L’AQUILA – Una scuola con alcuni problemi da risolvere, su tutti quello dei precari in bilico, o quello del bullismo, una scuola con la grande incognita della ricostruzione degli istituti distrutti dal terremoto, ma una scuola con una buona qualità dell’insegnamento e dell’apprendimento.

Questo il quadro che si è fatto il neo direttore dell’Ufficio scolastico regionale, Giovanna Boda, dopo i primi 17 giorni di lavoro nel suo nuovo ufficio, che si è trasferito da via Strinella in via Ulisse Nurzia, nella zona Ovest del capoluogo.

Dopo l’esperienza durante l’emergenza sisma fianco a fianco con il provveditore che poi ha sostituito, Carlo Petracca, il Miur ha deciso di mandarla di nuovo in Abruzzo a dirigere una struttura che nei prossimi anni si troverà di fronte sfide e problematiche notevoli.

Ma la trentasettenne piemontese non sembra spaventata dal compito che l’attende. Rifiuta l’etichetta di giovane dal punto di vista dell’esperienza ed è anzi pronta a tuffarsi al lavoro. Proprio oggi, per esempio, incontrerà i sindacati sul problema dei precari.

Può presentarsi ai lettori di AbruzzoWeb?

Ho cominciato a collaborare, a vario titolo, con il ministero dell’Istruzione 18 anni fa, nel 1995, per motivi di ricerca. Da allora ho avuto l’opportunità di conoscere la realtà amministrativa e istituzionale del ministero nelle sue varie articolazioni e di attraversare in lungo e in largo il nostro straordinario Paese lavorando a contatto con tanti istituti, con i dirigenti scolastici, gli insegnanti, le ragazze e i ragazzi che ogni giorno danno vita a questo cantiere di futuro che è la scuola.

Ho così avuto modo di toccare con mano i tanti problemi che pesano sulla scuola italiana, ma soprattutto di maturare un profondo senso di rispetto per le sue professionalità e una tenace fiducia nelle sue energie. Questo è lo spirito con cui lavoro al servizio della scuola abruzzese e del ministero.

Parlando di scuola non si può non partire dalla piaga dei precari. Quali sono i numeri?

In questi giorni abbiamo ricevuto una prima buona notizia, la fase negoziale del Piano triennale per l’assunzione a tempo indeterminato di circa 65 mila precari tra docenti e Ata è cominciata. Le assunzioni si faranno nel periodo 2011-2013. In questa prospettiva, oggi, 21 luglio, incontreremo le organizzazioni sindacali per fare il punto sul precariato nella scuola abruzzese, anche perché nel giro di poche settimane dovremo conferire nomine in ruolo e supplenze.

Quali invece le prospettive?

Presto sarà possibile avere un quadro più chiaro e capire quante assunzioni riguardano l’Abruzzo, una regione che oggi conta oltre 5mila insegnanti supplenti. Nonostante la fase critica ci sono margini per essere fiduciosi, visto che l’obiettivo del ministero, come ha sottolineato il ministro Gelmini, è assorbire progressivamente tutto il precariato.

Altro grande tema, la ricostruzione. Che ne sarà delle scuole distrutte due anni fa dal sisma?

Decisivo su questo fronte sarà il rapporto con la Regione. Insieme verificheremo le priorità per l’edilizia scolastica, tenendo conto che è già in corso un piano di manutenzione straordinaria. Ovviamente la situazione dell’Aquila è più complessa e occorre una verifica e un monitoraggio rigoroso che ci dia la sicurezza necessaria a prendere una decisione fondamentale come quella di riportare la scuola ad animare il centro storico.

Vuol dire che i ragazzi saranno riportati in centro in futuro?

È una decisione delicatissima, che non compete a questa direzione regionale, ma a chi si sta occupando della ricostruzione e della messa in sicurezza dell’area. Noi però diamo e daremo il massimo supporto e lavoreremo a stretto contatto con le istituzioni competenti per contribuire a una evoluzione positiva della situazione.

E le scuole che ci sono oggi? Che ne sarà dei Musp?

Si tratta di strutture funzionali e funzionanti con tutti i servizi e soprattutto sicure. La ricostruzione delle scuole che hanno subìto gravi danni andrà di pari passo con quella della città, lavoreremo con gli Enti locali per garantire la continuità dello studio.

Cosa ricorda della sua esperienza nel “cratere” durante l’emergenza sisma?

Sono arrivata qui con una delegazione del ministero pochi giorni dopo il terremoto. La direzione per lo studente del ministero dell’Istruzione, in cui ho lavorato come dirigente amministrativo dal 2006, si è attivata subito per sostenere l’Ufficio scolastico regionale per riavviare le attività didattiche. Abbiamo collaborato per mesi e mesi per rimettere insieme le fila di una scuola devastata non solo nelle sue strutture fisiche e organizzative, ma anche nel suo corpo vivo.

Come si sente, due anni dopo?

Ho condiviso il dolore profondo di fronte alla perdita di alunni e insegnanti e il desiderio di rimboccarsi le maniche e ricominciare. Le ferite restano. Ma l’esperienza fatta in quel periodo mi ha insegnato di quanta tenacia siano dotati i nostri insegnanti e dirigenti scolastici, che hanno saputo mettere da parte i loro lutti e i loro mille problemi personali per restituire agli studenti colpiti dal sisma il diritto alla scuola. In quell’anno gli esami di maturità si sono svolto regolarmente e a settembre sono riprese le lezioni. Non si tratta di risultati scontati ma del frutto del lavoro di tanti.

Quale ricordo le resta impresso?

Non dimenticherò mai i mille viaggi tra Roma e L’Aquila, con la fretta di arrivare e fare tutto il possibile insieme a tante persone di valore. Quell’esperienza è alla base del mio impegno e della determinazione con cui ho accettato l’incarico all’Aquila.

Tra il problema dei precari, la ricostruzione e le altre criticità della scuola abruzzese, non crede che qualcuno possa obiettare che l’Abruzzo ha oggi un provveditore troppo giovane?

Se guardiamo all’Europa, credo che solo in Italia sia possibile avere 37 anni, lavorare da più di un decennio e dover fare i conti con l’etichetta di “giovane”. La “giovane età” di un dirigente spesso viene vissuta come un ostacolo indebito, come una violazione di qualche tacita regola. Vorrei rispondere a queste perplessità con il mio lavoro quotidiano, sperando di dimostrare, con passione ed umiltà, insieme a tutto l’ufficio scolastico regionale, che un dirigente “giovane” può essere una risorsa.

Un problema serio è quello del bullismo. Anche in regione ci sono stati e ci sono numerosi casi, che cosa si può fare?

Nel lavoro alla direzione per lo studente del Miur ho coordinato la commissione nazionale che si occupa di bullismo. Un problema attualissimo. Le cronache e i media se ne occupano in modo discontinuo, ma questa piaga continua a ostacolare una vita serena per molti studenti. Il bullismo si può prevenire e sconfiggere e ci sono istituti che fanno un lavoro splendido su questo fronte. È una delle esperienze che vorrei mettere al servizio delle ragazze e dei ragazzi abruzzesi, con l’aiuto essenziale di dirigenti scolastici, delle famiglie e insegnanti.

Come?

Partire dal sito dell’Ufficio scolastico regionale per l’Abruzzo, che ha una sezione dedicata al problema. La rinnoveremo e aggiorneremo mettendo in evidenza le buone pratiche e i progetti.

Finale sulla qualità. Come sono oggi l’insegnamento e l’apprendimento in regione?

La qualità dell’insegnamento e dell’apprendimento in Abruzzo è buona. I dati del sistema nazionale di valutazione relativi all’anno scolastico 2009/2010 dicono che alla scuola primaria, in seconda, i bambini della nostra regione hanno risposto bene al 62,2 per cento delle domande di italiano, un dato più alto della media nazionale che viene superata anche nel caso della matematica dove le risposte corrette sono il 57,8 per cento. In quinta le risposte corrette in italiano salgono al 67,6 per cento, in matematica al 61,5 per cento. Siamo sempre sopra la media nazionale.

Allora va tutto bene?

I risultati si abbassano un po’ nella scuola media. Su questo fronte, dunque, bisognerà lavorare per migliorare la qualità dell’apprendimento.