L’AQUILA – “Casa già derubata. Crepate”.
La vistosa scritta, rossa e a caratteri cubitali, è comparsa su un balcone di un’abitazione nella traversa di viale della Croce Rossa che spunta a via Aldo Moro.
Segno tangibile, lecito grido di rabbia, dell’aumento della criminalità in una città già messa in ginocchio dal terremoto e da allora ripetutamente depredata anche nell’anima.
Qualche malizioso fa un parallelismo tra i numerosi ‘nuovi arrivi’ che compaiono in città e l’aumento dei furti nelle abitazioni, nei cimiteri e nei negozi, fresco di pochi giorni quello in una nota gioielleria dell’Aquila di cui i responsabili sono ancora ignoti.
Qualcun altro grida alla “crisi” anche se non troppo convinto che un aquilano possa andare a derubare nella porta del vicino.
“Ce lo vedete un aquilano, per quanto disperato, che va a rubare nella casa di un altro aquilano?”, si chiede qualcuno della zona. “E dove la troverebbe la forza – rincara – per andare a depredare anche i cimiteri dei portavasi di rame, togliendo ai propri cari, tra cui vittime del terremoto, anche i fiori?”
Intanto i cittadini, già e ancora alle prese con i cocci dell’ultimo trauma e con una ricostruzione che stenta a ripartire, stanchi di ricorrere alle ronde notturne, chiedono le misure indispensabili e necessarie per riavere la città ‘a misura d’uomo’ di prima: più sicurezza, più tutela, ma soprattutto più rispetto. Cristina Alexandris





