L’AQUILA – “Nel terremoto morivano ricchi e poveri, istruiti e analfabeti, autorità e sudditi. Nel terremoto la natura realizzava quello che la legge a parole prometteva e nei fatti non manteneva: l’uguaglianza. Uguaglianza effimera. Passata la paura, la disgrazia collettiva si trasformava in occasione di più larghe ingiustizie”.
Le immortali parole di Ignazio Silone, scritte in Uscita di sicurezza dopo il terribile sisma del 1915 nella Marsica, torna d’attualità cento anni dopo a L’Aquila. Dopo che l’assessore comunale al sociale Emanuela Di Giovambattista ha fornito i numeri ufficiale dei nuovi poveri nel capoluogo, oltre 5 mila. Coloro che godono di assistenza sociale, con reddito annuo bassissimo, non superiore ai 5 mila euro. A loro andrebbero, tuttavia, aggiunti, anche se stime esatte non ne esistono, migliaia di cittadini in estrema difficoltà economica.
Un paradosso, in una città dove da anni stanno arrivando i miliardi della ricostruzione, e dove aumentano i conti in banca di una minoranza di fortunati, che hanno fatto sì che il reddito medio, nel 2016 pari 25.708 euro procapite, dal 2010 sia salito di ben 1.190 euro.
Interpellato da AbruzzoWeb, il sindaco, Massimo Cialente, allarga le braccia, e ammette che “5 mila poveri su 70 mila abitanti è un dato spaventoso”. Aggiunge anche, però, che è “un’emergenza che il Comune fatica ad affrontare”. Non basta, infatti, il milione di euro di misure in campo per contrastare la povertà nel capoluogo.
Il primo cittadino, all’ultimo anno di governo dopo un decennio e due mandati con la fascia tricolore, coglie l’occasione per invitare l’Associazione nazione costruttori edili (Ance) a utilizzare soprattutto per l’assistenza sociale le risorse del Fondo etico per la ricostruzione, promosso dai costruttori d’Abruzzo per realizzare progetti sociali culturali e sportivi nelle zone terremotate e alimentato dai contributi volontari versati dalle imprese che operano nella ricostruzione post-sisma del 6 aprile 2009. Non sarà però, a oggi, un aiuto determinante: alla sua costituzione, il fondo ha raccolto appena 113 mila euro tra 13 imprenditori come già denunciato da AbruzzoWeb.
Cialente premette che, purtroppo, “la ricostruzione non ha creato l’indotto sperato”, anche perché i soldi vanno altrove, in altre Regioni, da dove sono arrivate il grosso delle imprese impegnate nel cratere.
“Abbiamo aperto a un po’ tutte le imprese – spiega il sindaco – e forse questo aspetto andava meglio regolato. Molte imprese di fuori si portano anche i materiali, oltre che i dipendenti. Andrebbe capito meglio il meccanismo, fino a che punto sia accaduto solo per la fiducia nei fornitori storici, o se qualcuno ha pensato di approfittarne, per guadagnare più di quello che c’era da guadagnare”.
A far fronte alle nuove povertà ci deve così pensare il Comune, ovvero i cittadini con le loro tasse. “Intere famiglie che hanno bisogno di assistenza stanno pesando non solo economicamente, ma aggravano il nostro lavoro e la fatica in maniera terribile”, confessa.
Un aiuto secondo Cialente sarebbe, dunque, a dir poco gradito anche da chi nella società civile si sta arricchendo e non poco con la ricostruzione, i costruttori in primis.
“Il fondo etico non raccoglie adesioni? Credo che sia una contraddizione tutta interna all’Ance – prosegue il primo cittadino – Io dico solo che il Comune dell’aquila, per la sola ricostruzione delle periferie, ha assegnato fondi per ben 4 miliardi. L’idea del fondo etico era nata proprio in questa fase per aiutare iniziative sociali. Con 5 mila poveri, penso debba essere utilizzato proprio per scopi sociali. In questa situazione molti sono nuovi poveri, persone nemmeno, quindi, strutturate ad affrontare la situazione di povertà”.
Insomma, l’invito ai costruttori è quello di non disperdere le poche risorse raccolte in progetti di altra natura, visto che nel regolamento del fondo si parla anche di iniziative sportive e culturali.
Cialente, comunque, se la prende anche con la Corte dei conti e con il governo, entrambi “sordi e ciechi davanti all’emergenza sociale aquilana”.
“Ci sono stati momenti in cui la Corte dei conti ha pensato bene di condannare gli amministratori aquilani che non avevano il coraggio di cacciare famiglie in forte difficoltà economica dagli appartamenti del progetto C.a.s.e. – ricorda Cialente – Veramente lì si è toccata con mano la dissoluzione del concetto stesso di Paese, l’assoluto disinteresse verso il problema sociale”.
Per non parlare del governo, a cui bisogna ogni anno “elemosinare” fondi per ripianare i bilanci del Comune, per compensare le mancate entrate nel post-terremoto, quelle per esempio dell’Imu e della Tari, la tassa dei rifiuti, delle migliaia di case ancora inagibili.
Per il 2016 sono arrivati fondi ministeriali per complessivi 16 milioni di euro ma dopo estenuanti trattative e incertezze, e solo grazie a un emendamento di luglio, che ha permesso di scongiurare l’aumento della Tari, già alzata del 23% sull’anno scorso, di un ulteriore 27%.
“Non è che non abbiamo una Tari bassa – ribadisce Cialente – è che non abbiamo case nel centro storico perché, questo deve essere ben chiaro, la ricostruzione del centro non è partita perché ci è stato impedito fino al marzo 2013”.
“Quindi noi stiamo ricostruendo da tre anni il centro storico, stiamo facendo la nostra parte, ma il governo ci deve aiutare, altrimenti le cose si fanno difficili. Il governo credo che non abbia ancora ben considerato le conseguenze di una città che è crollata, in termini sociali, anche considerando che si è sempre dato poco retta agli enti locali”, conclude.






