TERAMO – I suoi primi quarant’anni li ha festeggiati con il record di squadre partecipanti e tanta fantasia da parte degli organizzatori in mezzo a un mare di austerity.
Continua il compleanno della Coppa Interamnia di pallamano, o Interamnia World Cup se vogliamo essere compresi da tutti su questo pianeta. La coppa del mondo giovanile di pallamano. Continua dove è nata e dove è diventata adulta. A Teramo, teatro dove sfila il mondo intero.
Terza serata per le vie del centro storico teramano, solito bagno di folla, anche se meno solito rispetto a qualche anno fa. Terza serata, sì, ma di passione, perché con l’austerity sul groppone si rischia di non rispettare la tabella di marcia e le celebrazioni dopo la serata del 4 luglio, quella dell’invasionedegli atleti dai ‘Tigli’ a piazza Martiri.
La Coppa Interamnia è un momento di grande importanza culturale ed economica che investe Teramo e, volendo, l’intero Abruzzo.
Il presidente e ‘papà’ della Coppa, Pierluigi Montauti, insieme al suo staff di volontari porta avanti l’organizzazione per tutto l’anno. Un anno di lavoro sotto la superficie per fare in modo che ogni cosa, nei giorni della Coppa, vada per il verso giusto.
Non solo sport, non solo durissimi incontri di pallamano maschili e femminili, ma anche e soprattutto spettacoli, dibattiti, concerti, iniziative di ogni genere, purché ci siano al centro la parola cultura, non soltanto sportiva, e un messaggio di pace e di fratellanza mai banale, sempre pieno di sostanza, a impreziosire una manifestazione unica nel suo genere non in Italia e neppure in Europa, ma nel mondo intero.
Allora, cos’è che non va? Non va l’interesse ormai di facciata da parte della politica teramana e regionale, buone intenzioni a parte, nei confronti di un evento ‘benedetto’, perché per almeno una settimana a Teramo non si avverte la differenza con i posti di mare a pochi chilometri di distanza. Tanta gente, tanti turisti, tanta musica, tanti spazi occupati da migliaia e migliaia di persone in festa.
Non va la difficoltà nel reperire i fondi, giusti, non certo da spreco italico, per continuare a fare di Teramo una città capace di spalancare le braccia alle genti di tutta la Terra. Non vanno un sacco di altre cose. Non va, tanto per fare l’ennesimo esempio, la difficoltà che si legge negli occhi del sindaco, Maurizio Brucchi, quando si parla della prossima edizione della Coppa. Non va la rabbia di Montauti sotto il palco prima della serata di ieri, rabbia che supera, di molto, la sana, umanissima e sacrosanta adrenalina che precede un momento emozionante.
Non va l’assenza della Regione Abruzzo, impegnata a risultare assente anche in altri ambiti. Certo, in un periodo di crisi i tagli, come del resto spiegano i professori bocconiani e non solo, sono necessari.
E se non fosse così? Se fosse, al contrario, necessario spendere cifre giuste, ma comunque sostanziose, per evitare di cancellare posti di lavoro, ospedali ma anche eventi culturali e attività di grosso impatto socio-economico? Cos’è, siamo diventati tutti grigi burocrati capaci di apprezzare un ballo d’oltremare soltanto con l’immaginazione?
L’Interamnia è tenuta in piedi dal nome, dalla storia e dal grande impegno messo in campo da chi la ama sul serio. L’Interamnia, però, ha bisogno di aiuto come ogni altro singolo pezzo della società aggredita dalla mancanza di idee, di progetti e di onesti ma corposi finanziamenti.
Se la Coppa continua a brillare e se riesce ancora a stupire chi la guarda è grazie alla luce accumulata in tanti anni. E non è detto che questa luce duri per gli anni a venire. Il sindaco Brucchi, come tutti i teramani che hanno vissuto l’Interamnia fin da giovanissimi, ricorda una città invasa da decine di migliaia di persone, ma il numero continua a scendere pure se le squadre partecipanti aumentano.
E negli spazi vuoti si insinuano nuvole scure che non promettono nulla di buono. L’Interamnia è sport e cultura. Lo ha dimostrato in ogni edizione. Chi è a conoscenza di questa verità non può voltarsi dall’altra parte. Gli occhi del mondo non glielo perdonerebbero.






