L’AQUILA – Gli abitanti di Fagnano Alto (L’Aquila) la definiscono una “integrazione al contrario” quella che si prospetterebbe nella frazione di Ripa, 60 anime, se dovessero arrivare 50 migranti extracomunitari.
Continua a far discutere quanto sta accadendo nel paesino dell’Aquilano nel quale un’associazione, che si occupa di assistenza alle persone in difficoltà ed è già operante nel capoluogo, avrebbe intenzione di gestire, in una struttura del posto, la permanenza di questi profughi, in arrivo a seguito dell’emergenza.
Il bando a cui l’associazione vorrebbe partecipare, stando a quanto si apprende, è quello emanato dalla Prefettura dell’Aquila in scadenza il prossimo 29 giugno riguardante l’affidamento del servizio di accoglienza di 400 persone, dal 1° agosto al 31 dicembre, per un importo complessivo di 2,1 milioni di euro (calcolando 35 euro al giorno a persona).
Il primo ad alzare la voce per esprimere il proprio dissenso è stato il neoeletto sindaco, Francesco D’Amore, che ha più volte sottolineato la sproporzione nei numeri. La frazione di Ripa, una delle 10 del Comune, vedrebbe la sua popolazione raddoppiata con l’arrivo dei migranti.
“Non sono razzista, perché siamo pronti a ospitare persone in difficoltà, ma in un numero di 5-10. Metterne 50 in un paese di 60 anime non è accettabile”, ha detto il primo cittadino, chiedendo un incontro urgente al prefetto, Francesco Alecci, e al presidente dell’Anci Abruzzo, Luciano Lapenna.
Dello stesso parere Rosella De Matteis, consigliere di minoranza e residente a Ripa. “Con questi numeri, saremmo noi a doverci integrare. Non si tratta di mancanza di solidarietà. Abbiamo subito un terremoto, quindi chi può essere più solidale di noi? Abbiamo avuto aiuti e siamo disposti a darli, ma non in questi termini”.
Mostra preoccupazione anche Ortenzio Rosa, ex vicesindaco sotto l’amministrazione di Mauro Fattore e residente nella frazione di Opi di Fagnano.
“Si creerebbe il caos – spiega – Non ho nulla contro i migranti, anzi li ho in mezzo al cuore per ciò che vivono. Ma 50 sarebbero troppi in questo paese in cui non ci sono servizi: per fare la spesa dobbiamo andare a San Demetrio oppure a Fontecchio. Non c’è un centro medico, non ci sono bar…”.
Rosa solleva anche una criticità rispetto alla struttura, di proprietà di un privato, in cui dovrebbero essere ospitati gli extracomunitari.
“Si tratta di un edificio inagibile, che necessita di lavori come quelli al sistema fognario”, spiega Rosa.
I tempi quindi non sarebbero immediati, a meno che l’associazione non possa sistemare questi migranti in un altro luogo e poi, a lavori conclusi, spostarli nella struttura di Ripa.
Così come sottolineato dal primo cittadino, il comune non è in grado di offrire assistenza anche perché si trova ancora a dover gestire la difficile ricostruzione del post sisma.
“I centri storici sono completamente abbandonati – aggiunge Rosa – non è partito neanche un cantiere, i lavori si sono fatti solo fuori dei centri storici. Moltissimi i residenti che vivono ancora nei Map”.





