CHIETI – Male il mercato dell’auto, malissimo quello delle moto, benino quello dei furgoni. Potremmo riassumere in questo modo i risultati dell’indagine sulla filiera dell’automotive in Abruzzo presentata oggi a Chieti e fatta realizzare dalla Camera di commercio di Chieti, in collaborazione con quella di Torino e l’associazione nazionale Filiera industria automobilistica e curata dalla società Step Ricerche.

Il risultato parla di un 2011 che mostrava segnali di ripresa dalla crisi economica e di un 2012 che, però, non è riuscito a confermarli.

Nel 2011 la produzione di autoveicoli nel mondo chiude complessivamente con un +3,2 per cento, anche se quella delle autovetture scende del 15, 3 per cento e quella degli autobus del 22, 7 per cento. Sale invece quella dei veicoli commerciali (+14,5 per cento) e industriali (+20,1 per cento). È questo’ultimo insomma, il segmento commerciale che bisogna tenere d’occhio come segnale di uscita dalla crisi.

Sulla scia del mercato internazionale, il 2011 è positivo anche per l’Abruzzo: il settore dell’automotive fa registrare complessivamente ricavi incrementati del 3,5 per cento. Le sole Sevel e Honda in Val di Sangro, nel 2011 hanno aumentato il fatturato del 11,4 per cento, con un fatturato di filiera che supera i 4 miliardi di euro.

Ma per quanto riguarda il 2012 i dati, sebbene ancora non definitivi, parlano ancora di flessione, più marcata per i settori delle auto e delle moto, meno per quella dei veicoli commerciali leggeri che hanno sempre dimostrato di tenere meglio. 

Il rapporto, però, non riporta solo notizie negative: la maggior parte dei dati a disposizione per il 2012 descrive una filiera che, seppure messa sotto pressione dal calo continuo della produzione nazionale, riesce a reagire trovando le risorse per intercettare nuove fonti di ricavo.

In Abruzzo, infatti, a fronte di una dipendenza da Fiat maggiore della media nazionale, registriamo una più elevata diversificazione di prodotto: sia per quanto riguarda la gamma (con imprese in grado di fornire dalle utilitarie ai veicoli industriali pesanti) sia per ciò che concerne i comparti attigui, ovvero le “due ruote”.

Secondo il presidente della Camera di commercio di Chieti Silvio Di Lorenzo, proprio “la diversificazione produttiva è una delle leve da utilizzare per competere sui mercati, insieme alla qualità del prodotto, all’innovazione e alla capacità di investire in progetti comuni”.

Di qui la necessità di realizzare in val di Sangro il Campus dell’automotive, un progetto caro a Di Lorenzo come al presidente di Confindustria Chieti Paolo Primavera che, insieme a Di Lorenzo, nel corso della presentazione odierna del rapporto è tornato a difenderne l’utilità, dopo gli attacchi dell’ultimo periodo da parte del presidente di Confcommercio Chieti Angelo Allegrino.

Il Campus dovrebbe riuscire a dare alle imprese abruzzesi una spinta decisiva nel settore della ricerca e dell’innovazione, campi in cui il tessuto industriale abruzzese dimostra di essere indietro. Il progetto del Campus, come ha ricordato Primavera, è stato ritenuto strategico al dal ministero dello Sviluppo economico.

Attualmente la Regione ha scelto la Camera di commercio di Chieti come soggetto attuatore dell’intervento che verrà a costare ben 40 milioni di euro. 33 sono stati assicurati dalla Regone, tre dalla Camera di commercio e la restante somma deve ancora essere rintracciata.

“Se per uscire dalla crisi occorre puntare sull’innovazione, come gli esperti continuano a ripetere da più parti – da questo punto di vista il Campus appare un progetto irrinunciabile per tutto il territorio regionale”. (ar.ia.)