L’AQUILA – “Per noi è una buona notizia, auspichiamo che venga fuori innanzitutto chiarezza e poi una corretta destinazione dei fondi”.
È il commento dell’avvocato Simona Giannangeli a conferma dell’inchiesta della procura della Repubblica dell’Aquila sui cosiddetti “fondi Carfagna e Meloni”, circa 6 milioni di euro in totale destinati dopo il terremoto ai giovani e alle donne.
L’avvocato, in particolare, è da sempre in prima linea per il centro antiviolenza che doveva essere realizzato nel capoluogo proprio grazie ai fondi stanziati dopo il sisma dall’allora ministro per le Pari opportunità Mara Carfagna.
Si tratta di circa 3 milioni, finiti sotto la lente d’ingrandimento della procura insieme ai 2,5 stanziati dall’ex ministro per la Gioventù Giorgia Meloni, per creare un “villaggio dei giovani”, poi dirottati verso la realizzazione di una struttura polifunzionale nell’area dell’ex mattatoio, sempre destinata ai ragazzi terremotati.
Dopo l’avvio dell’inchiesta, stando a quanto si è appreso, personale della polizia giudiziaria ha già acquisito la documentazione relativa al passaggio dei fondi tra i due ministeri competenti e la Regione Abruzzo.
Entrambi i progetti, quello del centro antiviolenza e della struttura polifunzionale, sono pronti, ma ancora del tutto fermi.
Una paralisi che aveva portato la stessa Giannangeli a denunciare il fatto alla presidente della Camera, Laura Boldrini, durante la visita dello scorso luglio nel capoluogo abruzzese.
“Sull’inchiesta in quanto tale non ho informazioni, visto che ci sono indagini in corso – spiega la Giannangeli – quindi dal punto di vista dei contenuti non so nulla”.
Come ricorda l’avvocato, nel novembre del 2011 con un’ordinanza della presidenza del Consiglio dei ministri, firmata da Silvio Berlusconi e da Gianni Chiodi, presidente della Regione e allora commissario per la ricostruzione, i fondi Carfagna furono affidati in parte alle diocesi (1,5 milioni) in parte alla consigliera di parità per realizzare un centro poliedrico (1,5 milioni).
Nell’agosto del 2012 un decreto esecutivo del commissario ha destinato 1,5 milioni alla diocesi dell’Aquila per il “progetto Samaria”, volto a costruire centro antiviolenza. Progetto bloccato poi dalla Corte dei conti.
“Posso immaginare – spiega il legale – che il pronunciamento della magistratura contabile possa essere stato uno stimolo per la procura per andare a guardare con la lente d’ingrandimento la vicenda relativa a questi fondi. Magari non è così, la procura ha ovviamente autonomia di attivazione”.
La notizia dell’inchiesta non spaventa, anzi “ben venga che sia fatta finalmente chiarezza”, aggiunge la Giannangeli.
Nessun timore per il rischio che queste risorse vengano bloccate e facciano la fine dei fondi Giovanardi, gli 8,9 milioni destinati al sociale e fermi per l’inchiesta per tentata truffa che vede sotto accusa Gianfranco Cavaliere e Fabrizio Traversi.
“Anche se ci dovesse essere un altro piccolo stop non importa, tanto anche senza inchiesta questi soldi erano assolutamente congelati”, conclude amaramente la Giannangeli.



