PESCARA – Il governo accelera sulla transizione energetica e sull’incremento di impianti eolici e fotovoltaici in Italia, al fine di raggiungere l’obiettivo degli 80 gigawatt di potenza istallata entro il 2030. Il punto di svolta è rappresentato dall’approvazione dello schema di decreto firmato dal ministro dell’ambiente alla sicurezza energetica Gilberto Picchetto Fratin, che semplifica gli iter burocratici e elenca i siti idonei dove collocare pale eoliche e pannelli fotovoltaici.
Per l’Abruzzo l’obiettivo è quello di realizzare nei prossimi sette anni impianti per una potenza istallata complessiva di 2 gigawatt, rispetto a quelli attuali, 2,1 gigawatt, stando all’untimo rapporto della Gse aggiornato al 2022. Si è già ora insomma oltre la metà dell’opera.
Se il decreto passerà nella sua attuale formulazione la Regione Abruzzo, come le altre regioni avrà sei mesi di tempo per mappare tutti i siti idonei, a terra e anche in mare, per l’eolico off shore.
E non sarà una passeggiata di salute: l’Abruzzo ha 3 parchi nazionali e un parco regionale, e molte aree aree protette, dove cave, terreni non coltivabili e altri siti dichiarati idonei dal decreto non sono in ogni caso utilizzabili. Restano poi le resistenze da parte delle comunità locali, a difesa dell’integrità del paesaggio. Basti vedere le levate di scudi davanti all’ipotesi di un grande parco eolico off shore al largo della costa di Vasto (Chieti), che in fase autorizzativa presso il ministero.
Da quanto si apprende, anche l’Abruzzo chiede di modificare il punto del decreto che prevede compensazioni monetarie per le regioni che non raggiungeranno l’obiettivo nel 2030. C’è infatti l’ipotesi che esso potrebbe non essere raggiunto per la mera assenza di proposte e investimenti da parte del privato, e non sarebbe dunque giusto che a pagare siano i cittadini con i soldi dell’erario.
Il decreto dà una risposta agli operatori del settore che da anni lamentano l’impassibilità di realizzare parchi eolici fotovoltaici per l’incertezza sui luoghi idonei e non sottoposti a vincoli paesaggistici e ambientale, denunciando inoltre iter burocratici estenuanti e ingarbugliati che scoraggiano progetti e investimenti. schema di decreto
Questi i siti idonei previsti nel decreto, per i quali non serviranno autorizzazioni, conferenze dei servizi e altri passaggi burocratici, ma solo una molto più snella comunicazione: aree di bonifica, cave e miniere esaurite, siti e impianti del gruppo Ferrovie, terreni situati in aree aeroportuali e autostradali, e ancora caserme, aree del demanio o siti con impianti eolici e solari già esistenti e da implementare o trasformare, Infine, terreni agricoli non utilizzati per le colture, e per essi salta il limite del 10% di occupazione del suolo che era prevista una precedente bozza di decreto.
Per le aree agricole idonee alla coltivazione si potrà poi utilizzare un 10% della superficie con impianti fotovoltaici standard e piante classificati come agrivoltaici.
Sono stati poi fissati gli obiettivi da centrare al 2030, che è quello di 80.000 megawatt, ovvero 80 GB di Potenza installata, obiettivo fissato nel piano nazionale integrato per l’energia e il clima.
Attualmente in base agli ultimi dati relativi al 2022 sono presenti in Italia circa 1,35 milioni di impianti da fonti rinnovabili, distribuiti in tutti i Comuni italiani per una potenza istallata complessiva di 60,8 gigawatt.
In termini di produzione, il contributo complessivo portato dalle fonti rinnovabili al sistema elettrico italiano è arrivato, nel 2021 a 115,7 TWh, facendo registrare un incremento di appena 1,58% rispetto al 2020.
Un trend decisamente al di sotto di quelli che dovrebbero essere gli obiettivi annuali, causato dalla pandemia, ma anche e soprattutto dal sistema farraginoso di rilascio delle autorizzazioni per la realizzazione dei progetti. Tanto che Legambiente ha lanciato l’allarme: di questo passo l’obiettivo fissato al 2030 di nuovi impianti a fonti rinnovabili, sarà raggiunto tra 124 anni, se calcoliamo la media di installazione degli ultimi tre anni è stata pari ad appena 0,56 gigawatt”.
In base ai nuovi obiettivi, chi dovrà correre di più è la Sicilia con 10 gigawatt di potenza da istallare, seguita alla Lombardia 8,6 gigawatt, la Puglia 7,2 gigawatt. Obiettivi più contenuti, ma con meno territorio utilizzabile, per la Val d’Aosta con 0,5 megawatt, e per le province autonome di Bolzano e Trento, per circa circa 0,8 gigawatt ancora da realizzare. Il piano rappresenta anche un grande partita economica visto che sono stimati 320 miliardi di euro di investimenti per centrare l’obiettivo.
L’Abruzzo sta già rispettando il trend, grazie ai 2.1 gigwatt di potenza installata, distribuiti su oltre 29 mila impianti, che hanno generato nel 2022 2.615 GWh, pari al 44% del totale dell’energia elettrica prodotta sul territorio regionale.
Le fonti fossili restano però assolutamente imprescindibili: in Abruzzo nel 2022 sono stati consumati circa 1,7 miliardi di metri cubi standard di gas dei quali 0,55 miliardi utilizzati per la produzione di energia elettrica, 0,42 nel settore industriale e la restante parte è immessa nelle reti di distribuzione. In definitiva, nel 2022 dalle fonti fossili è arrivato il 44% della produzione totale di energia elettrica, pari a 5,5 TWh.
Tornando all’aspetto politico della definizione dei siti doni in Abruzzo, va considerato che l’idroelettrico non potrà essere in nessun modo sviluppato essendo una filiera energetica esaurita.
Si dovrà decidere dove collocare decine se non centinaia di pale eoliche visibili a decine e decine di chilometri e centinaia e centinaia di ettari di parchi fotovoltaici.
Altro problema è rappresentato dal fatto che ad esempio un sito industriale dismesso potrebbe essere non più idoneo in quanto magari nelle sue vicinanze sono state realizzate determinate infrastruttura e insediamenti abitativi.
Per evitare conflitti territoriali e il moltiplicarsi di comitati anti pale del no pannelli, l’ottimo sarebbe quello di puntare su grandi parti eolici offshore ne b basterebbero due di pochi ettari per coprire da solo i 2 gigawatt mancanti, ma anche qui come detto si sono registrate forti resistenze anche nell’ipotesi di parti di dimensioni molto più contenute






