L’AQUILA – Ancora balconi pericolanti a rischio crollo negli alloggi antisismici del progetto C.a.s.e. dell’Aquila, costruiti dopo il sisma del 6 aprile 2009 per alloggiare fino a 15 mila persone, nella stessa zona già oggetto di fatti simili, il quartiere di Cese di Preturo, dove un’inchiesta giudiziaria ancora alle battute iniziali ipotizza difetti di costruzione e materiali scadenti.
Come riporta il quotidiano Il Messaggero, gli agenti della sezione di polizia Giudiziaria del Corpo Forestale, del Nucleo investigativo polizia ambientale e forestale (Nipaf) dello stesso Corpo e del comando provinciale, in accordo con la procura della Repubblica, hanno deciso di dare avvio la prossima settimana alla rimozione di tre balconi pericolanti nelle C.a.s.e. di Cese di Preturo.
Le operazioni vengono velocizzate dal momento che, come riporta il quotidiano, le palazzine sequestrate sembrano essere diventate una “terra di nessuno” dove molti giovani accedono per fumare spinelli o avere rapporti sessuali.
Secondo quanto si è appreso, al momento deve ancora essere fissata una data, con il coordinamento del Comune per le operazioni di sua competenza.
Al momento sono tre i balconi che dovranno essere rimossi dalle strutture provvisorie in legno, ma non è escluso che le operazioni possono interessare anche altri edifici.
Sui balconi crollati si è in attesa della fissazione dell’udienza preliminare, dopo la richiesta avanzata già da diverso tempo dalla stessa D’Avolio, nei riguardi di 29 persone (tra cui funzionari del Comune) accusati a vario titolo di frode, truffa ai danni dello Stato da 18 milioni di euro e falso.
Un’inchiesta iniziata con il crollo del balcone nel progetto C.a.s.e. di Cese di Preturo del 2 settembre 2014 e poi estesa a simili problematiche costruttive delle abitazioni antisismiche, realizzate nel post-terremoto.





