L’AQUILA – “All’Aquila oggi ci sono oggettivamente tutti gli strumenti per poter investire: da fondi e sgravi legati al terremoto ad opportunità private che stiamo portando in Abruzzo, che naturalmente si sommano alla strategica vicinanza a Roma”.
Sono gli ementi che sta sfruttando la Digital Borgo, società di consulenza che si occupa, tra le altre cose, di far incontrare domanda e offerta di finanziamenti, per portare al Tecnopolo d’Abruzzo nuove imprese, e che domani all’Aquila promuove un incontro con Tim #Wcap, l’acceleratore di Tim che seleziona, finanzia e accelera alcune delle migliori start-up in ambito digitale, che presenta il suo Programma di accelerazione 2016 con il quale saranno assegnate in totale 1 milione e 700mila euro alle start-up che verranno selezionate e poi lanciate sul mercato.
“Dopo il fruttuoso incontro tra Tiffany Norwod della Rothenberg Ventures e le 16 start-up che da tutta Italia potrebbero insediarsi all’Aquila avevamo preso l’impegno di riorganizzare altri incontri con fondi di investimento e imprese nascenti per spingerle ad aprire nel polo aquilano”, spiega il direttore sviluppo e relazioni esterne della Digital Borgo Alberto Leonardis, convinto che “attraverso una serie di strumenti, che siano fondi privati o pubblici, si possa ricostruire qui un polo di riferimento nazionale sul campo della Ict (tecnologie dell’informazione e della comunicazione, ndr)”.
L’industria aquilana sembra insomma riparta proprio dalle ceneri di quel polo elettronico per anni fonte di lavoro per migliaia di persone, 5 mila all’apice del suo successo, prima del declino all’inizio degli anni Duemila. E non solo in senso geografico, visto che è proprio all’Ict che si ritorna.
“Rispetto ad allora le risorse oggi sono in gran parte private, e quelle che provengono dal pubblico sono gestite con maggior oculatezza”, è la risposta che danno a quel che sembra un paradosso, sia Leonardis che il direttore del Tecnopolo Roberto Romanelli.
“La selezione da parte del pubblico penso sia migliorata molto rispetto al passato, come strumenti di analisi ed oggettività del giudizio”, dice Leonardis.
“Con la modalità del fondo perduto, Telecom offre 40 mila euro a ciascuna azienda – spiega infine Leonardis – Le start-up entrano in un network Telecom diventando sue fornitrici, quindi un valore che Telecom porta sul mercato, è come se invece di comprarsi le società costituisse una sorta di in-house”
“Riportiamo lustro al polo tecnologico, che è l’unico nel comprensorio, partendo da due presupposti – aggiunge Romanelli – l’ammodernamento e la ristrutturazione del sito e la scommessa nelle giovani menti, favorendo quello che è l’incontro tra domanda e offerta, mettendo insieme in un unico luogo i cervelli che rischierebbero di fuggire con gli eventuali finanziatori”.
Il nuovo corso è questo, garantisce Romanelli, “nel Tecnopolo ci sono già 12 realtà industriali che fanno rete, non esiste più l’industrializzazione isolata ma si tende a creare un unico polo tecnologico”. (m.sig.)






