ROMA – In Italia sono attualmente circa cinquemila i taser in dotazione alle forze dell’ordine. Dopo la sperimentazione partita nel luglio del 2018, la pistola elettrica – che rientra nella categoria delle armi proprie – è stata affidata alla Polizia di Stato, ai Carabinieri, alla Guardia di Finanza e, dal 2022, anche agli agenti della Polizia locale.

Modalità e finalità dell’utilizzo tornano ancora una volta al centro delle polemiche con Olbia e Genova epicentro di due casi di cronaca. Nel giro di due giorni, sabato e domenica scorsi, altrettante persone sono morte dopo aver ricevuto una scarica dalla pistola elettrica in uso alle forze dell’ordine.

Ad agire in entrambe le circostanze sono stati gli uomini dell’Arma dei carabinieri, ora indagati dalle Procure di Tempio Pausania e Genova per omicidio colposo, un atto dovuto per consentire ai quattro militari – due di stanza a Olbia, il capo pattuglia e chi ha utilizzato materialmente il taser, gli altri nel capoluogo ligure – di partecipare agli accertamenti tecnici con i propri consulenti.

Il taser (l’acronimo sta per Thomas A. Swift’s Electronic Rifle, dove Tom Swift è il nome del personaggio di un fumetto dell’epoca) è un’arma da difesa nata all’inizio degli anni Settanta come evoluzione dei manganelli elettrici.

In Italia è affidata agli agenti ed ai militari che hanno seguito corsi di formazione specifici ed è affidata, in primo luogo, agli operatori di primo intervento, come ad esempio i Carabinieri del reparto Radiomobile.

La pistola emette una scarica ad alto voltaggio (circa 50.000 volt) e basso amperaggio, a partire da una normale batteria da 7,2 volt. In base alle linee guida del 2018 per il corretto utilizzo da parte delle forze dell’ordine, la distanza consigliata dal ‘bersaglio’ è tra i tre e i sette metri. Ogni scarica dura circa cinque secondi.

“Il taser – si legge nel documento – va mostrato senza essere impugnato per far desistere il soggetto dalla condotta” e “va estratto qualora necessario, ponendo in essere tutti quegli accorgimenti propri delle tecniche operative di base, quali la triangolazione in relazione alla fonte di pericolo e il rispetto delle linee di tiro e delle distanze di sicurezza. L’intervento va effettuato preferibilmente in presenza di un secondo operatore”.

Inoltre, i puntatori laser del taser possono essere “indirizzati sul soggetto come deterrente” e può essere utilizzato il pulsante ‘warning arc’, “mostrando e facendo udire il crepitio dell’arco voltaico senza colpire il soggetto”.

Se l’azione di deterrenza visiva non produce effetto, l’operatore delle forze dell’ordine, “mediante pressione sul grilletto”, può azionare l’arma.

Le linee guida definiscono anche le precauzioni a cui gli agenti e i militari devono attenersi. La decisione di utilizzare l’arma deve “considerare per quanto possibile il contesto dell’intervento” e “i rischi associati alla caduta della persona dopo che la stessa è stata colpita”.

Nel suo utilizzo, inoltre, deve essere tenuta in considerazione la “vulnerabilità del soggetto”, come ad esempio uno stato di gravidanza o una disabilità motoria. Dopo ogni utilizzo – indipendentemente dalle condizioni fisiche in cui versa il soggetto colpito – va “sempre richiesto l’intervento di personale sanitario, che dovrà rilasciare una certificazione medica descrittiva”.