L’AQUILA – “Le attuali leggi non contemplano la ricostruzione di tutte le attività produttive, anche quelle fuori dei centri storici. Che vergogna. Nel Friuli la linea politica era prima le fabbriche, poi le case, infine le chiese. Qui ci negano di ricostruire le attività produttive. Su questo ancora ci stiamo battendo ed alzando la voce”.

A lanciare una nuova battaglia è il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, che, in un lungo status sulla ricostruzione post-sisma, dopo aver espresso la propria soddisfazione per il processo di rinascita sia delle abitazioni che del tessuto economico, aggiunge: “Non voglio fare il guastafeste, come al solito, però devo dire che nonostante la nostra fatica, ancora delle cose non vanno”.

“Non vanno per imperizia del legislatore, e non vanno perché sempre più stanno tornando ad accentrare tutto a Roma – precisa – C’è una cosa vergognosa ad esempio, che se paragonata al Friuli, tanto osannato e celebrato in questi giorni, dimostra la confusione politica dell’Italia”.

Ad AbruzzoWeb, il primo cittadino ricorda che “capannoni per attività produttive, bed & breakfast, rivendite agricole, insomma le attività produttive pure, se non sono inserite all’interno di aggregati che comprendano anche abitazioni, non vengono ricostruite completamente: incassano solo 80 mila euro”.

“La colpa è mia – fa autocritica – perché mi sono fidato. In Emilia, dove spuntano capannoni come i Lego, tutto è già ricostruito. Ci sarà da battagliare anche contro queste leggi”.

Sulla rete sociale Cialente ipotizza che “forse per questo preferiscono non vederci sul carro dei vincitori, perché facciamo sempre casino, mai contenti, sempre polemici. Ma tanto, noi che trasciniamo il carro dei vincitori, come somari o cavalli, continueremo, fino alla fine a ragliare o nitrire. E se serve – conclude – tirare calci”.