L’AQUILA – “Non è un problema dei giornalisti se il mondo dell’informazione non funziona, è la vita democratica che non funziona. Non è un problema corporativo, è un problema politico, della mancanza di sensibilità politica”.
Parole dure quelle del presidente dell’Ordine dei giornalisti d’Abruzzo Stefano Pallotta, a poche ore dalle elezioni politiche di domenica prossima, e a margine della presentazione della nuova emittente televisiva, con sede nel centro storico dell’Aquila, Telesirio.
Pallotta, al microfono di Abruzzoweb, evidenzia i problemi che attanagliano in Italia il mondo dell’informazione, e che pochissimo spazio hanno avuto in campagna elettorale. Individua almeno una delle possibili priorità per il governo che verrà, qualunque esso sia: dare corretta e congrua attuazione alla legge sull’equo compenso.
“Sull’equo compenso va fatta chiarezza – premette Pallotta – è una legge che già esiste, il punto è che non stabilisce il quantum, e così è stata istituita commissione tecnica che ha deciso che l’equo compenso è di 500 euro lordi al mese. Ovviamente, il Tar non ha ritenuto congrua questa retribuzione, perché è evidente che con 500 euro lordi al mese un giornalista non può campare. L’auspicio dunque è che il prossimo governo riunisca di nuovo una commissione tecnica e stabilire questa volta un compenso che sia davvero equo e congruo”.
Pallotta poi torna per l’ennesima volta a criticare il Consiglio regionale abruzzese, da un mese in stand by per la campagna elettorale, per la vicenda della legge regionale dell’editoria, annunciata quasi tre anni fa, e che si è poi persa nella palude delle commissioni consiliari.
“Voglio ricordare che la Regione Puglia – incalza Pallotta – ha stanziato 2 milioni di euro a favore delle imprese editoriali e dell’occupazione giornalistica, il Molise ha stanziato un milione di euro, e lo stesso dicasi di altre regioni, come Veneto e Toscana. Qui in Abruzzo invece la legge sull’editoria è nel cassetto, e nessuno la tira fuori…”.
Infine una provocazione: Pallotta spezza una lancia a favore delle fake news, che per l’eterogenesi dei fini stanno costringendo financo la classe politica, sempre diffidente nei confronti dell’informazione libera e che assolve al suo ruolo di cane da guardia del potere, a rivalutare il ruolo e la professionalità dei giornalisti.
“Il problema centrale sono diventate le fake news, la proliferazione di bufale sulla rete. Ebbene, sono i giornalisti coloro che combattono le fake news, verificando le notizie, sapendo distinguere con metodo scientifico le fonti affidabili da quelle che non lo sono. E così la figura del giornalista viene rivalutata. Viva le fake news, verrebbe allora da dire…”





