ROMA  – Scattata la sorveglianza del ministero della Salute per Hantanvirus su quattro persone arrivate in Italia dopo aver viaggiato sul volo Klm con scalo a Roma su cui c’era la donna ammalata poi morta a Johannesburg. I quattro si trovano ora in Calabria, Campania, Toscana e Veneto.

A seguito delle segnalazioni ricevute attraverso i circuiti internazionali relative al focolaio di Andes Hantavirus (unico ceppo noto per la trasmissione da persona a persona) collegato alla nave Mv Hondius, il ministero della Salute ha attivato le procedure previste di valutazione del rischio, sorveglianza e coordinamento sanitario, in linea con i protocolli nazionali e internazionali.

Le valutazioni condivise a livello internazionale dall’Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità) e dall’Ecdc (Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie), sottolinea il ministero, indicano attualmente un rischio basso per la popolazione generale a livello mondiale e molto basso in Europa.

SCHEDA: COSA SONO GLI HANTAVIRUS E SINTOMI CONTAGIO

Gli hantavirus appartengono alla categoria dei virus zoonotici, microrganismi che risiedono naturalmente nei roditori e possono colpire l’essere umano in modo occasionale. Come precisato dall’Istituto Superiore di Sanità, l’infezione può evolvere in quadri clinici severi, con esiti spesso infausti. La geografia del virus ne determina la manifestazione: nelle Americhe prevale la sindrome cardiopolmonare, caratterizzata da un rapido deterioramento delle funzioni vitali, mentre in Europa e Asia è più comune la febbre emorragica con sindrome renale. Sebbene i numeri globali restino contenuti, la letalità nelle aree endemiche può superare il 25%.

Il contagio avviene prevalentemente attraverso l’inalazione o il contatto con escrezioni di roditori infetti, come urina, feci o saliva. Sebbene la trasmissione interumana sia un evento rarissimo, il virus Andes rappresenta l’unica eccezione documentata, potendosi trasmettere in caso di contatti stretti e prolungati. I primi sintomi, che compaiono generalmente tra le due e le quattro settimane dall’esposizione, includono febbre alta, dolori muscolari, vertigini e disturbi gastrointestinali. La fase critica si manifesta con improvvise difficoltà respiratorie e ipotensione. Attualmente non esistono vaccini o terapie antivirali specifiche: la gestione medica si basa esclusivamente su trattamenti di supporto e terapia intensiva precoce.

Secondo i dati dell’Iss e dell’Oms, le zone a più alta endemia includono gran parte delle Americhe, con particolare rilevanza per l’Argentina e il Cile per quanto riguarda il ceppo Andes, e gli Stati Uniti sud-occidentali per il virus Sin Nombre. In queste aree, la sindrome cardiopolmonare resta una priorità di salute pubblica a causa dell’alto tasso di mortalità registrato nelle comunità rurali. Spostando lo sguardo al continente eurasiatico, il quadro epidemiologico muta sensibilmente. La Cina e la Repubblica di Corea continuano a segnalare migliaia di casi annuali di febbre emorragica con sindrome renale, sebbene le campagne di prevenzione abbiano ridotto drasticamente l’incidenza rispetto ai decenni passati. In Europa, le zone più interessate sono quelle dell’area balcanica (virus Dobrava) e del Nord Europa (virus Puumala), dove i picchi di infezione sono ciclici e correlati alle fluttuazioni demografiche delle popolazioni di arvicole rosse.