L’AQUILA – Discendente della dinastia dei Cappelletti, una delle famiglie che ha costruito la fama di Rapino (Chieti) nel panorama nazionale delle ceramiche d’arte, ceramista da 6 generazioni, Antonino Vitacolonna, nipote di di Fedele Cappelletti e fine decoratore di maioliche, ha vissuto all’Aquila, dove ha insegnato per quasi mezzo secolo mosaico ed è scomparso nel 2008.
Il ricordo, a quasi 10 anni dalla morte, viene tramandato e tratteggiato da una sua allieva, Patrizia Donato, che custodisce nella sua casa in Sicilia, dove vive da dopo il terremoto del 2009, alcuni pezzi unici avuti dal maestro.
Insegnava all’Aquila Antonino Vitacolonna, la disciplina del mosaico, pur essendo un tipico ceramista la cui peculiarità era la creta. E non va confuso con l’omonimo e cugino, un altro ceramista, scomparso nel 2012 a Rapino, personaggio rimasto nel cuore di tanti estimatori del settore, ultimo discendente di questa dinastia.
“Era un personaggio modesto che non amava clamore intorno alla sua arte e alla sua persona, ho con me a imperitura memoria un piatto da muro molto grande con il tipico fioraccio castellano; la cosa caratteristica è che in genere vengono realizzati con uno stampo di creta, questo è stato foggiato a mano sul tornio che crea una sua unicità – racconta la Donato ad AbruzzoWeb – E poi ancora una mattonella dove c’è il paesaggio castellano che in genere ha raffigurati gli specchi d’acqua, questo non li ha, e questa cosa ne crea unicità, lui me li ha venduti sapendo quanto potessi apprezzarli e con il desiderio che rimanesse qualcosa di lui ai posteri”.
“Il mio entusiasmo lo aveva molto colpito, durante gli anni trascorsi nel suo laboratorio, mi ha tramandato alcuni dei suoi segreti, come ad esempio il piatto al tombolino, unico al mondo nel suo genere”, prosegue.
Patrizia fa notare che “è difficile che un ceramista sommi tutte le funzioni tipiche del mestiere, solitamente vengono ripartite in diverse figure; lui invece faceva tutto da solo, mi ha insegnato le varie tecniche che assommava, dalla depurazione della creta, alla battitura per togliere l’aria, altrimenti nel forno andrebbe incontro a rottura”.
Insomma, un uomo che ha trascorso una vita intera a perfezionare a studiare la sua arte, tanto che, come ricorda la stessa Patrizia, ne ha subito anche gli aspetti negativi. “Avea grossi problemi uditivi fin da bambino, a causa della lunga permanenza fin dalla tenera età nei forni a camera”.
Tipicità che ha portato ad anni di lavoro con gli allievi nell’assoluto silenzio, inframmezzato da storie e racconti che affondano le radici nel passato. “Da allieva privilegiata, visto che ero l’unica, mi trovavo spesso nel suo laboratorio, dove aveva sistemato un tavolino per me per farmi mettere in pratica i suoi insegnamenti, stavamo in silenzio per ore, di spalle – prosegue la Donato – Poi c’era la pausa e prendevamo a discorrere di cose antiche, di personaggi illustri, come Francesco Paolo Tosti o Francesco Paolo Michetti, che si incontravano a casa dei Cappelletti a Francavilla, e lui era lì, a raccontare un aneddoto o qualcosa che aveva ascoltato nei racconti della sua famiglia e che lo aveva colpito”.
Un dettaglio particolare che Patrizia vuole rendere noto tratteggia la tipicità di Vitacolonna “Si alzava, salutava e diceva: ‘Vado a comprare le corde di violino in Si e in La e sai che cosa ci faccio? Ci faccio suonare le torte di argilla’. Praticamente, tagliava le torte di argilla con le corde dopo averle battute a dovere al fine di eliminare il più minuto vuoto d’aria”.
Il desiderio della sua allieva, in conclusione, è quello di tenerne viva la memoria, a quasi 10 anni dalla scomparsa,”era un uomo molto riservato, come ho già detto, ma era davvero un artista a 360 gradi, un cultore dell’arte, dei mestieri, un amante delle tradizioni, della famiglia e della buona tavola, personaggi che tendono a scomparire, in un panorama, quello attuale, fatto di rapporti impersonali e virtuali”.





