L’AQUILA – “Prima della riunione della commissione i ragazzi della Casa dello studente avevano paura del terremoto, adottavano misure cautelari. Poi qualcosa è cambiata”.

Sintetizza un po’ il pensiero di tutte le oltre 50 parti civili l’intervento dell’avvocato Wania Della Vigna che questa mattina ha dato il via alla seconda udienza del processo d’Appello alla commissione Grandi rischi, l’organo scientifico consultivo della presidenza del Consiglio per il quale, nella scorsa udienza, l’avvocato generale Romolo Como, che rappresenta l’accusa, ha chiesto la conferma della pena di 6 anni di reclusione inflitta in primo grado ai 7 esperti che ne facevano parte il 31 marzo 2009, con le accuse di aver falsamente rassicurato gli aquilani alla vigilia del sisma del 6 aprile 2009, sottovalutando il rischio sismico nella riunione del 31 marzo.

L’avvocato Della Vigna, che assiste i familiari di alcune vittime e feriti nel crollo della Casa dello studente, in particolare i parenti di Hussein “Michelone” Hamade, come era prevedibile si è associata alla richiesta di conferma della pena del pg.

Solo due gli imputati presenti in aula, Bernardo De Bernardinis ed Enzo Boschi, molte assenze anche tra gli avvocati difensori.

L’avvocato Della Vigna in aula ha raccontato gli ultimi drammatici momenti di uno dei ragazzi morti nel crollo della Casa dello studente, ‘Michelone’ Hamade.

“Mi sono salvato dal caos di Gerusalemme, non moriro’ all’Aquila”, diceva.

“I ragazzi della Casa dello studente, dunque, sono stati condizionati dall’esito della Commissione. A loro non si rimprovera assenza di virtù profetiche, ma informazione incompleta”, ha concluso la legale.

VALENTINI: “BOSCHI DA RICOVERO? FORSE SI”’

 “Enzo Boschi dice che più che processarlo forse dovrebbero ricoverarlo. E forse era il caso. Perché non lo ha detto nel corso della riunione della Grandi rischi che l’Abruzzo è la regione più pericolosa d’Europa dal punto di vista sismico?”.

Così, in riferimento a una recente intervista ad AbruzzoWeb, l’avvocato di parte civile Antonio Valentini ha demolito nella sua arringa il comportamento di uno dei 7 esperti “non nell’anteguerra, ma nel periodo successivo alla prima udienza dell’Appello”.

Veemenza che ha suscitato l’ira dell’avvocato di Boschi, Marcello Melandri, che ha additato Valentini di averne fatto una questione personale, anche se su questo punto è stato placato dal giudice presidente del collegio Fabrizia Francabandera.

“Alla fine della scorsa udienza ho sentito dire uno degli imputati dire io non ho fatto nulla, è proprio questo il punto – ha accusato Valentini sempre su Boschi – Non hanno fatto niente davvero. Il verbale lo hanno redatto il 6 aprile pomeriggio. Mentre tu volevi tirare fuori un amico sotto le macerie e non lo potevi fare, questi redigevano il verbale”.

Valentini, coinvolto in prima persona tanto da ricordare di aver anche rinunciato al ruolo di testimone dell’accusa per continuare a esercitare come avvocato di parte civile, ha assicurato che “non ho bussato alla porta di nessun testimone, quelli che io difendo hanno bussato alle nostre porte e a loro abbiamo detto di dire la verità”.

Sul messaggio rassicuratorio, il legale ha ribadito che “ci dissero che nessuna scossa di magnitudo superiore a quella che c’era stata sarebbe potuta avvenire. Nella mente mi si era fissato questo messaggio” e ha citato alcuni organi di informazione già passati in rassegna durante il processo di primo grado, “il Tg1 diceva, è solo uno sciame sismico lo dicono gli esperti, lo stesso il Tg4”.

Critiche anche all’ex capo dipartimento della Protezione civile Guido Bertolaso, “è stato il più feroce inquisitore della Cgr. A precisa domanda del pm – ha ricordato la testimonianza di qualche anno fa in aula – dice che la commissione aveva i più ampi compiti di divulgazione”.

“Dovevano dirci quello che sarebbe successo e non lo hanno detto. Non dovevano prevedere il terremoto, ma valutare il rischio”, ha concluso, associandosi alle richieste dell’accusa di conferma della condanna per tutti gli imputati.

CECCHINI: “ESPERTI IN QUELLA RIUNIONE COME PUBBLICI UFFICIALI”

“I rappresentanti della commissione Grandi rischi hanno assunto la veste di pubblico ufficiale nella riunione del 31 marzo 2009. L’investitura poco interessa, hanno dato un responso accettando il ruolo”.

Così l’avvocato di parte civile Attilio Cecchini nel corso della seconda udienza in Corte d’Appello del processo all’organo scientifico consultivo della presidenza del Consiglio già condannato in primo grado per aver rassicurato gli aquilani e sottovalutato il rischio sismico.

L’udienza è stata aggiornata a domani quando ci sarà la conclusione della sequenza delle arringhe degli avvocati di parte civile e dovrebbe cominciare a parlare anche qualche difensore.

“Questi scienziati sono uomini come noi e quindi possono sbagliare – ha continuato Cecchini – Quando si tranquillizza la gente in situazioni come quella dell’Aquila, si inducono i cittadini a non uscire di casa o cercare rifugio dopo una scossa”.

In riferimento alla riunione, Cecchini ha sottolineato che “erano tutti d’accordo sul fatto che lo sciame sismico non è precursore sismico significativo, lo dice una testimone oculare, una geologa della protezione civile”.

IL PROCESSO

L’organo consultivo della presidenza del Consiglio è stato condannato nella sua composizione del 2009 per aver compiuto analisi superficiali e aver dato false rassicurazioni agli aquilani prima del 6 aprile 2009, causando la morte di 29 persone.

I condannati in primo grado a 6 anni di reclusione per omicidio colposo e lesioni personali colpose sono Franco Barberi, all’epoca presidente vicario della commissione Grandi rischi, Bernardo De Bernardinis, già vice capo del settore tecnico del dipartimento di Protezione civile, Enzo Boschi, all’epoca presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, Giulio Selvaggi, direttore del Centro nazionale terremoti, Gian Michele Calvi, direttore di Eucentre e responsabile del progetto C.a.s.e., Claudio Eva, ordinario di fisica all’Università di Genova e Mauro Dolce, direttore dell’ufficio rischio sismico di Protezione civile.

Originata dall’esposto di un avvocato aquilano, Antonio Valentini, per conto di alcuni familiari delle vittime del sisma, l’inchiesta è divenuta di pubblico dominio il 3 giugno 2010 con l’emissione di sette avvisi di garanzia.

Il 10 dicembre 2010 l’esordio in aula per l’udienza preliminare, conclusa con il rinvio a giudizio per tutti; il 20 settembre 2011 la prima udienza dibattimentale, con il giudice Billi che ha imposto un ritmo veloce, spesso un appuntamento a settimana.

Ecco perché dopo un anno e un mese, un tempo considerato record per un dibattimento così delicato, il 22 ottobre 2012 è arrivata la sentenza di primo grado, esplicitata dal magistrato in 950 pagine di motivazioni il 18 gennaio 2013 (mentre 500 erano le pagine della requisitoria scritta dei pubblici ministeri Fabio Picuti e Roberta D’Avolio).

Definito spesso “processo alla scienza” (erroneamente secondo l’accusa e il giudice), questo dibattimento ha avuto una rilevanza internazionale, seguito dai media di tutto il mondo e anche da riviste scientifiche estere.

Nelle udienze davanti al giudice Marco Billi sono sfilati quasi 300 testimoni tra quelli dell’accusa, chiamati dai pm Fabio Picuti e Roberta D’Avolio, e quelli di parte civile e delle difese. Nelle deposizioni i familiari e amici di vittime del sisma hanno sottolineato che i loro congiunti, spaventati dalle scosse fino al 31 marzo di due anni fa, hanno poi cambiato atteggiamento dopo i tranquillizzanti messaggi diffusi dalla Grandi rischi dopo la riunione del 31 marzo 2009.

Una tesi rifiutata dalle difese, che annoverano principi del foro come gli avvocati Alfredo Biondi, ex ministro della Giustizia, o Marcello Melandri, già impegnato in processi come Fastweb e Gea.

I PROTAGONISTI DELL’APPELLO
I GIUDICI
Fabrizia Ida Francabandera | Carla De Matteis | Marco Flamini
L’ACCUSA
Avvocato generale
Romolo Como
LA DIFESA
Imputato Avvocato
Franco Barberi Francesco Petrelli
Bernardo De Bernardinis Filippo Dinacci
Enzo Boschi Marcello Melandri
Giulio Selvaggi Franco Coppi
Gian Michele Calvi Enzo Musco
Claudio Eva Alfredo Biondi e Alessandra Stefano
Mauro Dolce Filippo Dinacci
I DOCUMENTI
Il verbale | Il castello accusatorio | Requisitoria 1° grado
LA SENTENZA INTEGRALE di 1° grado

Processo Grandi Rischi, la sentenza by Alberto Orsini