L’AQUILA – Una di loro ti avvicina, sedendosi al tuo tavolino.
Si accende una sigaretta, ti chiede se ti dà fastidio, no, no problem, ogni tanto fumo anch’io. E attacca bottone, subito, perché è notte fonda e l’affare, quando è buio, ha più possibilità di andare a buon fine.
Parla con l’accento dell’Europa dell’Est, è mora, bassina, felpa e jeans, scarpe da ginnastica anonime, un “davanzale” corposo.
È arrivata all’Aquila “da qui vicino, dalla costa”, perché la città e una parte consistente del territorio in questi giorni sono invasi da centina di migliaia di persone, tanti tanti maschi, per l’Adunata nazionale degli Alpini.
“Come ti chiami?”, ti fa lei, perché vuole sbrigarsi a capire se ci stai o no, la prostituzione a volte impone tempi brevi.
“Ti va di venire con me, lì dove sono le tende?”, bum!, senza perdersi in chiacchiere.
La risposta è no, ma vogliamo capire di più e la convinciamo ad accettare una birra, mentre intorno a noi c’è ancora tanta gente in festa. Cinquanta euro mezz’ora, questa è la tariffa.
È sbarcata all’Aquila in macchina, se ha bisogno di dormire e di darsi una sciacquata “c’è un amico qui che mi aiuta”, di più non dice.
“Sì, siamo in tante all’Aquila, con tutti questi alpini stiamo guadagnando bene in pochi giorni”, ammette con fredda sincerità, ma di più, nonostante un paio di educati solleciti, non vuole dire, perché deve andare via, perché alle due la movida è ancora bella alta e c’è da far quattrini.
La ragazza di colore, invece, la becchiamo in centro storico la mattina dopo.
Vestita con un abito lungo, di quelli africani, leggero e colorato, sembra quasi vagabondare per le vie affollate di penne nere, tra birre e piadine, balli, canti, bandierine tricolori, la gioia a petto in fuori tipica degli alpini.
La avviciniamo, cerchiamo di capire se ha capito, certo che sì, ti dice “ciao”, un sorriso, una parola in quella specie di morbido italiano che ha imparato nel nostro Paese.
“Vuoi andare dove c’è poca gente?”, pure lei, come la sua “collega” dell’Europa dell’Est, va dritta al punto.
“Quanto vuoi?”, ma la risposta è un dribbling del mestiere: “Tu mi dici che vuoi, io ti dico prezzo”.
Quando la ringraziamo per la disponibilità, lei ci guarda storto e riprende la sua camminata ciondolante tra la gente dell’Adunata.



