L’AQUILA – “Basta con questo pregiudizio della speculazione sull’accoglienza dei migranti! Senza volontariato, i famosi 35 euro procapite non ci basterebbero”.

Ad assicurarlo ai microfoni di AbruzzoWeb è padre Quirino Salomone, fondatore del Movimento Celestiniano, di cui è coordinatore Paolo “Pierino” Giorgi, e che gestisce all’Aquila la mensa dei poveri, e accoglie oltre 150 richiedenti asilo, di cui 110 maschi e 16 donne, oltre a 25 nuclei familiari di donne con bambini, utilizzando palazzo Rotilio su via Roma, un edificio in via Cisternola al Torrione, e la struttura post-sismica di San Bernardino in piazza d’Armi.

Un bisogno di chiarimento che padre Quirino tiene a fare a margine della presentazione, a palazzo dell’Emiciclo all’Aquila, del “Dossier statistico immigrazione 2017”, curato dal Centro studi e ricerche Idos in convenzione con la presidenza del Consiglio dei ministri e redatto con la collaborazione dell’Unar (Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali) e della rivista Confronti.

“Riflettete su un fatto: tanti alberghi aquilani pensavano che ospitare immigrati fosse un buon affare – evidenzia padre Quirino – ma poi nessuno lo ha fatto, perché ritengo si siano fatti i conti, e ci hanno ripensato, hanno capito che non conviene”.

Il base ai conti rivelati ad questo giornale da Giorgi, tolti i 2,5 euro quotidiani di pocket money, tutto il budget se ne va per l’assistenza, ovvero per vitto alloggio, vestiario e cure mediche, e poi per la formazione come i corsi di italiano, attività obbligatoria, a cui il Movimento Celestiniano aggiunge corsi professionali e attività sportive.

Padre Quirino assicura insomma che quello che resta viene utilizzato per pagare le utenze della mensa, “a vantaggio dunque anche dei poveri aquilani”.

“Il business dell’accoglienza riguarda piuttosto strutture che magari risparmiano sul cibo e sul vestiario – spiega a sua volta Giorgi – e che vogliono solo giovani maschi ma non donne e bambini, che hanno costi molto maggiori, si pensi solo alle visite pediatriche”.

Per il promotore, “ì nostri conti sono tutti registrati fino all’ultimo centesimo, e sono stati oggetto di un controllo di primo grado e secondo grado, che arriva al massimo del dettaglio di ciascuna voce di spesa, da parte della Regione”.

Eppure lo spettro del “business” dell’accoglienza, che pure esiste, come ha dimostrato l’inchiesta Mafia capitale, viene evocato, in modo spesso generalizzato. Fomentato anche dalla paura suscitata dalla presenza degli immigrati, anche dove tale presenza è minimale. Ultimi due episodi proprio all’Aquila. 

“Il centro va restituito agli aquilani e non può più essere presidio dei migranti”, è sbottata Andreina Pellegrini, portavoce alcuni rappresentanti degli aggregati insistenti nel quarto storico di San Pietro, poco distante dal palazzo che ospita i richiedenti asilo del Movimento celestiniano.

I residenti sono arrivati a minacciare di restituire le chiavi delle loro case ricostruite con i fondi pubblici della ricostruzione post-terremoto 2009.

Una levata di scudi di alcuni residenti è avvenuta anche poche settimane fa nella frazione di Sant’Elia, all’ipotesi, poi del tutto smentita, del trasferimento di richiedenti asilo donne e bambine, già ospitate in città, nell’ex struttura alberghiera di Villa delle Rose il Fienile; stessa cosa quando si è diffusa la voce di un’operazione del genere al New Campus di Pizzoli (L’Aquila) inutilizzato.

“Non mi sento di dare un giudizio, queste situazioni le valuto come il nostro ‘non ancora’ – commenta padre Quirino – Non siamo ancora, cioè, sufficientemente informati e rassicurati. Che vuole che le dica, ci vuole tante pazienza”.

“L’intolleranza è l’incapacità di trovare il proprio equilibrio interiore, e dunque tutto fa paura, tutto ti è nemico. Non si ha la capacità di discernere, non si è capaci di vivere l’ispirazione cristiana di vedere nel fratello la propria ricchezza”, conclude. Filippo Tronca