L’AQUILA – “Sarò ben lieto che dell’assistenza alla popolazione se ne occupino i Comuni. Così non ci sarà più questo ‘scaricabarile’”.
Il commissario alla ricostruzione, Gianni Chiodi, al suo arrivo presso la sede dell’Ance dell’Aquila ha così commentato il divorzio tra il Comune e la struttura commissariale, annunciato qualche giorno fa dallo stesso sindaco Massimo Cialente.
Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, l’abruzzese Gianni Letta, al suo arrivo ha invece evitato le domande dei giornalisti, mentre il vice commissario alla ricostruzione, Antonio Cicchetti, si è voluto esprimere sulla fase di ricostruzione: “Secondo me sta funzionando quasi tutto – ha detto – ma c’è bisogno ancora di un rodaggio”.
Il presidente regionale dell’Associazione costruttori edili, Giuseppe Girolimetti, ha parlato di una crisi del settore “senza precedenti”, solo in parte mitigata dalla ricostruzione, anche se “gli investimenti post sisma, in particolare quelli legati con l’emergenza, a fronte di una spesa di circa un miliardo di euro non hanno prodotto effetti positivi e duraturi per le imprese e l’occupazione”.
“Imprese che, da parte loro – sempre secondo Girolimetti – devono crescere sotto il profilo organizzativo e dell’innovazione”.
Le autorità stanno partecipando al convegno di apertura del Salone della Ricostruzione che si terrà all’Aquila da domani fino al 9 luglio prossimo.
“Un evento importante – lo ha definito Chiodi – perché qui all’Aquila si stanno facendo delle cose straordinarie, ed è bene che queste cose si esaltino. Questa ricostruzione ha tutte le caratteristiche per diventare una ricostruzione di qualità”.
Il commissario ha anche parlato di “segnali incoraggianti dai numeri di progetti presentati. Siamo in tempo per iniziare la fase dei cantieri prima di quanto accaduto per altri terremoti”.
Spazio anche a un commento sull’emergenza sociale nel capoluogo. “C’è molta strumentalizzazione – ha detto – che chi pensa che questo terremoto sia l’occasione per trasferire alla Sge i problemi che riguardano invece gli assistenti sociali”.
Il presidente Chiodi ha invitato la città “a restare unita, superando tutte le divisioni. Soprattutto perché L’Aquila è una città viva che a due anni dal sisma ha mantenuto quasi tutti i residenti e ha saputo consolidare la presenza degli studenti universitari: all’indomani del sisma questa realtà era impensabile”.
Nel suo intervento ha ripercorso brevemente tutte le tappe della fase della ricostruzione, non sottacendo le “difficoltà iniziali che tutti noi abbiamo dovuto affrontare. Ma in questo momento non posso far notare che tutte le forze della città camminano verso un’unica direzione ed è questa la strada giusta”.
Facendo il punto sulla ricostruzione, Chiodi ha evidenziato “il grande lavoro che è stato fatto per la cosiddetta ricostruzione leggera con 17 mila cantieri andati a buon fine che hanno permesso a molti aquilani di rientrare nelle proprie abitazioni”.
“Merito anche del governo – ha aggiunto – che con una scelta politica lungimirante ha voluto affidare alle comunità locali questo tipo di ricostruzione. Ora dobbiamo affrontare la cosiddetta ricostruzione pesante e per fare questo ci vuole tempo, perché la progettazione richiede tempi dilatati rispetto a quanto fatto finora. Poi c’è il problema della burocrazia chiamata a contemperare le esigenze del controllo con quelle della ricostruzione. Anche in questo senso, il nostro compito principale è dare tempi certi, l’istruttoria del progetto deve avere tempi ben definiti”.
Il presidente ha poi parlato dei piani di ricostruzione dei centri storici e della certezza che “essi devono essere elaborati dai comuni. Il piano di ricostruzione è soprattutto un’occasione per avere maggiori provvidenze che lo Stato mette a disposizione proprio per non stravolgere quella che è l’identità storica e culturale del centro storico”.
“Cosa non sta funzionando nel processo di ricostruzione? Non lo so. Secondo me sta funzionando quasi tutto ma c’è bisogno ancora di un rodaggio, per avviare questa macchina, che è grande e non è facile da avviare”.
È quanto ha affermato il vice commissario alla ricostruzione, Antonio Cicchetti, che partecipa al convegno di apertura del Salone della Ricostruzione.
“Le case che mancano per gli sfollati? Sono in corso delle verifiche e non è detto che manchino. Molte abitazioni del progetto C.a.s.e. si stanno ancora assegnando”.
“Probabilmente – ha proseguito – ci sono persone che hanno redditi molto alti che sono nel progetto C.a.s.e, ha ragione Cialente quando lo dice. Ma questa era previsto nella legge fatta all’inizio, che il sindaco aveva condiviso. Sono d’accordo che qualcosa vada però rivisto”.
Sul Salone della ricostruzione, ha detto: “È un’occasione per poter dibattere di aspetti che interessano non solo i tecnici ma anche i cittadini. Le polemiche non aiutano molto, se facciamo solo quelle non andiamo avanti”.
“L’Ance – ha detto il primo cittadino dell’Aquila, Massimo Cialente – ha ricoperto un ruolo importante perché si è data regole certe, cosa che altri non hanno fatto. Abbiamo costruito in questi anni una città temporanea, ma adesso L’Aquila è una città aperta”.
Secondo Cialente, “ci sono cose che vanno e che non vanno, siamo stati bravi nel lavoro nell’emergenza, ma i mille operai in cassa integrazione non vanno. L’anno scorso, di questi giorni, c’erano i cantieri aperti e gli operai al lavoro, però provenienti da fuori”.
“Se ci sono problemi vanno detti e vanno affrontato sedendoci tutti insieme. Una delle emergenze è far partire i lavori delle ‘E’ in periferia il più presto possibile”, ha concluso.
Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, l’abruzzese Gianni Letta, ha inizialmente evitato le domande dei giornalisti che vertevano anche sulla situazione politica nazionale.
Arrivato in orario all’assemblea ordinaria dei soci dell’Associazione nazionale costruttori edili della Provincia dell’Aquila, il sottosegretario ha risposto con una serie di “grazie” alle pressanti domande dei giornalisti.
Durante il successivo intervento, invece, Letta ha elogiato l’impegno della struttura commissariale: “Chiodi, Cicchetti e gli altri hanno lavorato egregiamente”.
“Nel periodo del terremoto, quello più difficile – ha aggiunto Letta – abbiamo mostrato al mondo quello di cui gli abruzzesi e gli aquilani sono capaci: orgoglio, dignità, passione e attaccamento”.
“Raccolgo l’invito del presidente Chiodi e del sindaco Cialente affinché si torni allo spirito di quei giorni”, ha proseguito.
“Una prima svolta c’è stata con la decisione degli indennizzi, risultato non facile perché molti non erano d’accordo”.
“Noi ci siamo battuti e abbiamo vinto, è stato un atto di fiducia verso imprenditori e cittadini, un attestato di gratitudine verso i cittadini per quanto fatto durante l’emergenza, una decisione aderente alla identità degli aquilani – ha continuato Letta – infatti solo chi conosce la propria città, i propri palazzi, può ricostruire”.
Letta ha anche sottolineato che “so bene che da questa scelta sono nati dei problemi perché l’atto di fiducia in qualche momento, qualcuno ha voluto prendere troppo violandolo. La ragione vera della situazione ferma è questa, e non c’è la causa della responsabilità del governo, della negligenza della struttura commissariale, perché tutti hanno lavorato benissimo”.
“C’è stato un ingorgo naturale con 200 progetti in mano a un tecnico, piani di ricostruzione fermi, oggi abbiamo superato tutte le problematiche con il giusto spirito e lo abbiamo dimostrato risolvendo i problemi sul tavolo confrontandoci, discutendo, anche polemizzando, ma rimanendo uniti”.
Letta ha lanciato un messaggio molto chiaro chiamando tutti al senso di responsabilità “cittadini, studenti, imprenditori, istituzioni, progettisti, e amministratori di condominio perché sono tante le situazioni che possono bloccare la ricostruzione”.
“Comportamenti scorretti o, addirittura, illegittimi” potrebbero vanificare lo sforzo delle imprese edili aquilane nel garantire la legalità nella ricostruzione.
Questo l’allarme lanciato dal presidente provinciale dell’associazione costruttori edili (Ance), Gianni Frattale, durante il convegno di apertura del Salone della ricostruzione.
“Mi riferisco ad alcune richieste, a dir poco anomale – ha detto Frattale – che ci sono state segnalate di recente da alcuni nostri iscritti, e che provengono dai privati che si trovano a gestire il processo di scelta della ditta cui affidare i lavori di riparazione o ricostruzione dei propri immobili”.
Secondo Frattale, si tratterebbe di “richieste di garanzie fantasiose, di sconti, di qualificazioni bizzarre che nulla hanno a che vedere con la professionalità delle imprese. Anzi, si tratterebbe di ingegnosi meccanismi per condizionare la scelta verso soggetti già predestinati”.
“Si tratta – ha accusato – di comportamenti illeciti che falsano il mercato, esponendo a rischio i cittadini e penalizzando le imprese oneste, che si vedono artificiosamente estromesse o costrette a rinunciare agli incarichi”.
GLI STRUMENTI DI CONTROLLO DELLA LEGALITA’
Frattale ha snocciolato tutte le tecniche di controllo e monitoraggio della qualità delle imprese. “Il contratto tipo, per chi decide di adottarlo – ha spiegato – stabilisce in maniera chiara e semplice, soprattutto completa e senza omissioni strumentalizzabili, cosa deve assicurare l’impresa e cosa il committente”.
C’è poi “un sistema di qualificazione, il rating, preso in prestito dal mondo dell’economia, che permette al cittadino committente di fotografare subito l’impresa che ha davanti. Si basa sulla solidità dell’impresa, sulla sua reputazione, sull’affidabilità patrimoniale, sulla sua storia professionale, sulla qualità e quantità di prestazioni rese”.
Altri strumenti, “un pacchetto di polizze fideiussorie a garanzia della buona esecuzione, responsabilità civile verso terzi e verso gli operai, Car (Contractor’s all risks, ndr), postume decennali indennitarie inserite nei contratti, che offrono copertura e risarcimento in caso di lavori eseguiti male o non eseguiti affatto, con una garanzia sull’opera di dieci anni”.
Infine i “badge”, le tessere di identificazione che certificano la presenza degli operai nei cantieri. “Riteniamo – ha auspicato Frattale – che l’esperienza fatta nel centro storico dell’Aquila vada estesa a tutto il ‘cratere’”.
Un accenno ai controlli. “Il nostro tessuto imprenditoriale è storicamente sano e laborioso – ha assicurato il presidente – Il rafforzamento dei controlli va perciò a vantaggio degli imprenditori corretti. Per questo ringraziamo la magistratura, la prefettura, le forze dell’ordine e gli organi di controllo per il lavoro che stanno svolgendo”.
BUROCRAZIA E RAPPORTI CON LA GOVERNANCE
Frattale ha rivolto un appello alla governance per la ricostruzione, una richiesta definita “ragionevole”: “Semplificare, snellire i processi, ‘sdrammatizzare’ la burocrazia. Si può fare, a partire da subito. Basta volerlo”.
“Chiediamo anche – ha aggiunto – una migliore organizzazione amministrativo-contabile, onde evitare il ripetersi di un fenomeno che assorbe risorse a danno delle imprese: cioè il ritardo nei pagamenti dei lavori eseguiti”.
RICOSTRUZIONE VELOCE E SNELLA
Nel parlare in generale di ricostruzione, il presidente provinciale ha posto un accento forte sull’urgenza di procedere. “Mai come ora – ha ammonito – vale il detto che il tempo è denaro. E non solo: il tempo che scorre nel ‘cratere’ rischia di far marcire sotto le pietre l’ identità di una vasta comunità”.
“Nella programmazione della ricostruzione – ha tuonato poi – deve essere inserito il quando e non solo il come. Abbreviare i processi e semplificare la burocrazia quindi. Occorre definire un cronoprogramma che scandisca, almeno, le fasi principali dell’avvio dei cantieri, della restituzione di pezzi di città agli studenti, ai cittadini, cosicché anche le tradizionali attività interne ai centri storici possano essere riprogrammate, per riavviare la necessaria ripresa economica. Una meta temporale può restituire entusiasmo e coesione”.
Un passaggio anche sulle macerie e rifiuti da cantiere. “Per la complessità del problema – ha prospettato Frattale – non ci aspettiamo bacchette magiche, ci mettiamo anzi a disposizione. Ci sono ditte private che hanno investito in mezzi e maestranze per prepararsi a questo compito, già prima delle ordinanze che hanno regolamentato il trasporto ed il conferimento dei rifiuti alle discariche. Pensiamo ad un modo equo ed efficiente per far collaborare il pubblico ed il privato. Queste ditte attendono risposte definitive”.
Infine, una stima dell’economia e dell’indotto della ricostruzione. “Il cantiere più grande d’Europa – ha ricordato il presidente – svilupperà secondo le stime un’occupazione di oltre 20 mila unità per i prossimi anni. Questo esercito di operatori ogni mattina consumerà 20 mila caffè nei bar del ‘cratere’, 40 mila pasti nei posti di ristoro, acquisterà beni di consumo presso i negozi cittadini e via dicendo”.
“I decisori, gli operatori, i cittadini ripensino, ogni volta che sono alle prese con una scelta, ai 20 mila caffè e facilitino il raggiungimento dell’obbiettivo”, ha concluso Frattale.
“Le imprese abruzzesi hanno saputo rispondere egregiamente sin dai primi giorni dopo il sisma aquilano, e nella riparazione, ormai quasi ultimata, delle case classificate A, B e C, contribuendo, così il rientro di un elevato numero di cittadini”.
Lo ha affermato il presidente regionale dell’Ance, Giuseppe Girolimetti, durante il convegno di apertura del Salone della ricostruzione.
“In questi anni, in Abruzzo, come del resto in tutta Italia, si è abbattuta, nel nostro settore una crisi senza precedenti – ha proseguito Girolimetti – che ha investito tutte le province con una riduzione, negli ultimi 5 anni di quasi il 50 per cento dei lavori appaltati da parte delle tradizionali stazioni appaltanti”.
“Se i lavori connessi con il terremoto hanno comportato una inversione di tendenza nella provincia dell’Aquila – ha sottolineato il presidente di Ance Abruzzo – nelle altre province la riduzione è stata drammatica ed è giunta ad un punto tale da mettere a rischio la sopravvivenza di un tessuto di piccole e medie imprese edili che lavorano in ambito comunale o al massimo provinciale e che hanno garantito, negli anni, occupazione stabile per una manodopera qualificata”.
“Anche gli investimenti post sisma, in particolare quelli legati con l’emergenza, a fronte di una spesa di circa un miliardo di euro – ha rilevato – non hanno prodotto alcun effetto positivo e duraturo per le imprese e l’occupazione”.
“Altri strumenti, quali il cosiddetto Piano Casa 2 non ha dato, in Abruzzo, alcun vantaggio a causa di una legge regionale di scarsa ‘appetibilità’ da parte dei cittadini e delle imprese. Per il 2011 – aggiunge – le previsioni sono ancora negative, soltanto negli ultimi mesi dell’anno con l’avvio della ‘ricostruzione pesante’ nelle zone colpite dal sisma ci sarà una effettiva inversione di tendenza che si spera potrà riguardare l’intero comparto regionale”.
“Certamente le imprese abruzzesi dovranno crescere – ha precisato – e dovranno investire sotto gli aspetti organizzativi e, soprattutto, dovranno investire in innovazione”.
“Il salone rappresenta un’occasione per chiamare a raccolta tutti gli attori della ‘filiera’ per rispondere alla crescente domanda di qualità, innovazione, sicurezza e sostenibilità dell’intero processo costruttivo. La ricostruzione è una sfida che potrà essere vinta a condizione che vi siano risorse sufficienti, regole chiare, soggetti capaci di cogliere le opportunità derivanti dalla sperimentazione ed applicazione di soluzioni tecnologiche innovative. La collaborazione tra imprese, progettisti, università e centri di ricerca – conclude Girolimetti – sarà indispensabile, e su questo, come Ance Abruzzo, siamo fortemente impegnati”.



