L’AQUILA – Tra i molti abruzzesi che hanno lavorato in Libia c’è anche il sindaco di Cagnano Amiterno (L’Aquila), Donato Circi.
“Come tanti altri connazionali mi occupavo di edilizia, facevo il capocantiere per la romana Oak appalti – ricorda Circi – sono rimasto a Tripoli nel biennio 1979-80 e mi occupavo della realizzazione delle opere di urbanizzazione per un complesso edilizio della Recchi del gruppo Fiat”.
“Fu un’esperienza molto bella – dice ancora Circi – e ho dei ricordi particolari, come quella volta che in un albergo della capitale incontrai il titolare della società di Cosenza che era fallita durante i lavori di costruzione dell’ospedale San Salvatore dell’Aquila: era scappato dall’Italia e si era rifugiato in Libia”.
“Un altro episodio che colpì molto la mia curiosità – prosegue l’amarcord del sindaco – fu la verniciatura di verde di piazza Italia, in occasione dell’anniversario della rivoluzione, la Jamahiriyya, per celebrare l’indipendenza da Roma”.
“I giovani non tolleravano molto gli italiani perché erano cresciuti con l’idea inculcata da Gheddafi che eravamo stati dei colonizzatori senza scrupoli – rivela il primo cittadino cagnanese – ma gli anziani riconoscevano le tante cose fatte per la gente del posto”.
“Quello che non scorderò mai – conclude Circi – è il lungomare di Tripoli, centinaia di metri di spiaggia con le villette degli italiani che, con l’avvento del colonnello, erano state espropriate dal regime: una vista incantevole”.





