PESCARA – “Una signora ha avuto un incidente mettendo un piede in un pozzetto non coperto, su una strada in gestione al consorzio e mi ha querelato per lesioni personali”.
È solo un esempio, svelato ad AbruzzoWeb, delle “azioni di natura legale” che sta subendo l’ormai ex presidente del collegio dei liquidatori del Consorzio per lo sviluppo industriale dell’area Chieti-Pescara, Gabriele Gravina, che le ha denunciate in una lettera in cui ha rassegnato le sue dimissioni nei giorni scorsi.
Lettera di dimissioni diffusa dal consigliere regionale di Forza Italia Mauro Febbo, che ha parlato di “fuggi fuggi” delle personalità nominate dalla Giunta di Luciano D’Alfonso.
Gravina, che è anche consigliere federale della Federazione italiana gioco calcio (Figc) e imprenditore impegnato nella ricostruzione dell’Aquila, puntualizza che la querela e in generale le vicissitudini giudiziarie non costituiscono “la motivazione reale” per cui ha scelto di rassegnare le dimissioni anche se, aggiunge, “le azioni legali che sto subendo, anche se le altre sono tutte di natura civilistica in merito a mancati pagamenti, arrecano danno ad altri ruoli istituzionali che ricopro. La querela è arrivata perché da diverso tempo non si eseguono lavori di manutenzione sulle strade e marciapiedi in gestione al consorzio”.
“Come ho spiegato nella prima parte della lettera, la verità è che ho esaurito il mio compito di commissario. Non è stata una fuga o una lotta al presidente D’Alfonso – aggiunge – Mi era stato chiesto di disporre un piano per il Consorzio, l’ho fatto e consegnato e il mio lavoro è finito. Il mio percorso era di pochi mesi, non faccio il dipendente regionale per tutta la vita”.
La polemica sulle dimissioni di Gravina è stata innescata da Febbo nei giorni scorsi tornando sull’argomento della fuga generale dei dirigenti regionali e collaboratori nominati nei vari enti regionali dal governatore.
Tra i dimissionari, Vittorio Di Biase e Carmine Cipollone, rispettivamente i capi dipartimento Opere pubbliche, governo del territorio e politiche ambientali e del settore Bilancio e Risorse umane, quest’ultimo ad interim, il manager della Asl di Chieti Francesco Zavattaro e potrebbe essere vicino, secondo Febbo, anche l’addio del rettore dell’Università di Teramo Luciano D’Amico dalla presidenza dell’Arpa, azienda di trasporto che sta concretizzando la fusione in “Tua” con Gtm e Sangritana.
“Si tratta di una strumentalizzazione politica nella quale non voglio entrare – prosegue Gravina – Anziché valorizzare il lavoro svolto fin qui, si dà risalto ad altri tipi di cose. Se si perde tempo dietro a questo, inizio a preoccuparmi”.
In relazione al lavoro svolto dal collegio dei liquidatori, che si è insediato lo scorso 9 gennaio e composto da Tommaso Di Biase, architetto, e da Valerio Ruggieri, direttore amministrativo di una spa a capitale pubblico, Gravina sottolinea: “Abbiamo operato molto bene in questi mesi e credo che abbiamo svolto un ottimo lavoro con il massimo impegno”.
FEBBO: “DIMISSIONI LEGATE A PROBLEMI CONSORZIO”
“Prendiamo atto delle spiegazioni ufficiali di Gabriele Gravina ma sinceramente non è riuscito a fugare tutti i dubbi sulle sue dimissioni”.
Così il presidente della Commissione di Vigilanza, Mauro Febbo interviene in merito alle dichiarazioni rilasciate dall’ormai ex presidente del collegio dei liquidatori del Consorzio per lo sviluppo industriale dell’area Chieti – Pescara.
“A Gravina – prosegue Febbo – vanno riconosciuti grandi e indiscutibili meriti sia in campo imprenditoriale sia sportivo che ne fanno senza ombra di dubbio un persona autorevole e rispettabile oltre che un galantuomo come dimostrato dalle parole spese nei confronti di chi lo ha nominato. Mi domando però se una caduta, seppur abbia determinato una querela, può davvero portare alle dimissioni? Relativamente all’unico obiettivo da raggiungere non abbiamo ancora nessuna notizia sull’esistenza di un Piano industriale, d’altronde sono il presidente della Commissione di Vigilanza e certamente lo avrei già visionato. Se poi fosse come dice Gravina, si sarebbe dimesso l’intero Cda e non solo il presidente”.
“Piuttosto – rimarca – credo che le questioni più importanti che riguardano il Consorzio per lo sviluppo industriale siano relative al dissesto economico e finanziario che forse non era stato ben illustrato a Gravina, o forse aveva ricevuto delle rassicurazioni in merito a possibili interventi da parte della Regione che non sono mai arrivati. In primis per la oggettiva mancanza di fondi e poi a causa delle nuove normative europee in materia”.
“Oltre alla mancanza del piano però si deve sottolineare la situazione di totale abbandono in cui versano le aree industriali di pertinenza del Consorzio, soprattutto per quanto riguarda la rete viaria. Ritengo inoltre che le dimissioni di Gravina siano legate alla mancata concretizzazione degli impegni che qualcuno aveva preso in precedenza e mi riferisco in particolare al mancato pagamento degli stipendi e soprattutto, cosa ancora più grave, al mancato versamento dei contributi previdenziali e delle ritenute fiscali. Quest’ultima omissione configurerebbe tra l’altro un reato di natura penale e forse sono da ricercare proprio qui le risposte ai miei interrogativi”, conclude Febbo.




