SULMONA – Con il rogo ancora in atto e pericoloso, lungo sopralluogo, oggi giornata domenicale, da parte della Procura della Repubblica di Sulmona (L’Aquila) sul monte Morrone, da circa 20 giorni teatro di un vasto incendio che ha insidiato i centri abitati di Roccacasale, il comune più vicino al rogo, Corfinio, e da ultimo Bagnaturo, in provincia dell’Aquila, e Popoli Terme, in quella di Pescara: alla luce dell’inchiesta aperta nei giorni scorsi per fare luce sul rogo, è stato direttamente il procuratore della Repubblica di Sulmona, Luciano D’Angelo, ad effettuare una “visita” di circa tre ore spingendosi fin nelle vicinanze del fronte delle fiamme.

Il magistrato è arrivato al campo base in tarda mattinata insieme a un collaboratore e ad alcuni carabinieri forestali. Nel sopralluogo è stato accompagnato con i mezzi della protezione civile e da un gruppo di volontari della stessa.

D’Angelo, secondo quanto si è appreso, tornato da poco dalle ferie, ha incrociato per un breve colloquio di cortesia il presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio, che aveva appena terminato il summit nella sede del comune di Roccacasale con tutte le istituzioni in campo e il sindaco, Enrico Pace. Questo per rassicurare la comunità sulle voci di evacuazione.

Secondo quanto si è appreso sull’inchiesta, il magistrato vuole vederci chiaro su due aspetti fondamentali del fascicolo.

Il primo riguarda la gestione della emergenza, in particolare l’utilizzo dei mezzi aerei, soprattutto i Canadair inviati da Roma, costato finora circa 4,6 milioni, ma che alcuni giorni fa erano presenti in massa e altri in maniera più ridotta, così come durante la giornata.

Un dato segnalato con forza sia dalla Protezione civile regionale sia da Marsilio, essendo la continuità di azione una delle cause per cui le fiamme molto estese in zone impervie quindi non raggiungibili da terra, non sono ancora state spente.

Il secondo, su una presunta mancata bonifica dopo l’incendio del 2017, che distrusse 1200 ettari di bosco.

Sulla vicenda, nei giorni scorsi, il capo della Protezione civile abruzzese, Maurizio Scelli, aveva parlato di rinvenimento durante le operazioni di spegnimento di materiale carbonizzato risalente ai roghi del 2017.

Il parlamentare del Pd che ai tempi era presidente della Regione Abruzzo, Luciano D’Alfonso, in una nota ha smentito sottolineando che “la presenza di residui legnosi carbonizzati a terra non è il frutto di abbandono o di trascuratezza amministrativa, ma l’esatta applicazione dei protocolli scientifici internazionali di gestione post-incendio”.