PESCARA – Controlli più stringenti sull’operato dei dipartimenti della Regione Abruzzo, in particolare quelli che si occupano degli appalti del Masterplan per il Sud, già al centro della maxi inchiesta della procura dell’Aquila; estensione a tutti i dirigenti regionali dell’obbligo di pubblicazione della situazione patrimoniale e reddituale, ricorsi permettendo; possibilità per i cittadini di accedere ai documenti delle pubbliche amministrazioni senza necessità di motivare la richiesta.

Sono solo alcune delle novità più eclatanti contenute del “Piano prevenzione della corruzione” della Regione Abruzzo, aggiornato per il triennio 2017-2019, e approvato dalla Giunta regionale il 21 marzo scorso, ponendo fine alla polemica che si era scatenata tra il direttore generale dell’ente, Cristina Gerardis, che ricopre anche le funzioni di responsabile dell’anticorruzione e della trasparenza, e il consigliere del Movimento 5 stelle Domenico Pettinari sui presunti ritardi sull’approvazione del documento.

Il Piano, triennale e obbligatorio per legge, la cui elaborazione è stata coordinata dai funzionari Laura Chiarizia e Domenico Madonna, riguarderà oltre 1.400 dipendenti della Giunta (quelli del Consiglio hanno un loro piano specifico), e ha come obiettivo quello di ridurre le occasioni di corruzione attraverso numerosi strumenti di prevenzione e controllo.

Per esempio con il recepimento, nel Piano, del codice di comportamento dei dipendenti, che tra le altre cose vieta di accettare regali per un valore massimo di 150 euro; attraverso la rotazione del personale nei settori più a rischio, quelli che maneggiano più soldi e gestiscono più appalti. Attraverso il “whistleblowing” (da whistleblower, “informatore”) ovvero la tutela del dipendente che segnala eventuali illeciti, adottando una specifica disciplina in materia di conferimento di incarichi vietando quelli in conflitto d’interesse.

E soprattutto dando grande importanza alla pubblicazione sulla sezione Trasparenza del sito istituzionale, di dati e documenti utili ai cittadini per  essere messi in grado di controllare chi li governa e chi che gestisce i soldi delle loro tasse.

MASTERPLAN SOTTO CONTROLLO

Un aspetto del Piano anticorruzione a cui l’Anac attribuisce grande importanza è la cosiddetta mappatura del rischio. Per ciascun dipartimento e filiera decisionale si analizzano, con la collaborazione di dipendenti e dirigenti, attraverso questionari, i fattori di rischio e dove in un iter amministrativo si possa annidare l’occasione della corruzione e dell’illecito.  Si propongono, poi, misure di prevenzione e di maggiore e stringente controllo.

La novità di quest’anno è una specifica mappatura delle pratiche che riguardano il Masterplan per il Sud, che in Abruzzo prevede 1,5 miliardi di investimenti per 77 interventi che andranno realizzati nei prossimi anni. La Regione, come noto, ha un ruolo centrale, sia come coordinatrice sia come stazione appaltante.

Responsabile unico dell’attuazione del patto è Emidio Primavera, direttore del dipartimento Governo del territorio, affiancato da Ebron D’Aristotile, dirigente del servizio Bilancio, Claudio Ruffini, capo dell’ufficio della segreteria del presidente, Fabrizio Bernardini, dirigente del servizio Gabinetto della presidenza, i componenti dello staff presidenziale Andrea Marconi, Evelina D’Avolio, che è anche componente del Consiglio d’amministrazione della società di trasporti Tua, Sergio Di Pietrantonio, Sabrina Saccomandi e Fabio Ferrante.

Un’attenzione particolare, quella del Piano anticorruzione, che arriva mentre procedono le indagini sugli appalti anche relativi al Masterplan. Tra i 33 indagati, in 11 fronti investigativi attualmente aperti, dirigenti e funzionari regionali, professionisti esterni, imprenditori, oltre al presidente Luciano D’Alfonso, e agli assessori regionali Marinella Sclocco, Silvio Paolucci e Dino Pepe, e anche i componenti della task force Ruffini e Ferrante.

Tra i fattori di rischio individuati dal Piano anticorruzione, nei singoli dipartimenti, c’è “l’elusione delle regole minime di concorrenza stabilite dalla legge con la possibilità di poter agevolare un determinato contraente”, e “l’uso distorto del criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, finalizzato a favorire un’impresa”.

E ancora, negli affidamenti di servizi e forniture, “il favoreggiamento di un’impresa mediante l’indicazione nel bando di requisiti tecnici ed economici calibrati sulle sue capacità”. L’utilizzo della “procedura negoziata nelle ipotesi individuate dalla legge, pur non sussistendone effettivamente i presupposti”.

Classici casi che, poi, riempiono le pagine della cronaca giudiziaria.

PATRIMONI DEI DIRIGENTI IN CHIARO

Una novità che rischia di creare contenziosi è quella che estende a tutti i dirigenti, assunti e nominati, gli obblighi già previsti per gli organi politici, ovvero consiglieri e assessori, riguardo la pubblicazione della situazione patrimoniale e reddituali. Anche dei loro familiari, qualora consenzienti.

Una misura che ha l’obiettivo di far emergere eventuali differenze macroscopiche tra lo stile di vita che conducono i dirigenti e il reddito che ricevono come dipendenti regionali. Differenze che, nel caso ci fossero, potrebbero far suonare un campanello d’allarme e aprire la strada a verifiche su eventuali fenomeni di corruzione.

È già accaduto, però, che, a livello statale, contro questo obbligo abbiano fatto ricorso al Tribunale amministrativo del Lazio i dirigenti della Struttura dei garanti della privacy, rappresentati dal sindacato Unadis (Unione nazionale dei dirigenti dello Stato), argomentando che questa prescrizione sia incompatibile con il diritto alla privacy, e per di più rischia di mettere a repentaglio la sicurezza e la serenità delle famiglie dei dirigenti. Con i dati pubblicati in chiaro, infatti, qualche malintenzionato avrebbe a disposizione, a portata di clic, le informazioni utili per commettere furti e rapine.

Non si esclude dunque che, anche a livello regionale, la legge venga impugnata. L’ufficio Anticorruzione della Regione ha comunque inviato le richieste a tutti i dirigenti delle documentazioni da pubblicare nella sezione Trasparenza entro il 30 aprile prossimo.

Contestualmente, in modo coordinato con altre Regioni, sta avviando un’interlocuzione con l’autorità nazionale in materia, l’Anac, per conoscere l’eventuale estensibilità dell’ordinanza del Tar Lazio anche ai dirigenti regionali nelle more della definizione del giudizio.

PIU’ TRASPARENZA CON L’ACCESSO CIVICO GENERALIZZATO

Altra novità, che potenzia la possibilità di controllo dal basso della pubblica amministrazione, è l’introduzione su direttiva dell’Anac anche in Regione Abruzzo dell’“accesso civico generalizzato”, che dà a ciascun cittadino il diritto di accedere ai documenti delle pubbliche amministrazioni senza necessità di motivare la richiesta e, quindi, senza dover dimostrare l’esistenza di un interesse specifico all’ottenimento del documento.

L’amministrazione è obbligata a rispondere alla richiesta entro 30 giorni con un provvedimento espresso e motivato. L’accesso potrà essere rifiutato dalle amministrazioni a seguito di una valutazione effettuata caso per caso, esclusivamente nell’ipotesi in cui la conoscenza dei dati richiesti possa recare un pregiudizio concreto a un interesse, pubblico e privato, in particolare relativamente alla normativa della privacy.

Nella sezione Trasparenza del sito della Regione, sarà poi obbligatorio pubblicare anche provvedimenti in materia di costituzione di società a partecipazione pubblica, sull’acquisto di partecipazioni in società già costituite, sulla gestione delle partecipazioni pubbliche le quotazione di società a controllo pubblico in mercati regolamentati e razionalizzazione periodica delle partecipazioni pubbliche.

E ancora per quanto riguarda i bandi di gara, andranno pubblicati i provvedimenti che determinano le esclusioni dalla procedura di affidamento di un’impresa concorrente, e la composizione delle commissioni giudicatrice con tanto di curricula dei suoi componenti.

CLINICHE PRIVATE E PAGAMENTI DELLA REGIONE

Importante è anche la novità che riguarda le cliniche private, che negli anni sono state al centro di clamorosi scandali politico giudiziari in Abruzzo, su tutti il processo Sanitopoli.

Sarà, infatti, obbligatorio pubblicare le attestazioni del dirigente competente all’accreditamento, sull’avvenuto controllo del rispetto degli obblighi di pubblicità in capo alle cliniche, fra cui le liste di attesa.

Infine viene introdotto l’obbligo di pubblicazione dei dati riferiti a tutti i pagamenti della Regione, in forma sintetica e aggregata.

In modo tale insomma che il cittadino ci capisca qualcosa, anche se di mestiere non fa il commercialista.