L’AQUILA, 23 GIU – Momenti di tensione in Consiglio regionale. Circa 500 persone hanno effettuato un sit-in di protesta fuori dal palazzo dell’Emiciclo per chiedere con forza al Consiglio di assumere una posizione netta contro la petrolizzazione in Abruzzo.
In seguito alla decisione del Consiglio regionale di rinviare l’approvazione del documento contro la petrolizzazione in Abruzzo, però, i manifestanti, tra cui rappresentanti delle associazioni ambientaliste, hanno sfogato la loro rabbia bloccando le porte di uscita di palazzo dell’Emiciclo, impedendo così ai consiglieri regionali di uscire. Sul posto è intervenuta anche la polizia che sta cercando di sedare la protesta.
All’interno dell’aula consiliare di Palazzo dell’Emiciclo non è arrivata alla fumata bianca la seduta straordinaria del Consiglio regionale sulla vicenda idrocarburi in Abruzzo, chiesta dall’opposizione di centrosinistra, interrotta per permettere alla maggioranza di centrodestra di riunirsi al fine di prendere in considerazione la proposta del capogruppo dell’Idv, Carlo Costantini, di proporre un disegno di legge regionale da presentare all’approvazione delle Camere, come prevede la Costituzione, che mira a bloccare le attività estrattive in tutte le regioni adriatiche. Una legge regionale a valenza statale da inviare a tutte le Regioni.
Tra le associazioni che hanno organizzato il sit-in di protesta figurano Legambiente, Wwf, Abruzzo Social Forum, Nuovo Senso Civico, e tra i partiti i Verdi e il Pd.
“Siamo contro la petrolizzazione in Abruzzo, chiediamo che vengano sospese tutte le istanze di concessione presentate e revocate quelle esistenti. L’Abruzzo è la regione verde d’Europa e non può permettersi la presenza di insediamenti petroliferi – hanno affermato i manifestanti – Se Chiodi ha peso politico lo faccia valere a livello italiano e come successo in mezza Italia, revochiamo le concessioni per la petrolizzazione”.
Giunti da ogni parte d’Abruzzo e in particolare dalla costa teatina, interessata dalla famosa questione del centro oli di Ortona, i manifestanti si sono posizionati fuori dal palazzo dell’Emiciclo dalle prime ore del pomeriggio e hanno intonato slogan piuttosto duri nei confronti della maggioranza di centrodestra e del presidente Chiodi.
LA PROPOSTA, UN NO DEFINITIVO AGLI IDROCARBURI
L’AQUILA – Il capogruppo dell’Idv, Carlo Costantini (nella foto), ha presentato in Consiglio regionale un documento da sottoporre all’approvazione dell’assemblea che prevede il blocco a tempo indeterminato delle attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi (petrolio) in tutto il Mare Adriatico.
La proposta prevede l’approvazione di uno specifico disegno di legge regionale, contenente una proposta da presentare alle Camere, come previsto dall’art. 121, 2 comma della Costituzione.
Il documento contiene un’analisi sulle gravissime condizioni di salute in cui versa il Mare Adriatico, tali da rendere del tutto incompatibili con il “principio di precauzione” attività quali quelle poste in essere dalle compagnie petrolifere. Prevede inoltre anche l’invio della proposta ai Consigli regionali del Friuli Venezia Giulia, del Veneto, dell’Emilia Romagna, delle Marche, del Molise e della Puglia, perché valutino l’opportunità di adottare un analogo provvedimento legislativo, allo scopo di dare ancora più forza all’iniziativa.
Carlo Costantini ha già dichiarato che, nel caso in cui il Consiglio regionale dovesse respingere la proposta, ha già pronta la costituzione di un Comitato di cittadini per raccogliere le 50 mila firme necessarie per la presentazione di una proposta di legge di iniziativa popolare alle Camere (art. 71 della Costituzione) per dire un “no definitivo” al petrolio nel Mare Adriatico.
“Occorre smascherare – ha dichiarato Costantini – il gioco gattopardesco in corso da 18 mesi tra il governo nazionale e il presidente Chiodi, un gioco che fino a oggi ha prodotto unicamente disegni di legge inefficaci o addirittura controproducenti e conflitti alla Corte Costituzionale, lasciando nel frattempo completamente spianata la strada ai petrolieri. A questo punto che siano i Consigli regionali delle Regioni adriatiche o direttamente i cittadini a far sentire la loro voce”.
CHIODI: ”LA REGIONE RISPONDE CON I FATTI”
L’AQUILA – “Sul problema della petrolizzazione la Regione ha sempre risposto con i fatti”. Lo ha detto il presidente della Regione, Gianni Chiodi, nel corso della seduta straordinaria del Consiglio regionale sugli idrocarburi.
“Infatti – ha precisato Chiodi – a oggi i fatti dicono che la Regione Abruzzo non ha rilasciato alcuna autorizzazione all’introspezione e che il Centro Oli non è partito e non partirà, nonostante fosse stato in passato autorizzato”.
Il presidente della Regione ha poi spiegato la posizione della Regione. “Noi, allo stato, abbiamo la legge regionale 32 del 2009 che dice chiaramente qual è la volontà dell’Ente regionale, ma sappiamo anche che questa legge è stata impugnata dal governo davanti alla Corte costituzionale per conflitto di competenza”.
“Con il governo – ha aggiunto Chiodi – abbiamo avviato un confronto in modo da scrivere un testo normativo che da un lato garantisca le competenze fissate dalla Costituzione e dall’altro tuteli i territori e gli interessi degli abruzzesi. In alternativa, aspettiamo il giudizio della Corte Costituzionale sul ricorso promosso dal governo e, in caso di bocciatura della legge regionale, torneremo in aula per discutere e approvare un nuovo testo. Questa è la strategia della Regione Abruzzo e mi sembra una strategia chiara e una posizione trasparente”.
Il presidente della Regione ha anche affrontato il problema legato alla trivellazione sul mare, cosiddetto petrolio off shore. “Su questo punto – ha chiarito il presidente Chiodi – sapete benissimo che la competenza è nazionale, ma come Regione Abruzzo stiamo lavorando in sede di Conferenza delle regioni e di Conferenza Stato-Regioni per trovare un accordo con tutte le regioni adriatiche per chiedere espressamente il divieto di trivellazioni”.






