PESCARA – L’Abruzzo è una regione che pian piano diventa multietnica, ma lo è meno di molte altre regioni italiane. E non c’è nessuna invasione in atto.

A dirlo sono i dati del XXV Rapporto immigrazione, aggiornati al gennaio 2015, a cura della Caritas e dell’associazione Migrantes.

Dal rapporto emerge infatti che gli straneri residenti in Italia più o meno stabilmente sono 5 milioni e 14.437 mila su una popolazione di 60 milioni e 795 mila, ovvero l’8,2 per cento. In Abruzzo gli stranieri sono 86.245 su una popolazione di 1,2 milioni.

Di questi 5 milioni di stranieri il 60 per cento è residente al nord. Ovvero, scendendo nel dettaglio regionale, 23 per cento in Lombardia, 12,7 per cento nel Lazio, 10,7 per cento in Emilia Romagna, 10,2 per cento Piemonte Veneto, 8,5 per cento e Toscana 7,9 per cento.

Per trovare l’Abruzzo, bisogna scorrere la classifica fino alle ultime posizioni, visto che gli 86.245 stranieri sono appena l’1,7 per cento del totale di quelli presenti nel nostro Paese.

Scendendo ancora di più nel dettaglio del dato regionale, viene fuori che in provincia dell’Aquila risiedono 24.357 stranieri, in provincia di Teramo 23.940, in provincia di Chieti 20.195, in provincia di Pescara 17.773.

I principali Paesi di provenienza degli stranieri in Abruzzo sono la Romania, il 31,3 per cento, l’Albania, il 15,9 per cento, il Marocco, l’8,3 per cento, Macedonia 5,9 per cento e la Cina, 4,7 per cento.

I numeri apprestano uno spunto di riflessione oggettivo sulla presenza straniera in Abruzzo, che a seguito della reale presunta emergenza rifugiati ospitati nelle strutture regionali, accende gli animi e rinfocola la polemica politica.

“La tanto temuta invasione – commentano a tal proposito i promotori dell’indagine – che qualcuno paventava con gli sbarchi dello scorso anno, non ha praticamente prodotto effetti sulla composizione del panorama migratorio nazionale. Molti di coloro che sono giunti via mare hanno lasciato il nostro Paese, mentre una parte residuale ha chiesto asilo. Sono altri i Paesi in Europa che nel corso del 2015 hanno visto crescere sensibilmente la popolazione straniera, tra cui Germania e Gran Bretagna”.

Significativa anche l’analisi condotta nel Rapporto sugli stranieri nel mondo del lavoro. In Italia dal 2009 al 2015 la quota di stranieri tra i lavoratori è passata dal 5,9 per cento al 7,8 per cento.

E si scopre che un lavoratore straniero ha maggiore possibilità, rispetto ad un italiano, di collocarsi nel settore alberghiero, della ristorazione e nelle costruzioni. Il 50 per cento ha un contratto di lavoro stabile, ma ha una retribuzione inferiore, in media del 30 per cento.

I lavoratori poveri, con salari inferiori ai 500 euro, sono il 41 per cento dei lavoratori stranieri, contro il 14 per cento dei totale dei lavoratori italiani.

Altro dato significativo, questa volta focalizzato sull’Abruzzo, è che la percentuale degli occupati tra gli stranieri è superiore rispetto a quella tra gli italiani come pure la percentuale di chi è in cerca di lavoro.

Il 55,7 per cento degli stranieri infatti in Abruzzo ha un’occupazione, percentuale che scende al 39,5 tra gli italiani. In Abruzzo gli stranieri sono occupati principalmente nel settore delle costruzioni, del commercio, nell’agricoltura e nell’industria.

Modeste in Abruzzo anche le rimesse, ovvero i soldi spediti dall’italia al loro paese dagli stranieri. Nel 2014 sono stati 5,3 milioni, dall’Abruzzo appena 72.545 euro, cifra modesta rispetto all’1,1 milione di euro della Lombardia, ai 885 mila euro del Lazio, ai 587 mila euro della Toscana.

Infine, la presenza straniera nelle scuole: gli alunni con cittadinanza non italiana sono 814 mila su 8 milioni e 872 mila alunni, ovvero il 9,2 per cento. In Abruzzo su 186.665 alunni gli stranieri sono 13.371, ovvero il 7,2 per cento, una percentuale sotto la media italiana, molto lontana dal 15,5 per cento dell’Emilia Romagna e del 14,3 della Lombardia.

Anche qui nessuna invasione, capace di mettere a rischio l’identità culturale abruzzese.