L’AQUILA – “Il rilancio dell’intero Abruzzo passa attraverso la ricostruzione ed è necessario che gli enti locali aprano un fronte con il governo affinché L’Aquila torni a essere una priorità nazionale”.

Il segretario provinciale della Cgil, Umberto Trasatti, parla di dati “drammatici” riguardo la situazione economica e occupazionale del territorio aquilano a quasi tre anni dal terremoto.

I dati sull’occupazione sono sconfortanti, (“se è diminuito il numero di persone che erano in cassa integrazione, è aumentato quello di coloro che hanno perso il lavoro”) soprattutto nel campo dell’edilizia, dove nel “cantiere più grande d’Europa” in un anno si sono persi circa 3.500 addetti, “colpa di una ricostruzione pesante che ancora non si parte”.

Ed è proprio dalla ricostruzione che si deve iniziare, secondo il segretario, per rilanciare l’economia di tutta la regione, mettendo innanzitutto in atto gli interventi previsti nella piattaforma programmatica condivisa da istituzioni e parti sociali, ma mai realizzata.

Il secondo punto della “ricetta” di Trasatti per guarire il territorio è aprire un dialogo diretto con i rappresentanti del nuovo governo, che “devono venire qui a vedere come stanno le cose”.

Bisogna muoversi, bisogna farlo in fretta, secondo Trasatti, iniziando a smantellare le strutture commissariali che “servono solo a creare alibi a tutti grazie al continuo rimpallo di responsabilità”.

Dopo il sisma la prima emergenza affrontata è stata quella abitativa. Ora, invece, la priorità sembra essere l’emergenza occupazionale. I dati, nel 2011, sono sempre allarmanti?

Contrariamente a quanto dice la Regione che l’occupazione va bene (l’assessore regionale al Lavoro Paolo Gatti, ha parlato di 18 mila occupati in più nell’ultimo trimestre del 2011 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, ndr), la realtà è un’altra ed è certificata dai dati.

È vero che complessivamente in Abruzzo nel 2011 è diminuito il numero di persone beneficiarie degli ammortizzatori sociali, ma non all’Aquila. Nel nostro territorio avevamo 9 mila persone che percepivano la cassa integrazione o la disoccupazione, 5 mila erano quelli in mobilità e in disoccupazione. Sono diminuiti un po’ quelli che erano in cig ma aumentati quelli che hanno perso il lavoro. E sono sempre 9 mila, non sono diminuiti. I dati sono quindi sempre drammatici.

Inoltre, siamo sempre la provincia che fa più cassa integrazione in edilizia. Le Casse edili abruzzesi hanno certificato proprio in questi giorni che siamo passati da 14 mila addetti nel settore dell’edilizia a 10.500 circa, perdendo quasi 3.500 persone in un anno.

Un fatto apparentemente anomalo, visto che L’Aquila, come è stata più volte definita, è il “cantiere più grande d’Europa”…

Non è un paradosso, affatto, perché mentre nel 2010 era proseguita la cosiddetta ricostruzione “leggera”, nel 2011 non è partita quella “pesante”. Finiti i lavori delle case “A”, “B” e “C”, dovevano partire quelli dei centri storici, invece bloccati.

I dati sulla cassa integrazione dicono inoltre che è diminuita nel settore dell’artigianato e del commercio, perché alcune aziende si sono riallocate, ma aumentata vertiginosamente la cig in deroga e straordinaria del’industria. Questo è un ulteriore segnale dell’aggravamento della crisi. Questi dati certificano il fallimento della governance.

Quindi, secondo lei, è ora di dire basta ai commissari?

La capacità di governo deve tornare alle autonomie locali, di qualunque colore siano. Basta con i commissari e questi intrecci che servono a creare alibi a tutti, grazie al continuo rimpallo di responsabilità. Si deve tornare a una condizione di normalità, facendo però in modo che gli enti locali abbiano le risorse per programmare gli interventi.

Nella conferenza stampa di fine anno Chiodi ha parlato di ‘piccolo neo’ riguardo L’Aquila. Piccolo neo? L’Aquila doveva essere un problema nazionale, fulcro del rilancio dell’Abruzzo!

Possiamo andare avanti così, con i costi della governante alle stelle e una ricostruzione che non parte? Questa è la domanda che deve farsi la politica.

Quali sono, secondo lei, gli interventi concreti per il rilancio economico del territorio?

La Regione, insieme agli enti locali, deve aprire un fronte nazionale con il governo, e quello che non riesco a capire è perché ancora non venga fatto. Bisogna far presente al governo che il rilancio dell’intero Abruzzo deve passare attraverso la ricostruzione.

In più bisogna favorire gli interventi per le attività produttive. Siamo stati anche a Bruxelles per sollecitarli, e invece ci ritroviamo che dopo questi tre anni non abbiamo ancora neanche la ‘zona franca’. Non c’è ancora nessuno strumento per il rilancio economico!

Abbiamo chiesto di utilizzare una parte delle risorse per la ricostruzione, come previsto nel decreto 77, per finanziare contratti di programma e interventi necessari al territorio, ma non c’è stata ancora nessuna risposta.

Leggo sui giornali ogni giorno che c’è il settore farmaceutico, l’hi-tech, ma se non ci sono strumenti per favorire investimenti in questi settori, non si fa nulla.

Quindi secondo lei il primo passo è aprire un fronte nazionale con il governo.

I rappresentanti dell’esecutivo devono innanzitutto venire  qui a vedere come stanno le cose e poi ci devono dire se le questioni che riguardano il territorio sono ancora una priorità. Bisogna ribadire al nuovo esecutivo che noi non abbiamo bisogno di assistenza, ma di interventi che servano davvero a rilanciare l’economia, partendo dalla ricostruzione.

Ad agosto 2010 avete presentato una piattaforma programmatica contenente un pacchetto di proposte per la ripresa economica. A che punto si è con la realizzazione?

Nonostante quelle proposte siano state condivise da tutte le associazioni sindacali e imprenditoriali, dal commissario per la ricostruzione Chiodi, amministrazioni locali e forze politiche, non c’è uno solo dei punti di quella piattaforma che è stato concretizzato.

In più occasione abbiamo chiesto di utilizzare una parte delle risorse destinate alla ricostruzione, come previsto nella legge 77, per interventi a sostegno delle attività produttive attraverso sgravi fiscali e contributivi per creare occupazione stabile nel territorio. Ci hanno sempre detto che non era possibile.

Non è stato possibile neanche ottenere il finanziamento dei contratti di programma per i settori strategici di Finmeccanica e chimico-farmaceutico. Anche per quanto riguarda il Patto per l’Abruzzo, deve essere previsto un capitolo specifico per L’Aquila e per il suo rilancio economico e produttivo.

Ad ottobre l’Inail ha annunciato di aver stanziato quasi un miliardo di euro per la ricostruzione del tessuto sociale del territorio e per la realizzazione della ‘Casa del welfare’. Voi siete presenti all’interno del Consiglio di indirizzo e vigilanza. A che punto è questo progetto?

La delibera stabilisce i campi di intervento, come sociale, turismo, università e pubblica amministrazione. L’utilizzo di queste risorse, però, passa attraverso una scelta strategica condivisa sul futuro della città. C’è una discussione avviata, ma siamo purtroppo in una fase preliminare. E se non esiste una proposta condivisa, ci saranno ritardi anche nell’utilizzo di queste risorse.

La campagna elettorale in vista delle amministrative di primavera è già iniziata. Come dovrà essere, secondo lei, il futuro sindaco della città?

C’è chi dice che serva un ‘supersindaco’. Io non ho mai creduto ai ‘superuomini’ e neanche alle ‘superdonne’. Credo che abbiamo bisogna di una politica, con la ‘p’ maiuscola. Chi si sfida deve presentare un progetto vero per il futuro della città, che ora non c’è.