Uno chiede a Sabina Guzzanti se questo suo ultimo film potrà cambiare il Paese e lei risponde così: «E’ un film, semmai fa riflettere, ma non è certo un partito». E meno male, viene da aggiungere, visto che i partiti ormai non solo non cambiano il Paese ma neanche fanno riflettere. Invece guardando Draquila, che uscirà nella sale venerdì e sarà presentato il 13 maggio a Cannes fuori concorso, si riflette parecchio. Come capita quando ti viene sbattuto in faccia un fatto, anzi una serie di fatti duri da vedere e da ascoltare. Come e perché è stata fatta la ricostruzione dell’Aquila (che poi ricostruita non lo è affatto), come e perché Berlusconi abbia usato quella tragedia per risollevare la sua immagine appannata, come e quanto la Protezione civile sia diventata una sorta di struttura parallela, con le sue leggi, i suoi divieti, la sua possibilità di decidere tutto, di occuparsi dei grandi eventi senza distinzioni, dal terremoto al nuoto, dal crollo di una scuola ai viaggi del Papa, dal G8 alla Maddalena a quello abruzzese. Senza controlli, senza regole, senza dover rispettare le leggi ordinarie.
Fonte e intero articolo: lastampa.it






