L’AQUILA – Ex cabine telefoniche della Sip, centraline elettriche, pali delle luce e addirittura le recinzioni in alluminio dei cantieri. Ormai sono queste le nuove bacheche post-sisma dei manifesti mortuari.

Facendo un giro nella periferia, infatti, si può notare un vero e proprio fenomeno di “affissione selvaggia” dei manifesti funebri che vengono attaccati in ogni angolo utile che sia abbastanza visibile dagli automobilisti.

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Probabilmente la causa di questo fenomeno è da ricercare nella mancanza delle apposite bacheche gestite dal Comune che prima si trovavano in diversi punti del centro storico e che ora sono abbandonate e in disuso.

Questa affissione selvaggia da un lato si aggiunge al già degradato panorama urbano, il cui “leitmotiv” è costituito ormai solo da cantieri e macerie, mentre dall’altro non risponde alla richieste dei familiari dei defunti, che loro malgrado si ritrovano i manifesti attaccati in posti improbabili e inconsueti: tra i più gettonati, i pali della luce, attorno ai quali si è costretti a fare un giro di 180 gradi per poter leggere ora e luogo della funzione funebre dell’estinto; tra i posti più originali, il muretto di una casa crollata con il terremoto, oppure i piloni dell’autostrada in cui i manifesti funebri si confondono a locandine pubblicitarie.

La ricostruzione di cui tanto si parla, che sembra sempre più bloccata da procedure farraginose, non potrebbe iniziare anche da piccole cose, come regolamentare queste affissioni selvagge e rendere più decorosa la parte di città che fortunatamente è rimasta in piedi?