L’AQUILA –  “Un calo così grave e ininterrotto dovrebbe spingere il governo guidato dal premier Giorgia Meloni e la Giunta regionale di Marco Marsilio a ripensare radicalmente le proprie politiche di sostegno alla genitorialità, che con tutta evidenza non stanno producendo alcun risultato concreto”.

Così, in una nota, Saverio Gileno, segretario regionale dei Giovani Democratici d’Abruzzo, commenta i dati Istat che segnalano per la regione un record negativo di natalità – il numero medio di figli scende da 1,12 nel 2024 a 1,04 nei primi sette mesi del 2025 – tra i più bassi d’Italia.

“In questi anni – prosegue Gileno – l’esecutivo si è limitato a introdurre misure spot, bonus e campagne simboliche, senza affrontare in maniera strutturale le vere cause del problema. Al contrario, sono stati ridimensionati gli stanziamenti per nuovi asili nido, una misura fondamentale per conciliare lavoro e famiglia. Come dimostrano gli studi internazionali, il fattore che più frena la natalità è l’insicurezza: la precarietà del lavoro, i salari bassi e l’assenza di servizi di cura accessibili. Per invertire questa tendenza serve una politica che dia fiducia e sicurezza alle giovani generazioni, con un salario minimo legale, un congedo paritario e retribuito al 100% per entrambi i genitori, e una rete di asili nido pubblici e accessibili”.

Gileno sottolinea come anche in Abruzzo il problema della denatalità si intrecci con quello dello spopolamento e della fuga giovanile: “Le politiche regionali di questi anni si sono limitate a erogare bonus a pioggia, come quelli previsti dalla legge 32/2021, rivelatisi fallimentari. Non si contrasta lo spopolamento con sussidi estemporanei, ma con servizi, mobilità efficiente, spazi di aggregazione, diritto allo studio e politiche per il lavoro giovanile. Senza una strategia complessiva di welfare territoriale, la nostra regione continuerà a perdere cittadini e futuro”.

“Serve un cambio di paradigma – conclude Gileno –: uscire dal modello familista e patriarcale e investire su una nuova cultura della conciliazione tra vita e lavoro, sull’equilibrio uomo-donna e sulla genitorialità condivisa. Solo così potremo invertire la curva demografica e restituire fiducia a chi vuole costruire qui la propria vita”.