L’AQUILA – “Non solo ricostruzione di quello che c’era e di quello che avevamo, ma un processo di costruzione come attività nuova che implica un impegno collettivo degli aquilani, dei loro amministratori, della Regione e del governo”.
Così ai microfoni di AbruzzoWeb il candidato sindaco dell’Aquila del Popolo della libertà e della lista Domani L’Aquila, Pierluigi Properzi, ha presentato l’evento tecnico che ha organizzato dal titolo “Ri-Costruzione – Città e territorio”.
“Questo convegno e queste persone – ha spiegato nel suo intervento Properzi, urbanista di livello nazionale – mi servono per capire quanto sia difficile mettere le mani sulla ricostruzione dell’Aquila. Una certa faciloneria che l’ha fatta da padrone ha svolto un ruolo negativo”.
All’evento, moderato da Roberto Di Paola, già direttore regionale Beni culturali e paesaggistici, hanno partecipato Raffaele Colapietra, professore di Storia moderna all’Università di Salerno; Marco Romano, docente di Estetica della città al Politecnico di Milano; Piergiorgio Landini, professore di Geografia economica all’Università di Chieti.
Per un problema personale non ha partecipato Francesco Karrer, docente di Urbanistica all’Università “La Sapienza” di Roma e presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici.
Properzi ha elencato alcune sue proposte programmatiche in vista dei prossimi duri anni di ricostruzione. “Servono procedure che garantiscano la democrazia e siano al contempo snelle – ha affermato – Le strutture e le procedure ordinarie attuali non funzionano. Un Comune che si appoggia sui Cococo non potrà mai fare la ricostruzione, ed è solo un esempio”.
Properzi ha ricordato che “abbiamo un provveditorato alle Opere pubbliche in comune con Molise, Lazio e Sardegna che ha appena sei dipendenti. La prima rivendicazione che dobbiamo con questo governo – ha sbottato – è dotarci di sistemi ordinari efficaci per affrontare la ricostruzione”.
“Questi passaggi – ha promesso poi il candidato alla fascia tricolore – intendo proporli in occasione dell’approvazione della legge che giace nell’ottava commissione in Parlamento. Anche il controllo deve funzionare con protocolli certi e con la possibilità di effettuarli, i controlli”.
Secondo il prof “un sindaco non può dialogare con un funzionario: il sindaco dialoga con le autorità di proprio livello, e questo non è avvenuto. L’Aquila – ha concluso – deve fare massa critica con il territorio circostante e prendere le decisioni, e questo non è possibile se non si ricostruisce una dimensione autorevole della città. Non basta ricercare il potere e la benevolenza, si tratta di saper rappresentare la città con i limiti e i punti di forza”.
Lo storico Colapietra è partito dalla nascita delle città per arrivare all’appartenenza.
“La città – ha ricordato – costituì la novità e la vivacità dell’Italia repubblicana. Nella città si diventava qualcosa di più di semplici abitanti, c’era un senso di appartenenza e comunità. Dalla vita comunitaria qualcosa che univa: origini, vita e sorte comuni. Questo è il problema dell’Aquila in conseguenza del terremoto, lo dissi già l’11 aprile in un’intervista”.
“Non voglio parlare di politica – ha poi detto Colapietra – ma chiunque studi il terremoto non può fare a meno di confrontarsi con la persona fisica di Silvio Berlusconi, che voleva far risorgere i cittadini portandoli sulla costa o in tendopoli”.
Ma per Colapietra, “in tendopoli o sulla costa non c’erano più cittadini, solo aquilani. L’Aquila – ha poi concluso – è arrivata in condizioni molto mediocri al terremoto sul piano urbanistico, sconquassata e senza un centro direzionale alternativo al centro nell’invivibile periferia”.
“Il cuore dell’Aquila va rivitalizzato – ha detto Romano – vanno riaperte le botteghe prima di ogni altra cosa altrimenti la città rischia di non riprendersi più. Non si deve vagheggiare una L’Aquila del futuro fatta in modo strano”.
Quanto alla periferia, “non è data dalla distanza, ma dal fatto che non ci sono strade principali, passeggiate alberate, temi collettivi per condividere l’appartenenza. Questa è la periferia, non la distanza”. (alb.or.)



