L’AQUILA – L’ipotesi di voto anticipato per il rinnovo di Camera e Senato rende più difficoltosa la candidatura del presidente Luciano D’Alfonso, che nel caso di elezioni a ottobre dovrebbe lasciare la Regione con un anno e mezzo di anticipo, mentre se si votasse a scadenza naturale della legislatura, nel 2018, potrebbe mantenere il doppio incarico per almeno sei mesi, portando l’Abruzzo alle urne con solo pochi mesi di anticipo rispetto al termine della primavera 2019.
Se dovesse passare la nuova legge elettorale, frutto dell’accordo tra Partito democratico, Movimento cinque stelle, Forza Italia e Matteo Salvini, poi, sarebbero in bilico un sacco di poltrone: il ritorno delle preferenze, ma soprattutto lo sbarramento al 5 per cento mette a rischio la rappresentanza di molte forze minori, comprese quelle che nell’ultima legislatura grazie agli equilibri nazionali sono riusciti a ricoprire ruoli di governo.
L’Abruzzo esprime 14 rappresentanti alla Camera e 7 al Senato.
Gianni Melilla, eletto a Montecitorio con Sel oggi ha aderito a Sinistra italiana, Yoram Gutgeld, Tommaso Ginoble, Vittoria D’Incecco, Gianluca Fusilli, Antonio Castricone e Maria Amato del Partito democratico, Andrea Colletti, Daniele Del Grosso e Gianluca Vacca del Movimento cinque stelle, Giulio Cesare Sottanelli di Scelta civica, Filippo Piccone e Paolo Tancredi, eletti con il Popolo delle libertà e oggi con Alternativa Popolare di Angelino Alfano, e Fabrizio Di Stefano, che nel frattempo ha aderito a Forza Italia.
Al Senato Enza Blundo e Gianluca Castaldi del Movimento cinque stelle, Federica Chiavaroli, eletta con il Pdl e oggi alfaniana, Paola Pelino e Antonio Razzi, dal Pdl a Forza Italia, Stefania Pezzopane del Pd e Gaetano Quagliariello, fondatore del movimento Idea, a cui in Abruzzo strizza l’occhio l’ex governatore Gianni Chiodi.
Molti di loro sono insidiati, prima che dalla nuova legge elettorale, dalle ambizioni dei loro stessi compagni di partito.
Nel neonato movimento Democratici e progressisti, frutto della scissione dal Pd di Pierluigi Bersani e Massimo D’Alema, non avrebbe problemi a fare un passo indietro Melilla, a favore del sottosegretario regionale Mario Mazzocca o dell’assessore Marinella Sclocco.
Ad essere minacciati dalla fatidica soglia del 5 per cento sono Sinistra italiana (Sel nel 2013 prese il 3,06 per cento), Rifondazione comunista (quattro anni fa era dentro a Rivoluzione civile di Ingroia che prese il 3,31 per cento), Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale (3,55 per cento nel 2013). Incerte le sorti dei centristi, che nel 2013, quando correvano a sostegno di Mario Monti, raccolsero come coalizione l’8,8 per cento, e che oggi sono divisi tra l’Udc di Lorenzo Cesa e Alternativa popolare di Alfano.
Nel Pd la regola dei due mandati, che sembra restare una costante, tranne rare eccezioni, dovrebbe escludere dalla competizione Ginoble e D’Incecco, mentre tenteranno un bis tutti gli altri. Tallonati dagli aspiranti Camillo D’Alessandro, che ha da riscuotere più di un credito, avendo fatto un passo indietro da sottosegretario regionale per la tenuta della maggioranza, l’assessore regionale Silvio Paolucci e lo stesso segretario regionale Marco Rapino. Mentre ha apertamente affermato di essere pronta a un bis la Pezzopane, al suo primo mandato parlamentare.
I maggiori nodi da sciogliere sono al centro, dove è ancora tutto da interpretare il risvolto locale dello scontro che si è aperto tra Matteo Renzi e Alfano. Per questo è difficile prevedere come si collocherà la Chiavaroli, ma anche Tancredi e Piccone e altri esponenti di spicco come il sindaco di Chieti, Umberto Di Primio, che dopo la rottura con il Nuovo centro destra è senza partito ma corteggiato dal centrodestra.
Difficile da capire anche la fine che faranno i montiani come Sottanelli, che in regione ha rinforzato la presenza di Abruzzo civico, con la presenza di liste anche alle amministrative.
In Forza Italia non sono un mistero le ambizioni dell’ex assessore regionale Paolo Gatti, record di preferenze, dello stesso Chiodi e di Lorenzo Sospiri. Mentre Di Stefano e Mauro Febbo sembrano più proiettati a contendersi la candidatura alla presidenza della Regione.
Imprevedibile il Movimento cinque stelle, che, almeno sulla carta, sceglie i candidati con le consultazioni online, quindi senza alcuna garanzia per gli uscenti, oggi tutti al primo mandato.






