L’AQUILA – Interrogazioni bipartisan sono arrivate sulle scrivanie del ministro della Giustizia Angelino Alfano e di quella del ministro delle pari Opportunità Mara Carfagna. Ma non basta. Dei quesiti sono stati ’avvertiti’ anche Maurizio Sacconi e Ferruccio Fazio rispettivamente responsabili dei dicasteri del Lavoro e della Salute.
Sul banco degli imputati sono finiti il Tribunale dei Minori del capoluogo abruzzese e una nota casa famiglia aquilana.
Il senatore del movimento Coesione Nazionale Io-Sud, l’avvocato Franco Cardiello, eletto in Campania, chiede lumi su una coppia di corregionali che hanno ottenuto dal Tribunale dei minori dell’Aquila il decreto di affidamento provvisorio di una bimba di due mesi ospite di una famiglia.
La moglie non vedente e il marito, che hanno sostenuto tutto l’iter stabilito dalla legge per ottenere l’idoneità all’adozione, avevano ricevuto il placet, ma poi sono stati nuovamente invitati nell’ufficio del giudice del Tribunale minori.Una volta nell’aula i due si è sentita dire che la bambina non può essere affidata a causa della mancanza di energia elettrica che ha impedito al magistrato di visionare il fascicolo e che soltanto dopo ha notato che il pm si era precedentemente pronunciato con una parere negativo di idoneità. Cardiello, membro della Seconda commissione permanente (Giustizia), chiede al ministro Alfano se”ritenga di dover inviare gli ispettori ministeriali presso il Tribunale dei minorenni dell’Aquila al fine di verificare il corretto funzionamento degli uffici”.
”Mi risulta – motiva Cardiello – i casi di adozioni per genitori non vedenti in Italia non sono molti; tuttavia trattandosi di casi delicati e complicati, la disabilità non dovrebbe compromettere il diritto alla genitorialità”.
L’interrogazione del senatore è rivolta anche al ministro delle pari Opportunità Carfagna. Ai due ministri Cardiello aggiunge che ”se e in quali modi intendano intervenire al fine di evitare che episodi come quello narrato abbiano a ripetesi e al fine di evitare che eventuali ingorghi burocratici o inefficienze degli uffici preposti possano inficiare la dignità di coloro i quali hanno solo un manifesto desiderio di genitorialità”.
Altre due interrogazioni sono state firmate dagli onorevoli Enrico Gasbarra (Pd), insieme a Giuseppe Giulietti (Gruppo Misto, ex Idv), nonchè dalla radicale Maria Antonietta Farina Coscione eletta nelle liste del Pd.
Gasbarra e Giulietti indirizzano la loro interrogazione ai ministri Sacconi e Fazio su ”una inchiesta pubblicata da un quotidiano nella quale ha denunciato la totale assenza di dati certi sul numero dei minori custoditi all’interno di case famiglia laiche o religiose su disposizione dei Tribunali per i minorenni territoriali competenti. Da tale inchiesta è emerso che le rette giornaliere per il mantenimento dei giovanissimi sono corrisposte da regioni, secondo criteri di linquidazione anc’essi oscillanti ed incerti, ragion per cui, se da un lato il cronista indica in circa 28 mila i bambini a carico delle regioni ed in un miliardo di euro il costo complessivo del loro mantenimento a carico degli enti pubblici, dall’altra non è possibile in un alcun modo disporre di dati alternativi a quelli ora citati”.
I due onorevoli poi arrivano a citare il caso di una giornalista di Rai 3 che ”a fronte di una domanda di affidamento temporaneo di un bambino ospite in un casa famiglia dell’aquilano si è vista porre, da parte del Tribunale dell’Aquila, di fronte alla scelta di dover optare tra l’affido condiviso, con la madre naturale, e l’adozione di una bimba vietnamita. Va ricordato che l’articolo 2 della legge numero 149 del 2001 impone al giudice di dover preferire per l’affidamento condiviso proprio a una famiglia nella quale siano già presenti dei minori”.
Gasbarra e Giulietti mettono in evidenza che ”la linea di valutazione e le deicisioni del Tribunale dell’Aquila avrebbe posto il minore in una sorta di isolamento impedendo a chiunque di poterlo portare a casa nemmeno nei fine settimana. Inoltre il presidente del Tribunale avrebbe prima giudicato non adottabile il bambino successivamente sollecitato nuovamente il pubblico ministero alla riapertura del procedimento per l’adozione”. Ai ministri i due onorevoli chiedono ”se sia confermata dai dati in possesso del Governo una tendenza a privileggiare il ricovero in case famiglia, nonostante la pendenza di numerosissime istanze di affidamento provvisorio da parte di famiglie potenzialmente idonee”.
Sempre sul caso della giornalista di Rai 3 si è interessata la radicale Coscioni. L’interrogazione a risposta scritta è stata sottoscritta anche da Marco Beltrandi, Rita Bernardini, Matteo Mecacci, Maurizio Turco ed Elisabetta Zamparutti. La radicale espone nella sua interrogazione alcuni fatti in cui si evince delle situazioni non trasparenti della casa famiglia sita nell’aquilano. ”Risulterebbe che una quota consistente di ragazzi abbia trascorso in questa casa famiglia – scrive la Coscioni – l’intera adolescenza fino ai 18 anni di età. Nonostante che questi giovanissimi fossero destinatari di offerte di affidamento temporaneo o di adozione. Il Tribunale, basandosi anche sulle relazioni degli operatori della casa famiglia stessa, abbia più volte rigettato ogni istanza di affido o di adozione”.
La deputata del centrosinistra conclude affermando ”se si intendano assumere iniziative volte a verificare le condizioni sanitarie e di custodia dei minori all’interno dell’istituto a garanzia del benessere dei minori stessi”. (s. cas.)






