L’AQUILA – “Con molti colleghi, abbiamo trovato davvero singolare il bando appena emanato dal Gran Sasso science institute che offre borse di studio e alloggio gratuito agli studenti dell’Università degli studi dell’Aquila, iscritti ai corsi magistrali di matematica e informatica, scegliendo lei i beneficiari, che devono anche frequentare anche i suoi corsi. In questo modo ci sottrae i futuri dottorati, mai vista una cosa del genere, è una invasione di campo”.
Nel pieno della campagna elettorale per la carica di rettore dell’Università dell’Aquila, come successore di Edoardo Alesse, in programma dal 12 giugno al 23 giugno, a rivelarlo ad Abruzzoweb è uno dei quattro candidati, il professor Marco Valenti, il primo a scendere in campo nell’agone.
Il bando è stato emanato il 12 maggio scorso, per borse di studio che ammontano ad un complessivo di circa 300.000 euro, di durata biennale, da 24.000 euro ciascuna, garantendo anche un alloggio gratuito.
Un caso di “concorrenza sleale”, sostiene in sostanza Valenti, da parte del Gssi, università in competizione di fatto con lo storico ateneo, e di cui è rettrice Paola Inverardi, da poco nominata componente del nuovo Comitato tecnico-scientifico dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (Acn), già rettrice prima di Alesse di Univaq.
Opportunità, quella dei bandi, altro aspetto importante, rivolta proprio agli studenti del dipartimento di Ingegneria, Scienze dell’Informazione e matematica (Disim), diretto da Fabio Graziosi, delfino della potente Inverardi, considerato il favorito tra i quattro candidati alle elezioni per il rettorato.
Le borse di studio saranno erogate in una soluzione unica, con obbligo di conclusione degli studi entro una certa data e obbligo eventuale di restituzione dell’intera somma qualora non si arrivi alla laurea. Gli studenti che vincono la borsa devono anche frequentare corsi complementari del Gssi.
Una iniziativa che ha fatto sobbalzare dalla sedia Valenti, visto che dal suo punto di vista è in gioco il rapporto lo storico ateneo, motore economico, sociale e culturale dell’Aquila, con oltre 18.000 studenti e 1.500 dipendenti, tra cui 640 docenti, e la Gran Sasso science institute, prestigiosa scuola sperimentale di dottorato internazionale, fondata nel 2013, che ha 160 studenti e 80 docenti tra ordinari, associati e ricercatori, finanziata ne 2024 con 20.967.330 euro, contro gli 85.917.416 euro di Univaq.
“Non si era mai visto, che io sappia – si accalora Valenti -, un’iniziativa fatta da una università pubblica, quindi con un bilancio pubblico, che finanzia borse di studio per studenti di un’altra università pubblica. Con la selezione dei borsisti, studenti di Univaq, che la fa il Gssi, e non come sarebbe ovvio, Univaq”,
Valenti, professore ordinario di Metodi epidemiologici, del Dipartimento Scienze cliniche applicate e biotecnologiche, direttore del Centro regionale autismo, componente del Comitato Etico Regionale per gli studi clinici, consigliere dell’Ordine dei Medici dell’Aquila, ha nella corsa al rettorato come avversario più temibile e dato come favorito, Fabio Graziosi, direttore del dipartimento di Ingegneria, Scienze dell’Informazione e matematica (Disim), proprio nel settore Stem, ovvero di “Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica”, a cui è rivolto proprio il bando delle borse di studio del Gssi.
Grande supporter di Graziosi, assieme ad Alesse, è come detto è Inverardi. Recentemente è stato nominato presidente della fondazione Vitality, organismo creato dal consorzio Hamu, di cui da fine novembre scorso è presidente Alesse, acronimo che sta per Hub Abruzzo, Marche, Umbria, associazione a cui partecipano tutte le Università delle tre regioni, le associazioni confindustriali e alcune delle più prestigiose Fondazioni finanziarie e culturali. A cementare il rapporto di fiducia e stima tra Alesse e Graziosi, a buon diritto suo delfino nella successione alla guida di Univaq, a cui concorrono anche, oltre a Valenti, Luca Lozzi, direttore del dipartimento di Scienze fisiche e chimiche (Dsfc) e Roberto Carapellucci, ordinario del Dipartimento di Ingegneria Industriale e dell’Informazione e di Economia (Diie).
Incalza dunque Valenti: “aspetto dirimente di questa vicenda, è che gli studenti vengono selezionati non dall’Università dell’Aquila, dove sono iscritti, ai corsi magistrali dell’area di matematica, informatica e fisica, ma dal Gssi, e questa a mio modo di vedere è una cosa assolutamente eccentrica e inopportuna. Ed oltretutto ci sono una serie di vincoli assolutamente rigidi, tra i quali il fatto di dover frequentare dei corsi complementari tenuti presso il Gssi, oggettivamente è al di fuori di un accordo convenzionale e che francamente piuttosto problematico, dal punto di vista dei rapporti fra le due istituzioni”.
“Ora, io capisco che si tratta, da parte di Gssi, di un legittimo percorso che punta a selezionare studenti di eccellenza, per così dire fidelizzandoli ai futuri percorsi di dottorato. – si accalora Valenti -, ma in questo modo si va ad incidere sulle discipline stem che sono già in difficoltà dal punto di vista del reclutamento degli studenti, e accadrà che gli studenti vincitori di borse di studio, diventeranno dottorandi del Gssi, sottraendo le migliori menti e talenti ad Univaq”.
Ci sono poi perplessità per le condizioni poste: “in caso di difficoltà negli studi si prevede una restituzione integrale dell’intera borsa di studio, oltre che degli importi derivanti dal supporto per la residenzialità. Un vincolo che mi sembra fortemente penalizzante”.
“Concorrenza legittima ma per così dire ‘sleale’ dunque?”: a questo interrogativo così risponde Valenti: “non vorrei usare un termine così forte, però certamente, assieme a molti colleghi, trovo del tutto irrituale che una università esterna eserciti una selezione di studenti della nostra università. Il Gssi nasce con un core business molto preciso, che è quello di sviluppare una scuola di dottorato con una forte capacità di attrazione internazionale, a beneficio di tutti, come fattore di sviluppo della ricerca e della didattica avanzata. Nel momento in cui però si supera questa mission originaria, occorrerebbe una regolazione dei rapporti, altrimenti si crea un cortocircuito”. (red.)






