L’AQUILA – No ai palazzi ultramoderni nel centro storico dell’Aquila, le facciate devono rimanere come sono.

È l’esortazione del professor Marco Romano, docente di Estetica della città e membro del Consiglio superiore dei Beni culturali, che arriva a margine del convegno di oggi “Aq19 Identità e progetto. Passato Presente e Futuro di una Città opera d’arte”.

Il seminario, organizzato presso l’Auditorium del parco del Castello all’Aquila, rientra nella serie di iniziative promosse nell’ambito della candidatura del capoluogo a Capitale europea della cultura 2019.

“Il problema non si pone in termini di antico o moderno, ma nel fatto che tutti si aspettano dal centro che abbia l’aspetto di un centro storico – spiega il docente – Se vado a Monaco di Baviera e giro per il centro, mi aspetto che le case sembrino fatte d’epoca. L’importante è che sembrino fatte allora. Quindi  le facciate dei palazzi storici devono rimanere quello che sono”.

Un centro storico che resti tale, secondo Romano, “perché motivo di fierezza e di riconoscibilità” e che renda tutti “felici di andarci”. 

L’opposizione antico-moderno si inserisce appieno nell’ambito delle discussioni cittadine legate alla ristrutturazione post-sisma di alcuni palazzi, come quello che ospita la sede dell’Ingv, in via dell’Arcivescovado, o quello dell’Agenzia delle entrate, in via Zara, realizzati con architetture non tradizionali e che a qualcuno non piacciono.

“Tutte le città hanno un centro storico e lo trattano bene – conclude il docente – e cercano di evitare fabbricati che non siano nello stile appropriato, lo pedonalizzano, mettono dei  lampioni all’antica e delle panchine di legno. È un tema collettivo con il quale tutte le città europee, dal villaggio alla Capitale, si confrontano”.

L’AQUILA 2019: PROPERZI, “ABBIAMO LE POTENZIALITA”’

“Le condizioni di partenza dell’Aquila sono difficili, ma la città ha anche peculiarità da poter valorizzare”.

Ne è convinto Pierluigi Properzi, docente di Urbanistica all’Università dell’Aquila e consigliere comunale della lista civica Domani L’Aquila che rimarca le potenzialità del capoluogo, trampolino di lancio per la corsa al 2019.

Per il prof, “essere ‘Capitale della cultura’ significa rappresentare alcuni elementi che portano altre città a riconoscersi nella città candidata, Questo avviene su due piani – spiega –  uno è quello della ricostruzione di una capitale regionale, con uno dei centri storici più interessanti dell’Italia centrale, con tecniche di carattere urbanistico completamente inedite. Non è mai successo di dover ricostruire una capitale regionale per intero”.

Altro aspetto da non sottovalutare, sempre secondo Properzi è la montagna, patrimonio naturale e carta vincente da poter giocare nella competizione europea: “L’Aquila è  all’interno di un circuito di parchi nazionali e regionali di bellezza inestimabile sui quali poter lavorare” conclude.

ERRICO CENTOFANTI: “SGARBI? NON LO CONOSCO”

“Sgarbi? Chi è questo? Non so chi sia”. Errico Centofanti, coordinatore della candidatura dell’Aquila a Capitale europea della cultura 2019,  non risparmia frecciate al critico e politico Vittorio Sgarbi, che ieri ha definito il capoluogo inadatto, perché “privo di strutture recettive per ospitare molta gente”.

“Potrà anche darsi che non riusciremo nel nostro obiettivo – dice Centofanti – ma il fatto che ci stiamo provando è importante perché la città può trovare in questa opportunità il motivo di ricostruzione di una nuova identità, per tornare ad essere comunità nel miglior modo possibile”.