L’AQUILA, 3 GIUGNO – Sono sette gli indagati nell’ambito del filone d’inchiesta sulla riunione del 31 marzo della Commissione grandi rischi.
Si tratta di Franco Barberi, presidente vicario della Commissione nazionale per la prevenzione e previsione dei grandi rischi e ordinario di Vulcanologia all’Università Roma Tre, Bernardo De Bernardinis, vice capo del settore tecnico operativo del dipartimento nazionale di Protezione civile, Enzo Boschi, presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) e ordinario di Fisica terrestre presso l’Università di Bologna, Giulio Selvaggi, direttore del centro nazionale terremoti, Gian Michele Calvi, direttore della fondazione ‘Eucentre’, Claudio Eva, ordinario di Fisica terrestre presso l’Università di Genova e Mauro Dolce, direttore dell’ufficio Rischio sismico del dipartimento di Protezione civile e ordinnario di Tecnica delle costruzioni presso l’Università Federico II di Napoli.
Le indagini chiuse nelle settimane scorse dagli agenti della sezione di polizia giudiziaria della Procura della Repubblica dell’Aquila e dalla Squadra Mobile diretta da Salvatore Gava, sono finalizzate a chiarire se gli esperti e i rappresentanti della Protezione civile hanno fornito alla popolazione elementi troppo rassicuranti in rapporto allo sciame.
Tra gli indagati alcuni vertici della protezione civile, dell’Ingv, sismologi di fama mondiale e tecnici del settore. L’accusa per tutti è omicidio colposo. Il filone è stato aperto dopo la denuncia presentata da una trentina di cittadini, secondo i quali la riunione della commissione Grandi Rischi fatta all’Aquila a cinque giorni dal terremoto aveva diffuso ottimismo e false rassicurazioni ai cittadini anche attraverso i messaggi di tecnici e amministratori.
Il fascicolo in mano ai magistrati aquilani titolari dell’inchiesta è molto voluminoso e raccoglie non solo studi di settore in materia di prevenzione dei terremoti ma anche le interviste rilasciate da politici e appartenenti alla Protezione civile subito dopo la chiusura della riunione.
“Si tratta di un filone molto importante – ha commentato il procuratore capo Alfredo Rossini – che è stato portato a conclusione in maniera che gli indagati possano portare avanti le loro difese con serenità e con tutto il tempo necessario. Speriamo di arrivare a un risultato conforme a quello che la gente si aspetta. Questo è un lavoro serio”.
ROSSINI: ”NON SI POTEVA NON INDAGARE”
L’AQUILA, 3 GIUGNO – “Abbiamo indagato sulla Commissione grandi rischi perché ci sono state denunce di persone che hanno subìto questa situazione. Ci sono stati decessi e altro, non potevamo non seguire questo filone”. Lo ha detto al Tg regionale il procuratore Alfredo Rossini, commentando l’invio degli avvisi di garanzia sulla riunione della Commissione del 30 marzo 2009.
“I responsabili – ha aggiunto Rossini – sono persone molto qualificate, che avrebbero dovuto dare risposte diverse ai cittadini. Non si tratta di un mancato allarme, l’allarme era già venuto dalle scosse di terremoto. Si tratta del mancato avviso che bisognava andarsene dalle case”.
Quanto ai prossimi sviluppi, Rossini ha chiarito che “abbiamo fatto tutte le indagini e depositato gli atti. La fase successiva – ha aggiunto – sarà portare gli atti davanti ai giudici. Quanti e chi sono gli indagati si saprà dagli atti, le ipotesi di reato sono omicidio colposo e altri collegati”.
GLI INDAGATI/BOSCHI: ”PAZIENZA, FA PARTE DEL GIOCO”
L’AQUILA, 3 GIUGNO – “Ne avrei fatto volentieri a meno, pazienza, ma fa parte del gioco”. Così commenta al sito del Corriere della Sera il direttore dell’Ingv, Enzo Boschi, uno dei membri della Commissione grandi rischi indagato per la riunione del 31 marzo 2009. “Ora – aggiunge – vedremo di cosa si tratta, ne parlerò con il mio avvocato”.
GLI INDAGATI/DOLCE: ”IMPOSSIBILE EVACUARE IN BASE A PRECURSORI”
WASHINGTON, 3 GIUGNO – “È una cosa mai successa in nessun’altra parte del mondo”. Così Mauro Dolce, direttore dell’ufficio rischio sismico del Dipartimento della Protezione Civile, commenta oggi a Washington la notizia di essere tra gli indagati della Procura dell’Aquila nell’ambito della inchiesta sulla mancata evacuazione della città prima del terremoto del 6 aprile 2009.
“È ben consolidato nella comunità scientifica internazionale – ha detto Dolce all’Ansa – che i terremoti non si possono prevedere nel breve termine e non si possono quindi intraprendere azioni di Protezione civile in quanto le probabilità, le possibilità che avvenga un terremoto sulla base di un precursore, inclusa una sequenza di piccoli terremoti, sono bassissime”.
“Quindi – continua – il risultato sarebbe quello che si produrrebbero tantissimi, centinaia di falsi allarmi, che potrebbero da una parte diffondere il panico tra la popolazione e dall’altra portare all’assuefazione e quindi alla totale inefficacia di questi allarmi. Siamo confortati in questo anche dal responso della commissione internazionale che la Protezione Civile aveva formato dopo il terremoto, soprattutto per capire come ci si può comportare in futuro”.
Dolce si trova a Washington per partecipare a un Forum organizzato dalla Banca Mondiale proprio sulla comprensione dei rischi in occasione delle calamità naturali.
LA PROTESTA DELLA PROTEZIONE CIVILE: ”NO A GIUSTIZIA CHE SEGUE UMORI DELLA GENTE”
ROMA, 3 GIUGNO – “Davvero non si comprende quale sia l’obiettivo della magistratura aquilana” nell’ambito dell’inchiesta che ha portato alla notifica della chiusura indagini per i membri della Commissione grandi rischi che il 31 marzo 2009 si riunirono a L’Aquila. Lo afferma in una nota la Protezione civile.
Il dipartimento sottolinea che “non può infatti che auspicarsi che l’operato della magistratura inquirente non sia diretto, come invece afferma il procuratore capo, ‘a un risultato conforme a ciò che la gente si aspetta, perché altrimenti si arriverebbe all’assurdo che la giustizia non persegue l’applicazione delle norme, ma gli umori e i desideri di una parte della popolazione, seppur colpita da lutti e sofferenze enormi”.
“Invece – si legge ancora nella nota – è interesse di tutti, e ancor di più della Protezione civile nazionale, non deludere le aspettative di verità di quanti hanno subìto le conseguenze del terremoto, fornendo ogni contributo possibile, soprattutto di carattere scientifico, sia a livello nazionale che internazionale: parole, che per quanto riguarda la Protezione civile, si sono già tradotte in fatti con la convocazione della Commissione internazionale dei sismologi che, immediatamente dopo il terremoto dello scorso 6 aprile, ha analizzato la situazione che aveva preceduto la scossa delle 3.32”.
LA PROTESTA DELLA PROTEZIONE CIVILE: ”PM L’AQUILA? ALLORA EVACUIAMO BOLOGNA E INSERNIA”
ROMA, 3 GIUGNO – “Se si dovessero prendere in considerazione alcune dichiarazioni rilasciate oggi dai magistrati aquilani, dovrebbero essere evacuate Bologna, Isernia e innumerevoli comuni delle provincie dell’Aquila e di Rieti. Azione che, a quanto risulta, non è mai messa in atto preventivamente in alcuna parte del mondo, compresi Giappone e California”. Lo rileva il dipartimento della Protezione civile, commentando l’avviso di chiusura indagine della procura aquilano relativo alla mancata evacuazione dell’Aquila dopo la serie di scosse che avevano preceduto il terremoto del 6 aprile 2009.
“In queste ore – ricorda il dipartimento – alcune zone del territorio nazionale sono interessate da sequenze sismiche che perdurano da giorni, più precisamente la zona di Bologna, quella dei monti reatini e quella della provincia di Isernia. Alla luce di quanto ipotizzato dalla magistratura aquilana, ci si chiede allora se debba essere l’analisi scientifica a guidare l’azione dello Stato o le voci di probabili sciagure che, da sempre, vengono annunciate come imminenti”.
LE REAZIONI/CIALENTE: ”BOSCHI MI DISSE, PRIMA O POI TERREMOTO ARRIVA”
L’AQUILA, 3 GIUGNO – “Io in quella sera del 31 marzo ero il vaso di coccio che faceva domande, ma ricordo molto bene le parole di Enzo Boschi dell’Ingv: ma che volete, all’Aquila prima o poi un terremoto arriva…”. Così il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, ha ricordato la riunione della Commissione grandi rischi a 6 giorni dal terremoto.
Quanto agli avvisi di garanzia, prima che si sapessero i nomi degli indagati il primo cittadino ha affermato: “Non so nulla, ma se venissi indagato sarei proprio cornuto e mazziato”.
Cialente ha ricordato che la risposta data alle sue paure fu decisa “e io, dopo essermi arrabbiato per la risposta, mi preoccupai subito, anche perché in quei giorni stavo mettendo in sicurezza delle scuole che avevo chiuso per colpa delle scosse precedenti senza avere i soldi per farlo. Il 2 aprile – ha detto – feci richiesta di 20 milioni al governo e una delibera sullo stato d’emergenza”.
LE REAZIONI/MANTINI: ”INCHIESTA GIUSTA, FATTO POCO SU PREVENZIONE”
L’AQUILA, 3 GIUGNO – “L’inchiesta della magistratura sull’omesso allarme da parte delle autorità competenti nei giorni precedenti il sisma del 6 aprile 2009 è doverosa e utile”. Lo afferma, in una nota, Pierluigi Mantini, parlamentare dell’Udc.
“La prevenzione sociale in occasione di terremoti – aggiunge – è questione scientificamente controversa. Tuttavia all’Aquila è stato fatto davvero poco, anzi, si è rassicurata la popolazione senza alcuna motivazione”.
LE REAZIONI/GIULIANI: ”ORA SE NE VADANO”
L’AQUILA, 3 GIUGNO – “Non sono uno sciacallo, non posso dire di essere contento di un problema di altri, ma queste persone dovranno finalmente rinunciare al loro incarico, come nessuno ha fatto in tutti questi mesi”. È il commento del tecnico Giampaolo Giuliani, noto per gli studi non ancora accertati sul gas radon come precursore di terremoti, alla notizia dei 7 avvisi di garanzia sulla riunione della Commissione grandi rischi.
“Spero – ha aggiunto – che questo passo in avanti dell’inchiesta serva a smuovere le acque sul tema della prevenzione dei terremoti”.



