L’AQUILA – “Il piano cave in Abruzzo se lo fanno i cavatori”.
Inizia così una nota a firma di Giovanni Cialone, già consigliere comunale, e l’ambientalista Alfonso De Amicis.
“Alla fine dello scorso luglio ambientalisti, singoli cittadini ed alcune forze politiche hanno protestato per l’inerzia della regione sull’ormai annosa questione relativa alla regolamentazione dell’attività delle cave. Siamo infatti una delle poche regioni che non ha, da più di venti anni, una norma decente in materia di pianificazione delle attività estrattive. E per risolvere la questione improvvisamente si accelera compiendo veloci passi avanti nella direzione della dissesto ambientale; infatti dopo tanta inerzia incredibilmente la regione Abruzzo intende affidare la redazione del Piano cave all’associazione dei cavatori. Coordinerà infatti il gruppo di lavoro incaricato di redigere lo studio il presidente nazionale di Assomineraria”.
“Come dire che il piano della qualità dell’aria nella città di Taranto si lascia fare all’Ilva. Francamente sembra proprio troppo! Nel frattempo seguita la deregulation specialmente nell’aquilano dove estese aree sono ridotte a groviera come sull’altopiano dei Navelli e nel circondario della città dell’Aquila. Tutto questo spesso avviene in zone limitrofe alle aree vincolate ed a ridosso dei Parchi a dispregio di tutti quei ragionamenti che ipocritamente si fanno intorno allo sviluppo sostenibile ed alle qualità ambientali come motore della ripresa. Riguardo agli impatti ambientali una segnalazione a parte merita il tratto di strada realizzato di recente tra San Giacomo ed Aragno”.
“Uno scempio, sede stradale se possibile più larga dell’autostrada, scarpate amplissime; una ferita che difficilmente si potrà rimarginare. Ma come è possibile realizzare ancora questi tipi di lavoro e come è possibile delegare le emergenze ambientale solo ai funzionari o spesso e peggio a chi ha palesi conflitti di interesse?”.
“Nel caso più generale del piano sulle attività estrattive o in quello specifico della strada Gignano Aragno, realizzata a ridosso di una cava ed anche a servizio della stessa, la politica si dimostra sempre più sottomessa alla visione economicistica della società”.
“Invece di puntare sull’innovazione e sul recupero si pensa ad incidere profondamente sull’ambiente con nuove cave e con l’ampliamento dell’esistente e così il territorio risulta sempre più violato. Sommessamente si ricorda che i beni comuni, l’ambiente, la biodiversità, sono beni universali spesso irriproducibili, che andrebbero salvaguardati e valorizzati perché sono gli elementi sui quali adoperarsi per garantire qualità, sostenibilità e lavoro alle nuove generazioni”.



