L’AQUILA – Le liberalizzazioni anche in Abruzzo devono percorrere sentieri tortuosi ed irti di ostacoli: dopo ben 3 anni vede la luce in fondo al tunnel l’iter per l’assegnazione dei permessi ad aprire 85 nuove farmacie, in particolare nelle aree interne e isolate.
In Consiglio regionale è stata approvata la proroga fino al 31 dicembre dei contratti di tre dipendenti a tempo determinato, assegnati al dipartimento per la Salute e il welfare della Regione Abruzzo, che dovranno in 6 mesi ultimare la graduatoria che stabilirà chi tra i 2.500 che hanno fatto domanda, potrà aprire nuove sedi farmaceutiche.
L’onere finanziario della proroga sarà di 50 mila euro.
Secondo la dotazione stabilita dal servizio Farmaceutico della Regione, le nuovi sedi avranno questa suddivisione per provincia: Pescara 21 (Montesilvano con 6 nuove farmacie è la città con l’incremento più alto in regione), Teramo 18, L’Aquila 27 e Chieti 21.
In Abruzzo la città nella quale sarà aperto il maggior numero di farmacie sarà quindi Montesilvano con 6, seguono, L’Aquila, Pescara, Teramo, Avezzano e Vasto con 4 sedi a testa.
Una storia tormentata, quella delle nuove farmcie, che ha avuto inizio nel 2012 quando l’esecutivo guidato da Mario Monti ha messo mano al settore con un provvedimento che stabiliva il nuovo parametro di una farmacia ogni 3.300 abitanti e non più, come prima, di una ogni 4 mila.
Le nuove aperture e le relative attribuzioni sono state poi regolate da appositi concorsi straordinari, non per esami, ma solo per titoli, per assegnare i permessi a gestire 2.500 nuove farmacie, facendo a salire a circa 20 mila il totale.
Anche in Abruzzo, però, si è subito registrata la strenua resistenza dell’Ordine dei farmacisti, contrari alle liberalizzazioni, e all’ingresso nel mercato di nuovi concorrenti.
Si sono aggiunti problemi di natura burocratica per verificare la valanga di domande pervenute. Basti pensare che in Abruzzo, appena 3 addetti, proprio quelli a cui ora sono stati prorogati i contratti, hanno dovuto verificare centinaia e centinaia di curriculum, e la veridicità di quanto dichiarato dai candidati, per esempio se avessero o meno frequentato questo o quel master. Oppure occuparsi dell’acquisizione dei certificati antimafia dalle procure.
Eppure, come si legge in una risoluzione a firma del consigliere regionale Alessio Monaco di Regione facile dell’autunno 2014 che auspicava un accelerazione dell’iter, “quello delle farmacie è un argomento che interessa più fronti: da un lato c’è quello occupazionale, poiché l’apertura di 85 nuovi presidi di vendita del farmaco determinerebbe la nascita di nuove opportunità di lavoro, aspetto da non sottovalutare in un periodo di grave crisi occupazionale”.
In secondo luogo “ci sono piccoli paesi, zone dell’Abruzzo interno abitate prevalentemente da una popolazione anziana, non coperte dal servizio, in cui, per acquistare una medicina, occorre prendere l’auto, percorrere chilometri e spesso in condizioni difficili”.
Considerazioni eloquenti, che avrebbero reso opportuno dedicare al concorso più personale, per accelerare le nuove aperture.





