L’AQUILA – La conferenza dei Capigruppo del Consiglio regionale che si è riunita oggi sotto la presidenza di Nazario Pagano ha proceduto all’audizione del segretario regionale della Uil-Abruzzo Roberto Campo.

Nell’occasione Campo ha illustrato “un pacchetto di proposte per fronteggiare la gravità della situazione economica che si è determinata in Abruzzo”. In particolare secondo il segretario della Uil “dei tanti problemi che l’Abruzzo ha, il lavoro deve essere considerato il primo e più importante. La differenza maggiore tra la recessione 2002-2004 e quella attuale, cominciata nel 2008, è  che oggi il tasso di disoccupazione è tornato sopra la media nazionale. Nel 2009, l’Italia ha perso l’1,6% dei posti di lavoro, l’Abruzzo il 4,6%. Nel triennio 2008-2010, sono venuti a mancare in Abruzzo 33.000 posti di lavoro. Oltre 12.000 lavoratori sono in cassa integrazione”.

La Uil Abruzzo ha monitorato 54 crisi, in aziende che occupano complessivamente 9.449 lavoratori. Ben 4.834 posti, più del 51%, sono a rischio o già perduti. A questi dati vanno aggiunti quelli dell’edilizia, che solo a Pescara vedono circa 1.200 posti a rischio tra cassa edile ed Edilcassa. “Le crisi – ha spiegato – appartengono ad almeno tre tipologie diverse: Gli strascichi delle vecchie crisi di deindustrializzazione, in diversi casi frutto di scelte sbagliate di politica industriale nazionale, che hanno colpito L’Aquila, la Valle Peligna, la Val Pescara; le crisi da delocalizzazione e globalizzazione, che hanno colpito soprattutto il tessile-abbigliamento e Teramo, già diversi anni prima dell’attuale crisi); le crisi derivate dal crollo della domanda, conseguenza della crisi mondiale in corso, prima finanziaria e poi generale: ha colpito soprattutto alcuni settori, come l’auto, ma ha anche aggravato molte crisi pre-esistenti” per la Uil “da qualche mese, registriamo i primi segnali positivi di ripresa, soprattutto in parte della grande industria esportatrice (vedi Sevel). 

Ciò non ci deve però indurre a superficiali ottimismi perchè ancora non torniamo ai livelli pre-crisi, né possiamo dimenticare che dal 2000 convivono in Abruzzo ottime prestazioni della grande impresa esportatrice e una situazione economica complessiva di stagnazione, quando non di recessione. In Abruzzo si e’, inoltre, ridotto il tasso di occupazione e di attività”.

Sempre secondo Campo la ”dimensione acuta del problema occupazionale dell’Abruzzo è almeno tra i 45.000 e i 50.000 posti di lavoro, tra mancanti, perduti e a rischio”. Fra le proposte avanzate al Consiglio regionale la Uil ha individuato:

“L’istituzione immediata di una tavolo regionale anti-crisi, congiunto tra gli assessorati alle Attività produttive e al Lavoro, per porre fine al mancato governo delle crisi industriali e tenere insieme ammortizzatori sociali, formazione, politiche attive del lavoro e politica industriale. Lo sblocco delle risorse nazionali per lo sviluppo (Fas, master plan.zona franca, infrastrutture) , il recupero di un’unitarietà della programmazione, la fine del conflitto tra ricostruzione e sviluppo, il ripristino dell’aggiuntività delle risorse della programmazione 2007-2013, la correzione dell’eccessiva frammentazione degli interventi. “È tanto che ne parliamo, ora è necessario agire – prosegue Campo – a partire da una richiesta d’incontro con il Governo, con il coinvolgimento delle istituzioni regionali, l’unità delle forze politiche regionali e la partecipazione delle parti sociali”. La Uil chiede al presidente Chiodi che “faccia partire quanto prima.

Il monitoraggio sistematico, condiviso dal Governo regionale con le parti sociali, sulla spesa dei fondi strutturali 2007-2013. L’avvio del confronto tra la Regione e i grandi gruppi, a cominciare da Fiat/Sevel, Finmeccanica (Thales Alenia Space, Selex Com, Telespazio), Micron, per un potenziamento dei loro investimenti e dei loro indotti in Abruzzo. Con Fiat va affrontato quanto prima il tema delle ricadute positive sull’Abruzzo di Fabbrica Italia, a partire dalla Magneti Marelli di Sulmona. Oltre a questi colossi, l’Abruzzo dispone di un numero significativo di grandi imprese, come Fater, Dayc, Pilkington,Honda, Brioni, Del Verde, De Cecco, Toto e Walter Tosto, da considerare risorse preziose da consolidare e con cui costruire ulteriori sviluppi”.  “Per impostare la politica industriale regionale – continua Campo – è però indispensabile sbloccare le risorse nazionali per lo sviluppo, per finanziare i programmi per automotive, agro-alimentare, Ict, chimica, bonifiche industriali, edilizia sostenibile ed energie rinnovabili Politiche coordinate e con obbiettivi precisi per le aree di crisi: Valle Peligna e Abruzzo Interno; area del cratere sismico; Val Vibrata; Val Pescara/Chieti Scalo-Bussi: anche queste politiche richiedono lo sblocco di master plan e Fas.

Un pacchetto-lavoro, di incentivo all’occupazione stabile (secondo il modello positivo del programma dell’asessorato al Lavoro ‘Lavorare in Abruzzo’, potenziandolo anche utilizzando ulteriori risorse da Fse e – una volta sbloccato – Fas) e di riduzione del divario tra domanda e offerta di lavoro, affidando alle parti sociali il monitoraggio della nuova domanda di lavoro e realizzando tempestivamente una formazione adeguata”. La Uil conclude: “che le istituzioni, la Giunta regionale e il Consiglio regionale,  producano uno sforzo unitario per indurre il Governo nazionale a rispondere positivamente alle istanze della Vertenza Abruzzo e ci sia un’azione incisiva a livello regionale di sostegno allo sviluppo, come chiesto da tutte le parti sociali, organizzazioni rappresentative del Lavoro e dell’impresa”’.