L’AQUILA – “Quest’organo ha fatto il proprio lavoro mandandoci su una strada mortale. Ha fatto una previsione su quanto avvenuto, ‘più ne fa e meglio è’, e ha nascosto dati e studi sul territorio aquilano che ci avrebbero salvato. Se li avessimo conosciuti, in molti, con casa sulla costa, in quei giorni avrebbero preso la fuga. Le istituzioni avevano anestetizzato la città”.

Una testimonianza rabbiosa e dolorosa quella di Pierpaolo Visione, che nel sisma ha perso la sorella Daniela e i nipotini piccoli, nell’udienza di oggi del processo contro la Commissione grandi rischi.

Una testimonianza con passaggi veementi, tanto che a un certo punto l’avvocato Filippo Dinacci (che assiste Mauro Dolce) si è opposto: “Non voglio entrare in polemica, ci sono stati momenti drammatici, ma non è che in forza di questi momenti drammatici si può consentire quello che non è consentito”.

Visione ha avuto modo di seguire accuratamente il pre-terremoto come amministratore del portale d’informazione Inabruzzo.com.

“In quei giorni – ha ricordato – c’era massima attenzione in città, tutti avevano bisogno di capire cosa stesse succedendo, ma c’era un vocìo, nessuna istituzione forniva informazioni. Dal 20 marzo, la cosa andava crescendo. Era tutto ovattato, più di tanto non si poteva dire altrimenti si parlava di procurato allarme”.

“Un fulmine a ciel sereno – ha aggiunto – arrivano i professionisti che dovevano salvare o almeno dare indicazioni a noi poveri provinciali. Si attiva anche la redazione del portale che amministravo. Ero contento sia come amministratore, perché il mio direttore, Gianfranco Colacito, si era mosso con un cameraman per fare cronaca, sia come cittadino, perché arrivavano i massimi esperti. Il video era in piena evidenza sulla home page”.

Il testimone ha sottolineato il diverso comportamento degli aquilani in occasione di scosse precedenti.

“Negli anni Settanta – ha detto – ricordo che uscimmo con il pigiama e dormimmo fuori dopo una scossa. Non solo quello, noi aquilani eravamo abituati ad avere un certo comportamento, come quando ci fu uno sciame e i professori ci fecero uscire dalla scuola media, che fu chiusa per due giorni. La città reagiva in un certo modo”.

Ancora, “nei giorni precedenti alla commissione mia sorella si era attivata per costruire una casetta di legno del comune di Prata d’Ansidonia. C’era qualcosa che non le quadrava”.

Poi, però, le rassicurazioni che Visione ha contestato. “Lei mi disse, e con testuali parole, ‘se lo dice la ommissione Grandi rischi, dobbiamo stare tranquilli’. Siamo una famiglia di funzionari pubblici, per noi l’istituzione aveva detto qualcosa, non smentito dopo. Lei aveva visto quel messaggio dirompente e che io definisco assassino: non c’è allarme, non c’è pericolo. Questo era quello che diceva lo Stato italiano”.

Rassicurazioni su cui Visione aveva dubbi, tanto che il 3 aprile aveva inviato un’email al direttore Colacito. “Si attivi con veri esperti nazionali per sapere quali sono i rischi e cosa ci possiamo aspettare. Purtroppo non ho fatto a tempo”. (alb.or.)