarà davvero un’esperienza emozionante: un viaggio dentro l’arte, ai confini delle mura.