L’AQUILA – “Nessuna ingerenza sugli uffici che gestiscono le pratiche per la ricostruzione, ma solo episodi o vendette”.
La politica si difende sul contingente ma non affronta il problema complessivo, dopo lo tsunami causato dalla diffusione di una lettera al vetriolo anticipata da AbruzzoWeb di 5 dipendenti dell’ufficio tecnico per la ricostruzione (Utr) numero 9 che denunciano, appunto, ingerenze ma non solo all’interno di una delle strutture nate nel 2013 per snellire l’esame delle richieste di contributo.
I tecnici hanno puntato l’indice anche su presunte pressioni e intimidazioni dal loro responsabile, Raffaele Iacovitti, per avvantaggiare la pratica dell’aggregato 339 del comune di Rocca di Cambio, di proprietà di un assessore comunale, Roberto Morgante, rispetto alle altre, dopo la minaccia del padre di quest’ultimo di incatenarsi.
Contestate, inoltre, l’incompatibilità del coordinatore dei sindaci del “cratere”, Emilio Nusca, con la sua attività di ingegnere progettista privato e una generale disorganizzazione degli uffici.
Quest’ultimo ha partecipato in mattinata a Roma a una riunione alla Ragioneria dello Stato, “sono qui proprio per tutelare quelli che mi accusano. Ingerenze da parte mia? Ma scherziamo, in quell’ufficio non sono mai entrato”, la sua breve dichiarazione.
Dinamiche che sembrano facilmente applicabili anche alle altre “aree omogenee” di Comuni coinvolti nel sisma del 6 aprile 2009, tanto da far pensare a un generale fuoco di malcontento e problematiche che cova sotto la cenere.
E d’altronde la difesa di Nusca e degli interlocutori sentiti da questo giornale è sempre e solo nel merito dei singoli fatti denunciati, ricondotti a “lamentele legittime”, oppure a “episodi” o ancora a una “vendetta dei dipendenti nei confronti del loro responsabile”.
Nessuno invece si assume la responsabilità di andare oltre le questioni personali e affrontare la vicenda nel suo quadro d’insieme, per capire se si debba cambiare qualcosa a quasi 6 anni dal terremoto del 6 aprile 2009, con alcuni dei 9 uffici territoriali che funzionano come orologi e altri che vanno a passo di lumaca, tanto che tutti indicano il numero 9 come la pecora nera degli Utr, quello dove la filiera è più impastoiata, situazione che già basterebbe a spiegare il clima di veleni che si respira all’interno.
Ma di 72 dipendenti assunti negli Utr grazie al “concorsone”, solo in 5 hanno trovato il coraggio di parlare, anzi di mettere per iscritto quello che c’è che non va. Questioni personali, tutela degli orticelli, oppure un disagio sintomo di un problema più generale che prelude alla necessità di una riorganizzazione generalizzata?
La resa dei conti avverrà comunque domani, martedì 25, alle 17, ora in cui è prevista una riunione con i 5 dipendenti autori della lettera incriminata, Enrico Bianchi, Gianfranco Stallone, Agostino Padovani, Vanni Ranieri e Alessandro Da Ros, il loro responsabile messo sul banco degli imputati, Raffaele Iacovitti, e i sindaci dei Comuni che compongono l’Utr 9, Rocca di Mezzo, Lucoli, Rocca di Cambio e Ovindoli.
Chissà se ci sarà anche il titolare dell’ufficio speciale per la ricostruzione del “cratere”, Paolo Esposito, oggi irrintracciabile per un problema di salute.
“L’Utr 9 è ultimo in classifica tra gli uffici, se non ha funzionato per colpa dei tecnici o del responsabile non lo so dire”, si limita a far notare il sindaco di Rocca di Cambio, Gennarino Di Stefano, che, comunque, non vede ingerenze, “stanno facendo un polverone su cose che non hanno tutta questa importanza”.
Il riferimento è al già citato aggregato 339 di proprietà della famiglia Morgante, con il suo assessore, Roberto, che ha dovuto cedere la proprietà al fratello, Franco, per l’incompatibilità prevista dalla cosiddetta “legge Barca”, “il mio assessore si è dimesso da responsabile e chi è della famiglia fa bene a protestare”.
Proprio Roberto Morgante ha contattato la redazione di AbruzzoWeb per dare la sua versione dei fatti, “non c’è stata alcuna ingerenza per far passare avanti la pratica della mia abitazione, ho solo cercato di salvaguardare i miei diritti. Secondo le priorità dell’amministrazione di Rocca di Cambio – fa notare – bisogna rispettare la presentazione cronologica e l’aggregato 339 è la prima pratica in protocollo, non sono passato davanti a nessuno”.
Perché allora la lettera che cita il suo caso come uno di quelli eclatanti di ingerenze? “Penso che ci siano incomprensioni tra il responsabile dell’ufficio e gli istruttori, è una vendetta contro Iacovitti”, taglia corto.
A cercare di spegnere il fuoco è il sindaco di Ovindoli, Pino Angelosante. “Se ci fossero state ingerenze pesanti lo avremmo saputo prima – fa notare – Un episodio è sicuramente successo se i tecnici lo hanno messo per iscritto, domani spero che si riesca a chiarire il tutto facendolo rimanere nella sfera del fatto amministrativo. Altrimenti se ci sono strascichi giudiziari, dovranno essere affrontati in altre sedi”.



