L’AQUILA – Erano stati condannati per aver estratto “materiale lapideo” su aree demaniali e senza l’autorizzazione per i vincoli paesaggistici: in Appello è arrivata l’assoluzione piena per la 89enne Maria Innocenzi e Mauro Sarra, 62 anni, cavatori aquilani, al termine di una lunga vicenda giudiziaria preceduta dalla condanna a 32 mesi in primo grado.
La Innocenzi era chiamata in causa nella veste di socio accomandatario mentre Sarra in qualità di amministratore di fatto e direttore dei lavori di estrazione. Più in particolare i due, titolari della ditta “Sarra marmi eredi”, che opera nella lavorazione della pietra locale da oltre 40 anni, al fine di trarne profitto e sfruttarla estraendo rocce per 900 metri cubi, avrebbero invaso un’area a Scoppito (ma di proprietà dell’Amministrazione separata di beni di uso civico del vicino Comune di Tornimparte, frazione di Rocca Santo Stefano), con l’aggravante di aver commesso il fatto su aree demaniali.
Contestato dalla Procura della Repubblica anche l’aver effettuato nella stessa area, senza autorizzazione, una attività estrattiva nonostante un vincolo paesaggistico.
C’era anche anche un’altra accusa poi caduta: ovvero aver trasportato senza autorizzazione un quantitativo di terra e rocce da scavo pari a 14mila metri cubi nel sito della “Sarra marmi” che si trova a Scoppito, utilizzato per ripianare le cavità ottenuto dalla contestata attività di escavazione del materiale lapideo.
In effetti 3 anni fa il Riesame, accogliendo un ricorso degli avvocati Fabio Alessandroni e Fausto Corti già annullò un sequestro preventivo della cava di Scoppito della società, località “Impredatora”, inizialmente disposto dal gip Marco Billi.
Ora la sentenza della Corte di Appello che cambia tutto lo scenario le cui motivazioni ancora non sono state depositate. Comunque la difesa ha sempre sostenuto che le autorizzazioni erano sussistenti sulla base di riferimenti normativi regionali e nazionali.






