L’AQUILA – “l costo di iscrizione è aumentato di circa il 30% portandolo a 80 euro, e se un cacciatore non rispetta le data di scadenza arriva a raddoppiarsi, non risparmiando nemmeno gli ultra settantenni (i più soggetti a non rispettare le date proprio per l’età) che la legge tutela di dimezzando il costo di iscrizione”.

Lo denuncia l’Arci caccia, che punta il mirino contro il Comitato di gestione dell”ambito territoriale di caccia dell’Aquila, che per la stagione venatoria 2026/27 ha fatto “un regalo” ai cacciatori del comprensorio. 

“Il bilancio degli Atc è formato dalle quote dei cacciatori e da finanziamenti regionali arrivando a cifre molto importanti che secondo noi vengono gestite in modo approssimativo. Si va dalla gestione del territorio faunistico venatorio inesistente o che riguarda solo un tipo di caccia, ai mancati ripopolamenti (fagiani) o miseri quelli di lepri e starne”, protesta l’Arci caccia.

Altri Atc della Provincia, viene fatto osservare, “con costi di iscrizione per i cacciatori di gran lunga inferiore, riescono con una gestione diversa evidentemente, a effettuare ripopolamenti il doppio o triplo. L’Arcicaccia del comprensorio aquilano è contraria a questi aumenti, non riuscendo a trovare le motivazione per capire come vengono utilizzati i soldi dei cacciatori e quelli pubblici, rispetto altri che ottengono risultati migliori . Tutto ciò nel silenzio assoluto delle istituzioni che finanziano gli ambiti di caccia con soldi pubblici. Forse o si ripensa al ruolo degli ambiti di caccia o è stato un errore dare la delega della gestione alle Regioni”