L’AQUILA – Com’era prevedibile, una selva di reazioni ha accompagnato la nuova bufera giudiziaria che ha colpito la politica abruzzese con l’arresto dell’assessore regionale alla Sanità, Lanfranco Venturoni, e le indagini su altri politici abruzzesi.

PAGANO: ”SONO PERPLESSO, INDAGATI DIMOSTRERANNO ESTRANEITA”’

L’AQUILA – “Esprimo la mia personale solidarietà all’assessore Lanfranco Venturoni, ai senatori Fabrizio Di Stefano e Paolo Tancredi, e al sindaco di Teramo Maurizio Brucchi, persone delle quali conosco la serietà e correttezza istituzionale, nella convinzione che sarà dimostrata la loro estraneità ai fatti”.

Sono le parole del presidente del Consiglio regionale d’Abruzzo, Nazario Pagano, espresse a margine della riunione della Conferenza dei presidenti delle assemblee regionali cui sta partecipando a Roma.

“Mi auguro che questa vicenda, che mi lascia perplesso, si chiarisca al più presto. Ho fiducia nell’operato della magistratura”, ha concluso Pagano.

DI GIUSEPPANTONIO (UDC): ”NO AI PROCESSI DI PIAZZA”

CHIETI – Un appello “alle forze politiche e ai cittadini, affinché non cadano nella facile tentazione di tenere processi di piazza e giudicare senza giudici, dando spazio a un accanimento che non gioverebbe ad alcuno, men che meno alla politica, già minata dalla sfiducia e dallo scoraggiamento da parte di molti”.

È quello del coordinatore dell’Unione di centro in Abruzzo, Enrico Di Giuseppantonio, presidente della Provincia di Chieti. “Le vicende politico-giudiziarie in atto da questa mattina non possono che provocarmi un sentimento di tristezza, in primo luogo umano. Se poi si ritrovano coinvolte persone che conosco bene, tale sentimento si acuisce notevolmente”.

“A coloro che sono stati coinvolti – dichiara Di Giuseppantonio – auguro di poter dimostrare presto la propria innocenza. Ai magistrati va il nostro appello affinché le indagini proseguano in un clima sereno, teso a ricostruire la verità dei fatti”.

“Anche in questa occasione – ha concluso – la parola d’ordine é responsabilità: occorre lasciare che la magistratura faccia il suo corso e che la politica assuma su di sé l’onere di guidare con maggiore rigore e con polso fermo la cosa pubblica”.

PASTORE (PDL): ”FATTI SOSTITUITI CON FANTASIE”

PESCARA – “Esprimo vicinanza e solidarietà a Venturoni, ai colleghi senatori Di Stefano e Tancredi e al sindaco Brucchi. Le Procure abruzzesi dell’Aquila e di Pescara hanno intrapreso tra loro una vera e propria gara a caccia degli uomini del Pdl, sostituendo i fatti con fantasie”.

Lo dichiara, in una nota, il senatore Andrea Pastore (Pdl), componente della commissione bicamerale Antimafia. “Si sono alzati in volo gli avvoltoi del centrosinistra, sperando di sentire odore di cadaveri eccellenti. Dopo il flop dell’inchiesta aquilana sull’assessore Stati (comunque dimessa dalla sua carica ‘manu militari’) e di quello su Abruzzo Engineering, tocca a un galantuomo qual è l’assessore Venturoni provare l’umiliazione di una pena restrittiva, proprio lui impegnato a rivoluzionare, con il presidente Chiodi, e con l’intero centrodestra, la Sanità abruzzese, vero cancro del sistema Abruzzo”.

“Si vuole forse che anche Venturoni tolga il disturbo? – si chiede Pastore -. Mi auguro che quella parte della magistratura abruzzese più responsabile consideri che, così operando, si rischia di disonorare chi senza colpe esercita il mandato politico, ma anche di rinviare sine die il momento in cui l’Abruzzo potrà riprendere il cammino dello sviluppo”.

“Si faccia presto – aggiunge –  a chiarire i fatti contestati agli inquisiti, ma sin da ora posso testimoniare che il presunto favore ricevuto da Forza Italia per la locazione della sua vecchia sede di Pescara è assolutamente inesistente e sarebbe stato facilissimo verificarne l’infondatezza con un semplice accesso di polizia giudiziaria”.

“Se di questo livello – conclude Pastore – sono anche gli altri fatti contestati, credo che l’inchiesta non abbia le gambe per camminare e che il centrodestra, in primis il presidente Chiodi, dovranno continuare, senza tentennamenti o esitazioni nel percorso intrapreso”.

LEGAMBIENTE: ”SVENTATO SISTEMA CRIMINOSO”

L’AQUILA – Per Legambiente l’inchiesta sui rifiuti in Abruzzo ha “sventato un sistema criminoso a danno dei cittadini e dell’ambiente”.

Legambiente commenta così l’inchiesta rifiuti, portata avanti dalla Procura di Pescara che ha condotto agli arresti domiciliari l’assessore regionale alla Sanità Lanfranco Venturoni e l’imprenditore Rodolfo Di Zio.

“Il sistema criminoso messo in piedi in Abruzzo – spiega l’associazione – poteva essere una vera scure sulle buone pratiche di gestione dei rifiuti nella regione e l’affossamento di una delle migliori normative regionali in tema di rifiuti”.

“Da quello che sembra emergere dall’inchiesta – ha commentato il presidente di Legambiente Abruzzo, Angelo Di Matteo – questi amministratori e imprenditori avrebbero intrapreso un percorso teso a smontare la legge regionale in vigore, che consente l’incenerimento solo a fronte di una raccolta differenziata di almeno il 40 per cento del totale, per perseguire i loro interessi e tra questi la realizzazione dell’inceneritore”.

“Se fosse stato completato – ha concluso – questo progetto criminoso avrebbe rappresentato un grave danno anche per l’economia della regione che deve invece puntare su una gestione sostenibile dei rifiuti e quindi una maggiore raccolta differenziata”.

CGIL: ”IN ABRUZZO VERO SISTEMA DI CORRUZIONE”

PESCARA – Il nuovo ciclone giudiziario che investe la Giunta regionale, attraverso l’arresto dell’assessore alla Sanità e coinvolge parlamentari abruzzesi del centrodestra, imprenditori e altri soggetti, concorre, secondo la segreteria regionale della Cgil, a delineare “un quadro di assoluta emergenza in cui precipita la nostra regione”.

“Alla gravissima situazione di crisi in cui versa l’Abruzzo – si afferma in una nota – con in testa il dramma del terremoto, si sovrappongono, in maniera ricorrente, le inchieste sul malaffare e le attività illecite che non sembrano risparmiare alcun settore della pubblica amministrazione, delineando l’esistenza di un vero sistema di corruzione”.

“Dopo la sanità – prosegue il sindacato – le inchieste sulla ricostruzione, questa volta i rifiuti: settore esposto alle infiltrazioni malavitose, anche nella nostra regione. Così si va verso il baratro”.

“La magistratura – dice la nota – faccia rapidamente il suo lavoro nell’accertamento dei fatti, ma la Cgil Abruzzo, dando voce ai sentimenti e alle preoccupazioni delle lavoratrici e dei lavoratori, non può non esprimere profondo sdegno e condanna per la deriva di illegalità che sembra permeare il nostro sistema politico e imprenditoriale”.

“In queste condizioni – conclude la Cgil – l’Abruzzo non troverà le energie e la credibilità per costruire il suo futuro a partire dall’Aquila, ridare speranza e risposte a giovani, a lavoratori, a pensionati. C’è bisogno di una svolta radicale! La questione morale deve tornare a essere elemento centrale dell’agire politico”.

PICCONE: “SOLIDARIETA’ A VENTURONI, DI STEFANO E TANCREDI”

L’AQUILA – “Nell’esprimere convinta solidarietaà all’assessore Venturoni e ai colleghi senatori Di Stefano e Tancredi, la cui onestà e correttezza non sono in discussione, assicuro fin d’ora che non consentiremo che in Abruzzo si ripeta la stessa situazione della quale il centrodestra ha indirettamente beneficiato: una Giunta regionale che cade per iniziativa dell’autorità giudiziaria, e dopo oltre due anni nessun colpevole”.

Lo dichiara il senatore Filippo Piccone, coordinatore regionale del PdL in Abruzzo.

DI PRIMIO: ”INDAGATI USCIRANNO A TESTA ALTA”

CHIETI – “Conosco bene Tancredi e Venturoni, ma ancor di più Fabrizio Di Stefano e per questo sono certo che sapranno uscire a testa alta da questa vicenda chiarendo, se necessario, la loro posizione”.

Lo ha affermato il sindaco di Chieti, Umberto Di Primio, in relazione alle notizie di cronaca su arresti e avvisi di garanzia.

“Non sono informato sui fatti, se non per quello che viene riportato dalle agenzie di stampa di queste ore”, ha concluso.

SOLIDARIETA’ AI SENATORI DA GASPARRI E QUAGLIARIELLO

 L’AQUILA – “Parliamo dopo aver visto i primi atti che appaiono risibili rispetto al polverone mediatico che stanno sollevando”. Lo dichiarano in una nota congiunta Maurizio Gasparri e Gaetano Quagliariello, capogruppo e vicecapogruppo vicario del PdL al Senato.

“Nell’esprimere convinta solidarietà ai senatori del PdL Fabrizio Di Stefano e Paolo Tancredi – proseguono – non possiamo non notare che oggi accanto alla notizia di nuovi politici abruzzesi indagati, nello stesso territorio abruzzese si sono registrate delle dimissioni. Non vorremmo che si trattasse di dimissioni ‘preventive’, e che le cronache giudiziarie delle ultime ore, che ci vedono assolutamente sereni rispetto agli esponenti del nostro partito e del nostro gruppo e certi della loro correttezza, non fossero altro che avvisaglie preventive dell’ennesimo spettacolo pirotecnico in preparazione”.

“Nessuno nega all’autorità giudiziaria di svolgere indagini, ma di fronte a tutto ciò che è accaduto – concludono – non si dovrebbe smarrire il senso di responsabilità, perché l’Abruzzo non ha più bisogno di questi spettacoli”.

MASCITELLI (IDV): ”CHIODI SIA RIMOSSO DA COMMISSARIO”

L’AQUILA – “Nonostante la richiesta di dimissioni avanzata dall’Italia dei valori, non credo che Chiodi, che si è fatto eleggere dagli abruzzesi come cavaliere senza macchia, abbia la giusta sensibilità di dimettersi da presidente della Giunta, vista la scandalosa emergenza morale in cui i suoi più stretti collaboratori stanno trascinando l’Abruzzo, ma almeno spero in un ravvedimento operoso del governo nazionale nel revocargli i due incarichi commissariali”.

Lo ha dichiarato il senatore Alfonso Mascitelli, coordinatore regionale dell’Idv Abruzzo, nel presentare un’urgente interrogazione parlamentare al presidente del Consiglio, in cui sulla base delle vicende giudiziarie che si stanno verificando in Abruzzo, chiede la revoca degli incarichi commissariali a Chiodi e l’affidamento a una figura terza di garanzia.

“Nella nostra regione – ha continuato il senatore – abbiamo tre emergenze: quella morale, quella del terremoto e quella della sanità. I fatti purtroppo ci dicono che Chiodi ha già fallito sulla prima, non vogliamo che ora ci porti al fallimento sulla seconda e sulla terza”.

“Per l’entità delle risorse e l’estrema delicatezza e urgenza dei problemi che dovranno essere affrontati – attacca Mascitelli – è necessario che il governo nazionale si renda conto che per uscire da questa palude occorre una figura terza, per garantire imparzialità e autorevolezza per fare e portare avanti scelte di responsabilità”.

“Chiodi – conclude Mascitelli – non è nelle condizioni oggettive, personali e ambientali per poterlo fare. E di questo chiederemo conto a Berlusconi e al suo governo, così sarà chiaro ai cittadini di chi sono le responsabilità”.

EVANGELISTA (API): ”DIMISSIONI ED ELEZIONI UNICA VIA”

L’AQUILA – “Il ciclone giudiziario che ha colpito figure di primo piano della classe dirigente abruzzese del centrodestra non potrà non avere ripercussioni pesanti e significative sull’intera politica regionale”.

Lo afferma Bruno Evangelista, portavoce regionale di Alleanza per l’Italia, chiedendo le dimissioni della Giunta.

“Al di là degli stessi sviluppi dell’inchiesta giudiziaria – aggiunge Evangelista – fin d’ora si comprende che per contenere la sacrosanta indignazione degli abruzzesi non vi è altra strada che quella delle immediate dimissioni dell’intera Giunta e del successivo ritorno alle urne”.

“L’uscita di scena in solo qualche mese, per procedimenti giudiziari, di due assessori con ruoli importanti, rafforza questo convincimento – conclude Evangelista – e la necessità di mettere in campo una nuova classe dirigente in grado, per volontà e capacità di riportare il primo piano la centralità della questione morale”.

PAOLUCCI (PD): ”CHIODI NON PUO’ FAR FINTA DI NULLA”

PESCARA – “Restiamo convinti che le uniche verità sono quelle che si accertano nelle aule di un tribunale durante i processi che, tuttavia, vanno celebrati in tempi rapidi. Vorremmo invece sapere cosa dicono quegli uomini senza memoria del Pdl abruzzese, che hanno alternato garantismo e violento giustizialismo a seconda delle loro convenienze personali”.

Sono le parole del segretario abruzzese del Partito democratico, Silvio Paolucci.

“Questi uomini – attacca – dovrebbero ora censurare il presidente della Regione, che ha annunciato di voler disertare il Consiglio regionale fino a quando la magistratura non avesse risposto ai suoi desideri”.

“Stando alle notizie finora disponibili – prosegue – il centrodestra è politicamente travolto da inchieste che coinvolgono i suoi esponenti a ogni livello e che minano la fiducia degli abruzzesi nelle istituzioni. Chiodi ha il dovere di spiegarci perché non dovremmo chiedere la fine della legislatura, e di riferirlo in Consiglio regionale”.

“Con due assessori colpiti nel giro di un’estate, un’inchiesta che coinvolge il vicecoordinatore regionale del Pdl, un parlamentare molto vicino al presidente, il suo successore al Comune di Teramo, e le inchieste dell’Antimafia sulla ricostruzione – ribadisce Paolucci – Chiodi non può far finta di nulla”.

“È chiaro ormai – dice ancora il segretraio del Pd abruzzese – che il Pdl non è l’altare della legalità dietro la cui bandiera ha vinto le elezioni. Va lanciata la sfida di riavvicinare il cittadino alle istituzioni, con partiti e classi dirigenti dalla forte dirittura morale e dalla capacità di dare risposte”.

“Il timore, da oggi – conclude – è che gli abruzzesi si ritrovino un governo regionale, con in testa il suo governatore, paralizzato. Per questo servono istituzioni pienamente legittimate. Il Pd abruzzese è mobilitato a ogni livello perché i cittadini della nostra regione possano rialzare la testa”.

COSTANTINI (IDV): ”E’ UNA CRICCA, CHIODI SI DIMETTA”

L’AQUILA – L’Italia dei valori chiede ufficialmente le dimissioni del presidente Regione, Gianni Chiodi.

Il capogruppo all’Emiciclo, Carlo Costantini, non ha esitato a parlare di vera e propria “cricca” dopo gli arresti di questa mattina e il coinvolgimento di esponenti di primo piano della politica regionale.

“L’inchiesta  che ha portato questa mattina agli arresti di un esponente di primissimo piano del Pdl, unanimemente considerato il braccio destro di Chiodi – ha detto Costantini – rivela ormai l’esistenza in Abruzzo di una vera e propria cricca. Da questo momento in poi, se consideriamo anche tutte le altre vicissitudini giudiziarie che hanno colpito direttamente o comunque interessato il presidente Chiodi ed esponenti della sua Giunta, diventa fondata, prima ancora che legittima, la preoccupazione che molte scelte di ieri e di oggi di Chiodi e della sua Giunta non siano finalizzate all’esclusivo interesse degli abruzzesi, ma all’interesse di cricche”.

“Chiodi ha vinto le elezioni, e le ha vinte per il rotto della cuffia – ha aggiunto Costantini – perché si era posto agli elettori come l’alternativa immacolata al sistema di potere che aveva governato la Regione negli anni precedenti. Questo rapporto si è rotto, è stato letteralmente demolito dagli scandali che ormai periodicamente investono le sue attività”.

Di qui la richiesta di dimissioni, da commissario per la ricostruzione e per la sanità e da presidente della Regione: “Chiodi – ha attaccato – deve quindi assumere l’unica decisione conseguente possibile. Deve dimettersi immediatamente e deve restituire agli abruzzesi il diritto di scegliersi un nuovo presidente ed una nuova classe dirigente. A questo aggiungo che, vista l’altissima pericolosità del sistema di potere che gil ruota attorno ed i poteri assoluti che esercita in settori delicatissimi come quelli della sanità e della ricostruzione, Chiodi non può ritardare neppure di un momento le sue dimissioni da commissario alla ricostruzione e alla sanità”.

Per il vice capogruppo Cesare D’Alessandro non è escluso il coinvolgimento di altri esponenti politici anche in altre regioni “come Puglia, Calabria, Campania e forse anche al Nord  Italia. Una vera e propria ‘rifiuti connection’”.

FARS (PRC): ”INCHIESTA E’ METASTASI DI UN CANCRO PIU’ COMPLESSO”

L’AQUILA – “L’inchiesta giudiziaria, che ha portato all’arresto, a quanto si apprende dalla stampa, dell’imprenditore Di Zio e dell’assessore Venturoni, intorno al caso della gestione dell’azienda Team SpA, è probabilmente solo una delle metastasi di un cancro ben più complesso e articolato che affligge l’Abruzzo nel settore della gestione dei rifiuti”.

Lo sostiene Marco Fars, segretario regionale di Rifondazione comunista.

“Il tentativo di abbassare la soglia del 40 per cento di raccolta differenziata quale condizione per il via libera agli inceneritori, più volte annunciato dal presidente Chiodi e da Rifondazione Comunista fortemente contestato – ha ricordato Fars – chiama in causa una responsabilità politica, prima ancora che giudiziaria, volta evidentemente a privilegiare gruppi di potere e non l’interesse dei cittadini”.

“Ci auguriamo – ha aggiunto Fars – che l’inchiesta possa disvelare i perversi intrecci che hanno reso di fatto l’impresa Deco quasi monopolista del settore rifiuti della nostra Regione. Chiodi è stato eletto da una minoranza di cittadini abruzzesi sull’onda dello scandalo sanità”.

“Considerata la Caporetto morale del suo centrodestra – ha concluso – farebbe bene a dimettersi immediatamente, non prima però di aver scritto una lettera a Berlusconi per chiedere la revoca della nomina di Cicchetti a vice commissario per la ricostruzione e una lettera agli abruzzesi con tante scuse”.

DI FEBO (SEL): ”CHIODI DEVE DIMETTERSI”

L’AQUILA – “Con gli arresti di Venturoni e di Di Zio, e i tanti avvisi di garanzia tra cui quelli al sindaco di Teramo e ai senatori Di Stefano e Tancredi, si denota ancora una volta che il funzionamento della Regione Abruzzo e di altre strutture pubbliche non risponde alle esigenze dei cittadini”.

È quanto scrive in una nota il coordinatore provinciale di Teramo di Sinistra ecologia libertà (Sel), Tommaso Di Febo.

“Anzi! – aggiunge – È la dimostrazione palese di un sistema del male affare che, anziché aiutare a crescere il nostro territorio, lo sta umiliando su scala nazionale! Corruzione! Corruzione! Corruzione! A questo punto viste le varie indagini nella Regione, è evidente che c’è un’emergenza morale, ma anche democratica!”.

“Per esempio – prosegue Di Febo – non è possibile continuare a far finta di non vedere i danni provocati non solo nel settore dei rifiuti, ma anche della ricostruzione all’Aquila e nella sanità. Settori che si sorreggono su un ceto economico, ma anche professionale, che esprimono un ‘potere forte’, che si alimenta solo e soltanto di clientelismo e di privilegi”.

“Pertanto – conclude – a Chiodi e alla Giunta chiediamo di dimettersi! Lo chiediamo per rispetto degli abruzzesi. La politica deve riprendere i suoi valori morali, i suoi princìpi e la sua cultura del progresso sociale”.

D’ALESSANDRO (PD): ”CHIEDEREMO CONSIGLIO STRAORDINARIO SU SCANDALO”

L’AQUILA – “Chiederemo un consiglio straordinario, che per regolamento deve effettuarsi entro 15 giorni, per discutere della crisi politica e istituzionale in atto nella maggioranza”.

Lo ha annunciato il gruppo consiliare del Partito democratico dopo lo scioglimento del Consiglio di oggi per mancanza del numero legale.

“Oggi – ha aggiunto il capogruppo Camillo D’Alessandro – la maggioranza ha compiuto una forzatura non venendo in aula. Se hanno la serenità di andare avanti lo facciano, altrimenti prendano coscienza di quanto accade e traggano le coseguenze”.

“Questo governo – ha ricordato D’Alessandro – è nato grazie a un’inchiesta. Oggi, dopo due anni, due assessori sono stati coinvolti in inchieste giudiziarie. E non hanno avuto il coraggio, nemmeno informalmente, di dirci se il consiglio di oggi pomeriggio si svolgerà o no”.

Salvo comunicazioni ufficiali, infatti, il consiglio regionale tornerà a riunirsi alle 15 per parlare di temi legati al post-terremoto, alla ricostruzione e alla società Abruzzo Engineering.

“Avremmo fatto due domande, una alla Stati e una al presidente Chiodi – ha concluso il capogruppo – Alla Stati avremmo chiesto perché, nell’esercizio delle funzioni, si rivolgeva al socio dello studio del presidente Chiodi, Carmine Tancredi. E a Chiodi avremmo chiesto se è vero che esiste, nella Regione Abruzzo e quindi non solo nella società Abruzzo Engineering, un contratto di consulenza per il suo socio Carmine Tancredi. Se così fosse avrebbe mentito a lungo”.

D’ALESSANDRO (IDV): ”NON ESCLUSA RICHIESTA DIMISSIONI CHIODI”

L’AQUILA – “Il momento è certamente delicato e non è da escludere evoluzioni. Per questo non escludiamo l’ipotesi di richiesta di dimissioni del presidente Chiodi e ritorno ad elezioni anticipate”.

Lo ha detto il consigliere regionale dell’Italia dei valori, Cesare D’Alessandro.

“Sicuramente – ha aggiunto D’Alessandro – gli scenari che si sono prefigurati non sono rassicuranti: sembra che da due anni a questa parte non sia cambiato nulla”.

“Anzi, se possibile, è ancora più grave – ha concluso – visto che sono coinvolti anche i senatori Di Stefano e Tancredi. Aspettiamo, comunque, l’evolversi della situazione. Per il momento facciamo solo una valutazione politica”.

GIULIANTE (PDL): ”MAGGIORANZA NON SI SOTTRARRA’ A CONFRONTO”

L’AQUILA – “Stiamo valutando gli scenari alla luce di ciò che è successo stamane”. Lo ha dichiarato il capogruppo alla Regione del Pdl, Gianfanco Giuliante.

“Vogliamo capire bene cosa accade – ha aggiunto – prima di sottoporci al confronto, dal quale non ci sottrarremo. La maggioranza? Fa il suo dovere e si aggrappa a quello che capita”.

CAPORALE (VERDI): ”ABRUZZO REGIONE AD ALTA INFILTRAZIONE”

L’AQUILA – “Oggi in Italia politici corrotti e malavita si arricchiscono su sanità e rifiuti. Purtroppo l’Abruzzo, se le indagini e gli abusi saranno provati, conferma di essere diventata una Regione ad alta infiltrazione malavitosa”.

Lo afferma Walter Caporale, capogruppo dei Verdi in Consiglio regionale.

“Oggi – aggiunge – l’Abruzzo della società civile e della politica onesta deve avere il coraggio e la forza di rialzare subito la testa e di dire no, ora e per sempre, agli inceneritori e alla malavita che vi si lega indissolubilmente”.

“Che Chiodi lo sappia – ha concluso Caporale – noi Verdi non permetteremo la trasformazione dell’Abruzzo in una pattumiera”.

MACERA E SAIA (PDCI): ”CHIODI HA FALLITO, SI DIMETTA”

L’AQUILA – “La Giunta regionale falcidiata da vicende giudiziarie”. L’accusa arriva dal segretario regionale dei Comunisti italiani, Antonio Macera, e dal capogruppo in Regione dello stesso partito, Antonio Saia, che dopo l’arresto dell’assessore Lanfranco Venturoni sottolineano come la magistratura abbia colpito “l’intera classe dirigente di centrodestra che ruota attorno al presidente Gianni Chiodi“.

“L’aurea di legalità e di tensione alla trasparenza e alla limpidezza morale che accompagna il centrodestra dopo la drammatica vicenda di sanitopoli – accusano – si è miseramente infranta. Chiodi ha fallito non solo sul piano del governo della Regione, non solo nella oscura gestione della ricostruzione del dopo terremoto, non solo nelle vergognose scelte sulla sanità, con la chiusura di ospedali pubblici, ma anche e soprattutto sul piano della tenuta etica e legale”.

“Al di là delle responsabilità personali di chi è coinvolto nelle inchieste giudiziarie – aggiungono – queste vicende inchiodano Chiodi a pesanti e inevitabili responsabilità politiche”.

“Questa Giunta regionale, questa maggioranza – affondano il colpo gli esponenti del Pdci – non hanno più alcuna credibilità politica e istituzionale. Ogni giorno che passa costituisce un insopportabile schiaffo agli abruzzesi”.

“Chiodi – concludono Macera e Saia – deve prendere atto del suo fallimento e rassegnare immediatamente le dimissioni e consentire ai cittadini di questa Regione di tornare al voto e ricostruire un livello istituzionale regionale pulito e degno della storia dell’Abruzzo”.

CARUGNO (PSI): “CHIODI DEVE DIMETTERSI”

L’AQUILA – “L’arresto di Venturoni segna che il governo Chiodi è giunto sul ciglio del fossato”. Lo dice il segretario regionale del Partito socialista italiano, Massimo Carugno.

“Quando, a distanza di poche settimane, ben due assessori regionali sono pesantemente coinvolti in inchieste giudiziarie – accusa – è di tutta evidenza che, al di là degli aspetti giudiziari e umani, sui quali per esprimere un giudizio è doveroso attendere il corso della giustizia, ci troviamo di fronte a una smaccata e ineluttabile crisi politica”.

“Si tratta di evidenti segnali – prosegue – che l’operato e l’attenzione del governo regionale è molto, ma molto distante dai problemi degli abruzzesi”.

“Mentre l’Abruzzo stagna in una palude sociale ed economica – rincara la dose Carugno – stretto tra la morsa di una crisi economica senza precedenti da un lato e il continuo riproporsi degli irrisolti problemi derivanti dal sisma del 6 aprile 2009, il governo regionale è evidentemente impegnato a occuparsi di ben altri affari”.

“Dopo la rivoluzione giudiziaria della vicenda Del Turco – ricorda il segretario Psi – che ha portato a un forzato cambio della guardia a palazzo dell’Emiciclo, queste nuove vicende concludono evidentemente un ciclo e bisogna quindi rimettere la partita nelle mani degli elettori”.

“Quindi – conclude Carugno – il presidente Chiodi ha un’unica strada politica da percorrere: le dimissioni”.