L’AQUILA – Finalmente a casa. Alessandro Aquilio è tornato all’Aquila, ospite della galleria commerciale Meridiana, per presentare alla gente della sua città ferita il libro “Ventitre secondi” (Kellermann editore), racconto del terremoto visto con gli occhi di chi il 6 aprile 2009 era lontano dal “cratere”.

Dopo un tour di migliaia di chilometri in giro per l’Italia e l’exploit a Londra lo scorso 6 dicembre di fronte ai bambini della scuola elementare “Ben Jonson”, ecco dunque Alessandro, che vive e lavora a Milano, in mezzo alla sua gente.

Ospiti d’eccezione, il giornalista del Messaggero Angelo De Nicola, caposervizio della redazione di Teramo, una delle figure di spicco della cultura aquilana e autore, fra gli altri, del libro “Il nostro terremoto”, e l’avvocato Fabrizia Aquilio, rappresentante del ministro degli Esteri, Franco Frattini, per la promozione della ricostruzione della città dell’Aquila e del suo territorio.

La Aquilio in particolare ha posto l’accento sul fattore internazionale. “Il mio impegno – ha dichiarato – è di aumentare l’interesse dei Paesi stranieri nei confronti della nostra vicenda. Ho avuto modo di parlare recentemente con l’ambasciatore Italiano a Londra, Alain Giorgio Maria Economides e ho capito che si possono aprire nuovi scenari”.

“Potremmo per esempio proporre agli inglesi – ha proseguito – di adottare qualche nostra bellezza artistica da restaurare, come l’organo della Basilica di Collemaggio, al momento senza ‘papà’”.

Un’occasione per discutere del sisma a trecentosessanta gradi con i diretti interessati, i cittadini aquilani, rimasti in religioso silenzio durante la lettura di alcuni passaggi del libro interpretati dalla voce teatrale della splendida e bravissima attrice Alessia Giangiuliani.

Molta carne al fuoco, dunque. Perché “quei ventitre secondi non possono continuare a segnare in negativo la storia e il futuro di questa città”, come hanno fatto notare Aquilio e De Nicola in una sorta di composta, ma decisa critica del momento di stallo in cui versa il capoluogo aquilano.

“C’è bisogno di mettere sul piatto idee forti – ha detto Aquilio – per puntare alla ricostruzione di un territorio che anche prima del ‘bombardamento’ sismico faticava a emergere”.

“L’Aquila doveva uscire da tempo dalla cultura a doppio taglio dell’immota manet – ha sottolineato De Nicola durante la sua lunga introduzione al dibattito – e se si continua a usare il sisma come scusa per non rialzarsi e ripartire, si è tagliati fuori dal mondo”.

“Sarà di vitale importanza – gli ha fatto eco lo scrittore – ripensare L’Aquila nella sua interezza e continuare a puntare sulla comunicazione. Senza un ‘martellamento’ continuo che spieghi chiaramente come ci siamo evoluti a ventuno mesi dal 6 aprile 2009, i riflettori saranno destinati a spegnersi. Anzi, siamo quasi caduti nel dimenticatoio”.

“Io continuerò a rompere le scatole a tutti – ha voluto precisare quasi con rabbia – per evitare che la gente se ne esca con delle frasi come quel glaciale e insensato ‘tanto L’Aquila è morta’ che ho sentito pronunciare durante una presentazione del libro a Pavia”.

“Io ho semplicemente risposto – ha concluso – che non potrò mai permettermi di pensare una cosa del genere, perché vorrebbe dire che se la mia città è morta, lo sono anche la mia famiglia, i miei amici, le mie radici”.

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