L’AQUILA – “Una guerra tra Fondazione Carispaq e la banca? Non voglio pensarlo né crederlo, sarebbe una cosa disdicevole, soprattutto per la banca”.
Commenta così l’avvocato aquilano Francesco Carli, da poco rieletto presidente dell’assemblea dei soci della Fondazione legata all’istituto di credito del capoluogo, le voci su una possibile guerra intestina sotterranea tra i due enti “cugini”, il cui primo effetto potrebbe essersi visto durante la sua rielezione, che è sì avvenuta, ma meno facilmente rispetto a quanto si prevedeva.
“Una parte minoritaria dell’assemblea – commenta a freddo Carli, in tono pacato – aveva individuato un’altra soluzione, con un candidato che era di Avezzano. Si voleva spostare l’asse, o almeno questo è apparso. Per quale motivo? Non so dirlo, bisognerebbe chiederlo a loro”.
Alla fine, contro il candidato marsicano Antonio Placidi l’ha spuntata Carli, per 33 a 27, ma con un vice presidente, Carlo Peretti, pure aquilano, ma legato al gruppo dei dissidenti.
“Sei voti di scarto sembrano pochi – sottolinea Carli – ma rispetto ai miei si tratta del 20 per cento e rispetto ai suoi del 25. Inoltre il quorum di 30 voti necessari per l’elezione è stato raggiunto dalla prima tornata e senza un ballottaggio”.
È un dato di fatto, però, che l’assemblea dei soci sarà spaccata in due fazioni. “È stata espressa una separazione – ammette il presidente – ma il voto è segreto e non voglio etichettare questa divisione. Non saremo Montecchi e Capuleti, insomma. L’organo presidenziale e quello collegiale si muoveranno secondo lo statuto, sono le regole della democrazia”.
Per Carli, insomma, non sarà più difficile lavorare. “No. Magari ci sarà una maggiore vivacità nel dibattito interno. D’altronde – ricorda – quando raccolsi il difficile testimone dopo la scomparsa di Nello Mariani, la cosa che chiesi fu una maggiore partecipazione e più dibattito. Forse quello che succede oggi è anche un segno di ciò”.
In ogni caso Carli non crede a una guerra interna tra la banca e la sua fondazione, anche se di sicuro non la smentisce.
“La Fondazione – conclude – è un punto di riferimento e un patrimonio storico della Carispaq, oltre che uno strumento di connessione con la città. Non voglio neanche pensarci, che possa esserci una guerra. Devo e voglio pensare che non sia così”.
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