L’AQUILA – Questa sera alle 21 a Santo Stefano di Sessanio (L’Aquila), borgo medievale nel Parco Gran Sasso-Laga classificato tra i 100 più belli d’Italia, andrà in scena il nuovo lavoro di Federico Fiorenza e Antonia Renzella, Notturno d’Autore.
“Nella mia lunga permanenza al Tsa – spiega Fiorenza – ho incontrato varie volte, anzi direi ‘contaminato’, i luoghi più intriganti della nobile architettura di Santo Stefano. Il Romeo e Giulietta del 1991, spettacolo nella memoria di molti, un inizio straordinario dei miei progetti di teatro itinerante, poi la Dodicesima Notte, la rappresentazione della Passione, e infine nel 1998, uno Shakespeare itinerante con Love&Crash”.
A raccontare ad AbruzzoWeb dei suoi molteplici rapporti con Santo Stefano e del suo nuovo spettacolo è lo stesso Fiorenza, più volte direttore artistico del Teatro Stabile d’Abruzzo e nel direttivo dei più prestigiosi teatri nazionali.
“Volevo tornare a fare qualcosa di bello per il paese di Santo Stefano – spiega – Il mio spettacolo aggiungerà altra visibilità al borgo e al progetto di ristrutturazione della Torre Medicea, monumento di grande valore artistico e culturale”.
Fiorenza di arte e teatro se ne intende e ogni sua produzione è sempre stata seguita da un enorme successo di pubblico e critica.
Fiorenza com’è nato il progetto della sua nuova opera teatrale “Notturno d’Autore”?
Parlando con il sindaco di Santo Stefano durante la visita alla mostra “Condivisione d’affetti”, dei dipinti degli Uffizi, abbiamo pensato di rendere costante l’attenzione verso il paese e gli ho proposto uno spettacolo particolare per una location così bella.
Il suo lavoro è una piecé particolarissima e soprattutto all’insegna dello sperimentalismo, può raccontare la trama?
Abbiamo scelto diversi autori, classici o molto conosciuti e rappresentativi della cultura contemporanea.
La scena è l’intero borgo di Santo Stefano, o meglio alcuni luoghi particolarmente scenografici, dove gli attori si lasceranno circondare dagli spettatori e reciteranno i loro monologhi a lume di candela.
Il pubblico sarà accolto da un attore-prologo e le sue assistenti, poi, lo guideranno da un punto all’altro del borgo per incontrare gli altri attori e i loro personaggi.
Si parte da piazza Medicea per una sorta di via crucis teatrale.
Verrà rotto il rapporto tra attore che agisce sulla scena e pubblico che guarda seduto in platea? Si può azzardare un accostamento alla compagnia statunitense Living Theatre?
Il Living ha cambiato dal ’68 il rapporto tra pubblico e attori, un esempio è la celebre “Antigone” al Teatro Comunale, ma questo spettacolo anche se ha un format innovativo come quelli citati, è meglio immaginarlo come una galleria di quadri-vivi dove l’autore racconta, confessa o ricorda attraverso l’attore, accadimenti celebri e personaggi dei nostri percorsi culturali.
Il contatto tra attore e spettatore sarà quasi epidermico, coinvolgente, non esisterà la barriera del palco, della cosiddetta quarta parete. Io parlerei più di un richiamo al teatro greco classico, con il coro circondato dagli spettatori.
Parlava di monologhi, che tipo di monologhi? Ci anticipi qualcosa.
Saranno portati in scena personaggi indimenticabili del teatro e della letteratura, figure inquiete che sviscereranno problemi e alterazioni dell’animo umano, paure e psicosi, ma come sussurrandole all’animo dello spettatore.
Saranno lì, a pochi passi, e l’oscurità della notte farà da complice per portare la confessione intima da un piano materiale a un piano spirituale.
Quanti attori si muoveranno sulla scena-paese? Sono nomi famosi?
Gli attori sono bravissimi, tutti giovani e con un’ottima carriera alle spalle: Simone Faloppa, Antonia Renzella, Federica Stefanelli, Ilaria Falini, David Gallarello, Luigi Pisani, Tommaso Cardarelli, Valerio Camelin, e ancora Annalisa Ciuffetelli e Lorenza Scipioni.
Attori già protagonisti di spettacoli di successo del Tsa e di film, come Pisani nel Noi credevamo di Martone, come Gallarello protagonista del nuovo musical di Moricone che ha debuttato a Seul, la Renzella e Stefanelli nei Demoni di Peter Stein e la Falini e Camelin nell’Antigone di questa estate, per citare alcune loro partecipazioni.
Poi la bella voce di Miriam Foresti.
La sua società Alice Art Management sta lavorando a pieno ritmo per promuovere spettacoli ed eventi culturali. Com’è nata e quali sono i prossimi progetti?
Abbiamo fondato la società nel 1994 con l’intento di promuovere laboratori teatrali, organizzare e produrre spettacoli dal vivo, eventi e manifestazioni teatrali, musicali, televisivi, cinematografici ed editoriali, in pratica ogni evento che abbia a che fare con l’arte di ogni genere. Da allora, abbiamo promosso molte iniziative culturali.
Per esempio abbiamo partecipato a un bando della Regione Abruzzo e il primo risultato è il Laboratorio sulle Arti e i Mestieri dello Spettacolo che continuerà fino a dicembre coinvolgendo altre amministrazioni comunali, la facoltà di Ingegneria, le scuole e i giovani con collaborazioni di prestigio nazionale.
Abbiamo già realizzato molto, dal ritorno sulla Rai della fortunata produzione Storia del Teatro in Italia con Giorgio Albertazzi e Dario Fo, alla messa in scena dell’inedito di Ignazio Silone Le avventure di Tonio Zappa, musiche di Sergio Rendine, con Edoardo Siravo e Antonia Renzella.
Poi il successo avuto con Canto d’amor, spettacolo che ha rappresentato l’Italia al Sarajevo Winter Festival.
Aspettiamo il pubblico per Notturno d’Autore a Santo Stefano, un itinerario teatrale nato con la passione che ha accompagnato molti dei protagonisti e quando le cose si fanno in questo modo, i risultati potrete giudicarli con la benevolenza che sempre chi fa teatro chiede al suo pubblico. (a.c.)





