L’AQUILA – Momenti di tensione, oggi pomeriggio, presso gli impianti sportivi aquilani di Santa Barbara, meglio noti come “piscina Verdeacqua”, per via della società che da anni gestisce il centro, dove a una quarantina di giovani atleti dell’associazione 99Sport L’Aquila “è stato impedito l’ingresso e l’allenamento in vasca, con la solita scusa, non rispondente alla realtà, della morosità”.

La denuncia arriva dal vice presidente della 99Sport, Davide Ferrauto, che spiega di aver richiesto l’intervento dei Vigili urbani che hanno chiesto informazioni anche alla presidente della Verdeacqua Smile, Alessandra Giordani, e di aver contattato il Comune, proprietario della struttura, che “ci ha fissato un incontro per domani”.

Gli scontri tra le due società sportive vanno avanti da diverso tempo e non è la prima volta che agli atleti viene impedito l’ingresso nell’impianto. Il 17 novembre 2017 si è verificata la stessa cosa, con una differenza però, che dopo l’intervento delle forze dell’ordine, i giovani sono riusciti ad entrare in piscina.

“Parliamo di agonisti che si stanno preparando per il finale di stagione – sottolinea Ferrauto – e che dovranno disputare gare importanti il prossimo mese. Ho dovuto rimandare la loro preparazione e questo non è accetabile, soprattutto perché in questo modo sarà difficile anche una ripresa delle attività nella prossima stagione”.

Secondo la Verdeacqua, la 99Sport non avrebbe pagato il canone mensile, ma la società dilettantistica rimanda le accuse al mittente, “paghiamo ogni mese quasi 8 mila euro per 5 ore al giorno e per 3-4 corsie, il problema è che ci hanno chiesto di pagare anticipatamente per il servizio e poiché è una cifra molto alta, abbiamo fatto una controproposta: quella cioè di pagare settimanalmente o quotidianamente. Per tutta risposta ci hanno precluso l’ingresso”, prosegue il vice presidente.

Il regolamento, per Ferrauto parlerebbe chiaro, “i documenti lasciano libertà al gestore di poter scegliere una data per il pagamento, ma non è scritto da nessuna parte che si può chiedere un anticipo sul canone”.

Una situazione che inevitabilmente ha ricadute negative sugli atleti, tutti dagli 8 ai 18 anni, “delusi e demotivati”: “Come sempre in queste diatribe a pagare le conseguenze sono i ragazzi, che nello sport vedono un’opportunità, uno svago, o una carriera sulla quale investire, per questo è necessario un intervento immediato per riportare un minimo di ordine”, conclude. (a.c.p.)