L’AQUILA – Tante voci pesanti tra gli ‘scontenti’ della condanna a 6 anni di reclusione per la commissione Grandi rischi emessa oggi dal tribunale dell’Aquila.

Non solo gli imputati e i difensori, ovviamente, ma anche voci tecniche, come l’ordine dei Geologi o l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv).

E perfino le voci politiche, da Pier Ferdinando Casini (Udc) a Carlo Giovanardi (Pdl).

ROSSI (REGIONE TOSCANA): ”CONDANNA COME QUELLE A BRUNO E GALILEI”

“Una sentenza che lascia sconcertati. Non entro nel merito sulla comunicazione ai cittadini sulle valutazioni, concesse gratuitamente, della commissione Grandi rischi. Ma che si condannino gli scienziati per aver emesso un parere, in scienza e coscienza, è qualcosa che richiama alle nostre menti i tempi oscuri delle sentenze di condanna di Giordano Bruno e Galileo Galilei”.

Lo scrive sul sul profilo di Facebook il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, commentando dopo la sentenza del tribunale dell’Aquila.

“È una vergogna nel mondo che si aggiunge a quella della cricca di malfattori e ‘tangentari’ che dopo il terremoto si sono avventati sull’Aquila. La scienza può anche sbagliare, ed è sbagliando che si accresce la conoscenza, ma di questo si discute nelle accademie e non nelle aule dei tribunali”, conclude.

NENCINI (PSI): ”VARCATO CONFINE DELL’ASSURDO”

“Aspettiamo di leggere le motivazione della sentenza, ma già oggi possiamo dire che la condanna per omicidio colposo degli scienziati della commissione Grandi rischi ha varcato il confine dell’assurdo. Con un’aggravante: la creazione di un precedente pericoloso, capace di inibire in futuro valutazioni su eventi di questo genere”.

Così Riccardo Nencini, segretario nazionale del Psi, commenta la notizia della sentenza del giudice dell’Aquila che ha condannato a sei anni i sette componenti della Cgr per aver sottovalutato i possibili rischi dello sciame sismico che nel 2009 precedette il devastante sisma.

Secondo Nencini, “gli scienziati si sono limitati a definire la probabilità di un rischio e lo hanno fatto in base ad una certezza scientifica: l’impossibilità di fare previsioni esatte nel campo della sismologia”.

“Come hanno rilevato gli scienziati americani, solidali con i colleghi e indignati per la sentenza – dice ancora – sarebbe come condannare un meteorologo per non aver previsto l’esatta rotta di un tornado o un biologo perché non è stato in grado di prevedere l’attacco di un orso”.

“Il terremoto dell’Aquila è stato un evento tragico e imprevedibile, che ha ferito duramente una comunità straordinaria e capace di reagire con orgoglio e dignità. Questa sentenza – conclude Nencini – non aiuta a riportare fiducia tra la popolazione né a far luce su eventuali e vere responsabilità”.

DI BIAGIO (FLI), ”GIUSTE CRITICHE MA C’E’ L’OMBRA BERTOLASO”

“Sono giuste e condivisibili le critiche mosse alla sentenza di condanna dei componenti della commissione Grandi rischi, i quali secondo il giudice non avrebbero fornito sufficienti avvertimenti alla popolazione sul terremoto che ha colpito L’Aquila pochi giorni dopo. Non vi è dubbio che si è trattato di un evento tanto tragico quanto imprevedibile”, afferma il deputato di Fli, Aldo Di Biagio, in una nota.

“Ma su questa vicenda – aggiunge – rimane l’ombra dell’intercettazione dell’allora capo della Protezione civile Guido Bertolaso, il quale aveva chiesto una riunione della commissione stessa per ‘un’operazione mediatica’ al fine di rassicurare l’opinione pubblica sul fatto che non ci sarebbero state scosse tanto potenti da radere al suolo la città, cosa che purtroppo si è verificata alcuni giorni dopo”.

“Spero – prosegue – che i componenti della commissione, al di là della riunione di facciata che avrebbe voluto Bertolaso, abbiano valutato con serietà la situazione, senza cedere alla cialtroneria che ha contraddistinto il governo Berlusconi e di cui la popolazione aquilana sta ancora pagando le conseguenze”.

“Voglio davvero sperare che il giudice, nell’emettere la sentenza di condanna, abbia sbagliato e che i componenti della commissione Grandi rischi si siano sul serio comportati da uomini delle Istituzioni e, soprattutto di scienza”, conclude.

ESPERTO GIAPPONESE: ”SENTENZA SHOCK”

Una sentenza “rigida, da choc” che impedirebbe in Giappone di “accettare qualsiasi incarico in commissioni di esperti vista la possibilità di condanna”.

Koshun Yamaoka, ordinario di sismologia all’Università di Nagoya, in Italia a maggio 2009 per un seminario internazionale di studio sul sisma dell’Aquila, rileva in un’intervista con l’Ansa che “se si arriva ad attribuire responsabilità eccessiva agli studiosi, si apre una strada che rischia di limitare la libertà di espressione e il dibattito reale”.

ALBARELLO (INGV): ”CACCIA ALL’UNTORE”

“Ogni 100 sciami sismici come quello che colpì L’Aquila prima del 6 aprile 2009, solo cinque sfociano in terremoti potenzialmente dannosi, ma non si può sapere in anticipo quali saranno quei cinque”.

“Dopo la sentenza che ha condannato i sette membri della commissione Grandi rischi per i lutti all’Aquila, per cautelarsi bisognerebbe dar l’allarme cento volte correndo ogni volta il rischio di venire accusati di inutile allarmismo”.

Lo sostiene in una nota il docente di Geofisica Dario Albarello, direttore del progetto per la previsione a breve termine dei terremoti, voluto dal Servizio nazionale di protezione civile e dall’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, secondo cui la condanna ha il sapore della “caccia all’untore”.

Albarello ricorda quello che successe nel non lontano 1983 in Italia con la famosa sbagliata previsione del terremoto in Garfagnana mai avvenuto, seguito però da accuse di inutile allarmismo.

Ora una condanna che sembra una sorta di “caccia all’untore”, per poter dire che “giustizia è fatta”.

“Dimenticando – sostiene il direttore del progetto – che non sono i terremoti che uccidono, sono le costruzioni malfatte che crollano. E che esiste una carta dei rischi: anche la prefettura dell’Aquila, poi crollata, era compresa tra gli edifici a rischio, in una zona ad alto rischio. Forse gli amministratori hanno le loro responsabilità”.

PARLAMENTARI PD: ”SCIENZIATI NON SONO INDOVINI”

“La sentenza dell’Aquila solleva molti dubbi e ha già prodotto un effetto negativo con le dimissioni dei membri della commissione, a cominciare dal presidente Maiani. È una decisione che sembra chiedere alla scienza ciò che la scienza, a oggi, purtroppo non può dare: i sismologi come tutti gli scienziati non sono indovini, e non esiste caso al mondo nel quale una città sia stata evacuata in previsione di un terremoto”.

Lo dicono i senatori del Pd Roberto Della Seta e Francesco Ferrante, per i quali “il pericolo molto concreto, d’ora in avanti, è di intimorire chiunque, da tecnico, sia chiamato a collaborare con le istituzioni nel campo difficile e delicato della prevenzione anti-sismica”.

“L’Italia – osservano i due senatori – è un Paese ad alto rischio sismico ma dove gran parte delle case e delle infrastrutture sono costruite senza criteri che le rendano resistenti ai terremoti: questa la vera sfida da raccogliere per la scienza, prima ancora per la politica, per la stessa magistratura che ha il dovere di vigilare su abusi e inadempienze”.

“In questo senso, lo diciamo con il massimo rispetto per i giudici dell’Aquila, la sentenza di ieri crea solo confusione”.

TORCHIA (REGIONE CALABRIA): ”L’ITALIA SI VERGOGNI”

Il sottosegretario regionale alla Presidenza della Regione Calabria, con delega alla Protezione civile, Franco Torchia, informa una nota dell’ufficio stampa della Giunta, in riferimento alla sentenza del tribunale dell’Aquila che condanna i componenti della commissione Grandi rischi, si è detto “attonito per tale accanimento”, e ha parlato di “una grave decisione di cui l’Italia si dovrebbe vergognare.

“In qualsiasi altro Paese civile – ha aggiunto – scienziati di grande valore che hanno sacrificato la propria vita per operare al servizio dei cittadini verrebbero esaltati e premiati”.

“In momenti come questo non servono più le solite parole di circostanza con le quali si esprime fiducia nella magistratura e la si invita a fare presto per accertare le responsabilità”, ha sbottato.

BOSCHI: ”LA CGR DI ZAMBERLETTI FUNZIONAVA BENE”

“Lo scopo della riunione era quello di dire che non si potevano prevedere i terremoti, l’ho capito dopo”.

Lo ha riferito a Radio 24 Enzo Boschi, fino al 2011 presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia e componente di quella commissione grandi rischi che si riunì sei giorni prima del terremoto dell’Aquila, in riferimento alla riunione del 31 marzo 2009 alla quale partecipò convocato da Guido Bertolaso.

Alla domanda se si senta di essere stato strumentalizzato Boschi ha detto: “Non lo so, devo rifletterci. Certamente la commissione Grandi rischi come era stata fatta da Zamberletti funzionava benissimo. Ai tempi le due sezioni, quella scientifica e quella di chi doveva prendere decisioni su eventuali rischi o evacuazioni, erano separate”.

GASPARRI (PDL): ”ORA O FUGGI FUGGI INCARICHI O ALLARMISMO”

“Di fronte a morte e distruzione, la gente può pensare che c’è la questione di un documento firmato con superficialità, ma questo non giustifica una condanna a sei anni”.

E la conseguenza, prevede Maurizio Gasparri, sarà quella che “tutte le persone che hanno incarichi del genere li abbandoneranno oppure che prevarrà l’allarmismo, come è successo Roma con le polemiche tra Comune e Protezione civile sulla neve”, dice il capogruppo Pdl al Senato a proposito della condanna dei componenti della Commissione Grandi Rischi per il terremoto che devasto’ l’Abruzzo nel 2009, parlando ad Agorà su Rai Tre.

ASSOARPA: ”SOLIDARIETA’ A DE BERNARDINIS”

“L’Associazione delle Agenzie per la protezione ambientale (Assoarpa) esprime piena solidarietà al presidente di Ispra Bernardo De Bernardinis, condannato per la sua attività di consulenza tecnico-scientifica al servizio dello Stato”.

A dichiararlo è il presidente dell’Assoarpa Giorgio Assennato, rilevando che “la condanna evidenzia ancora una volta la debolezza degli organi tecnico-scientifici, autentici vasi di coccio nell’intersezione dei poteri forti. Le conseguenze saranno devastanti per il nostro Paese”.

“Per esempio, sarà molto difficile che gli scienziati accettino in futuro di uscire dalle torri eburnee accademiche per mettere al servizio dei decisori le proprie competenze – ha concluso – una pressione psicologica senza precedenti se non nelle ore più cupe del regime fascista o nella guerra alla scienza ai tempi di Galileo”.

CICCHITTO (PDL): ”SENTENZA ABERRANTE”

“La sentenza dell’Aquila è aberrante e dà la misura di dove può portare l’estremismo e il fondamentalismo applicati alla giurisdizione”.

Lo afferma in una nota il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto.

SCIENZIATI USA: ”ASSURDO, INTERVENGA NAPOLITANO”

Gli scienziati Usa della Union of Concerned Scientists (Unione degli scienziati impegnati), un’influente organizzazione non governativa statunitense, si schierano contro la sentenza di condanna dei sette membri della Grandi Rischi per il terremoto dell’Aquila.

Si tratta di una decisione “assurda e pericolosa”, si legge in un comunicato: “Il presidente Giorgio Napolitano dovrebbe” intervenire.

“Dopo che L’Aquila è stata investita da terremoti di piccola intensità, gli scienziati hanno affermato che un sisma di grande potenza era improbabile ma possibile, sottolineando l’incertezza in questo campo”, si legge in un comunicato sul sito della Ong.

“Quando il forte sisma ha colpito, causando vittime, gli scienziati sono stati messi sotto processo – prosegue la nota polemica – In quell’occasione l’American Geophysical Union ha messo in guardia sul fatto che le accuse potevano mettere in crisi gli sforzi internazionali per capire i disastri naturali, perché il rischio di un contenzioso scoraggia gli scienziati e i funzionari dall’avvisare il proprio governo o anche lavorare nel campo della previsioni rischi in sismologia”.

“Immaginate se il governo accusasse di reati criminali il metereologo che non è stato in grado di prevedere l’esatta rotta di un tornado – aggiunge la Ong – O un epidemiologo per non aver previsto gli effetti pericolosi di un virus. O mettere in carcere un biologo perché non è stato in grado di prevedere l’attacco di un orso”.

“Gli scienziati devono avere il diritto di condividere ciò che sanno e ciò che non sanno senza la paura di essere giudicati criminalmente responsabili se le proprie previsioni non si avverano”, continua il testo.

“Ciò arriva dalla terra natale di Galileo. Crediamo che alcune cose non cambieranno mai”, è la polemica conclusione.

EVA: ”UMILIATI DA UN VERDETTO GIA’ SCRITTO”

“Ci siamo sentiti umiliati, dal punto di vista umano e professionale”, ma “l’operazione è stata molto più subdola, ha cambiato le carte in tavola”.

Lo dice in un’intervista al Giornale Claudio Eva, sismologo, uno dei sette componenti della commissione ritenuti colpevoli dal tribunale dell’Aquila di omicidio colposo plurimo e lesioni colpose.

“Il giudice – spiega – ha affermato il principio della congrua analisi del rischio del territorio. In oltre 500 pagine di requisitoria c’è tutto e il contrario di tutto, un castello di carte pauroso”.

Eva parla di una “sentenza già scritta”. “Avevano detto all’inizio del processo: “‘Qualcuno dovrà pagare’. Abbiamo pagato noi”.

SISMOLOGO USA: ”NON C’ERA SISTEMA EFFICACE PER COMUNICARE”

“È assurdo condannare gli scienziati per il terremoto dell’Aquila. Il problema era che non esisteva un sistema efficace per comunicare il pericolo, e prendere misure, e non mi sembra che il governo italiano abbia fatto passi concreti per crearlo”.

Lo dice alla Stampa Tom Jordan, direttore del Southern California Earthquake Center, sismologo che ha presieduto la Commissione Internazionale sulla Previsione dei Terremoti per la Protezione Civile, riunita all’Aquila dopo il disastro.

Ai colleghi italiani, spiega, “venne posta la domanda sbagliata. È chiaro che sulla base dell’attività sismica dei giorni precedenti, c’era stato un aumento delle probabilità di un evento maggiore. Ma se mi avessero chiesto di prevedere la possibilità che avvenisse un terremoto più forte, anche io avrei scommesso contro”.

“Stiamo parlando di incrementi delle probabilità intorno all’1%. In situazioni del genere, a chi tocca decidere cosa fare? Io penso che i sismologi debbano essere chiamati solo a dare risposte scientifiche, in termini di aumento percentuale delle probabilità”.

“Poi deve esistere un sistema automatico, in base al quale le autorità governative stabiliscono le misure da prendere”, conclude.

BUTTIGLIONE: ”DECIDONO GLI SCIENZIATI NON I MAGISTRATI”

“Non si lenisce il dolore della gente massacrando degli innocenti. Esistono alcuni fenomeni che talvolta annunciano i terremoti e talvolta no. Se si dovesse fermare tutto ogni volta, avremmo uno ‘stop and go’ continuo di tutte le attività. Hanno sbagliato? Devono decidere gli scienziati non i magistrati”.

Così Rocco Buttiglione, presidente dell’Udc, ha commentato la sentenza di condanna nei confronti dei componenti della Commissione Grandi Rischi per il terremoto che devastò l’Abruzzo nel 2009, ad Agorà, su Rai Tre. “Le responsabilità sono quelle di chi non ha costruito in regola – continua il vicepresidente della Camera – e anche delle classi politiche che, pur avendo fatto una buona legge sulla costruzione in zone sismiche, ha rimandato indefinitamente i tempi di applicazione”.

FINI: ”LA SENTENZA VA CORRETTA”

“Mi auguro che venga corretta in secondo grado”: è l’auspicio espresso dal presidente della Camera, Gianfranco Fini, sulla sentenza del tribunale dell’Aquila per il terremoto del 2009.

“È una sentenza che sta facendo il giro del mondo – ha aggiunto – e con tutto il rispetto per chi l’ha emessa, contrasta con un dato scientifico: è impossibile prevedere la gravità di un sisma”.

“Ne stanno parlando negli Stati Uniti e in Giappone. Mi auguro che venga corretta in appello”, ha concluso.

PIANETTA (PDL): ”SENTENZA DA CANCELLARE SUBITO”

“Dobbiamo avere fiducia nella Magistratura e augurarci che la condanna per il terremoto dell’Aquila sia cancellata urgentemente in appello in modo che l’Italia non sia considerata dal mondo scientifico internazionale la terra dove ,dopo tanti secoli, si condanna come ai tempi di Galileo ,come hanno affermato in tono ironico e sconsolato alcuni scienziati statunitensi”.

Lo scrive, in una nota, il parlamentare del Pdl Enrico Pianetta che così prosegue: “non possiamo essere considerato un Paese oscurantista che lincia i propri scienziati che non sanno prevedere cio che allo stato attuale la scienza non sa prevedere ,come hanno sottolineato ,con grande sconcerto , scienziati giapponesi esperti di sismi tellurici molto frequenti nel loro paese”.

“È comprensibile il dolore delle famiglie che hanno perso i loro cari per il sisma – conclude Pianetta – ma non è con capri espiatori che si fa giustizia ,quanto piuttosto in mancanza di certezze scientifiche , bisogna ricorrere a misure di prevenzione con costruzioni antisismiche”.

CASINI: ”CONDANNARE CHI HA COSTRUITO MALE, NON LORO”

“Si rende giustizia alle vittime del terremoto dell’Aquila condannando chi ha costruito delinquentemente, non gli scienziati. Assurdo. E le conseguenze?”.

Lo afferma il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini, su Twitter, ribadendo la sua contrarietà alla sentenza già espressa ieri.

LE MONDE IRONIZZA, VIGNETTA TRA L’AQUILA E LOURDES

“Lourdes peines pour les scientifiques italiens” (Pene pesanti per gli scienziati italiani) e “Lourdes peine à réaménager la grotte” (Lourdes fatica a restaurare la grotta): questa la doppia vignetta del disegnatore di Le Monde, Plantu, che scherza sulla sentenza per il terremoto de L’Aquila paragonandolo con l’inondazione del santuario sui Pirenei.

Nella prima vignetta, si vede il giudice che condanna sullo sfondo di palazzi crollati all’Aquila e lo scienziato che ammette: “avrei dovuto prevedere il terremoto!”.

Nella seconda, un operaio al lavoro con i piedi nell’acqua e la Vergine di Lourdes che confessa: “avrei dovuto prevedere l’inondazione”.

PORTAVOCE BERSANI: ”RESPONSABILITA’ DIVERSE”

“L’esperienza dell’Aquila è stata traumatica per tutti. Oltre a quei 309 morti, ha messo in luce delle grandi insufficienze da parte di chi ha grandi responsabilità. Penso ai disastri idrogeologici, ma anche a come vengono costruite quelle abitazioni”.

Così Alessandra Moretti, portavoce del comitato Bersani, ha commentato la sentenza di condanna nei confronti dei componenti della Commissione Grandi Rischi per il terremoto che devastò l’Abruzzo nel 2009, ad Agorà, su Rai Tre.

“Ci sono molte responsabilità politiche inerenti a scandali e corruzione. E, quando si parla di corruzione collegata alle morti delle persone, la cosa ci deve allarmare più di una sentenza che avrà un appello e la possibilità magari di trovare responsabilità diverse”.

MINISTRO CLINI: ”CONFUSIONE RUOLI TRA SCIENZA E POLITICA”

“Il rischio è che si sia affermato il principio che non è ammesso il dubbio in una valutazione scientifica. Io credo si debba restituire a ogni componente della vita sociale il suo ruolo. Il ruolo della scienza non è quello della politica e non è neanche quello dell’amministrazione. Probabilmente c’è un po’ di confusione di ruoli”.

Lo afferma il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, il giorno dopo la sentenza sul terremoto dell’Aquila, in un’intervista a Radio 24.

Gli scienziati danno pareri, la politica decide, dice in sostanza il ministro, che spiega: “La catena di comando dovrebbe essere quella nella quale le istituzioni ricevono gli input dalla scienza, dalle agenzie territoriali, dalla sanità e, sulla base delle informazioni assumono le decisioni. Che possono anche essere decisioni cautelative che a volte possono apparire esagerate, altre volte sono utili per prevenire i danni”.

No dunque, è il messaggio di Clini, a un vuoto della politica riempito dalla scienza: “Questo avviene sempre – afferma – quando le istituzioni non sono credibili. Quando le istituzioni non hanno autorevolezza, c’é sempre qualcuno che ne prende il posto e questo non è sano, come stiamo verificando anche a Taranto”.

“Le istituzioni, che poi sono amministrate in ultima istanza dalla politica, dovrebbero riprendersi la responsabilità di decidere. Gli scienziati devono dare le loro valutazioni, dare le loro previsioni e i loro scenari, ma poi è la politica che deve assumere le decisioni”.

“Io, riguardo ai sismi – conclude Clini – sto dicendo da quando sono ministro che l’Italia è un Paese vulnerabile e che non possiamo aspettare gli eventi per accorgerci che ci sono zone dove non si poteva costruire. Allora, la politica deve assumersi questa responsabilità: che gli standard di costruzione vengano tarati su livelli più elevati, e che ci sono aree del nostro paese che vanno non utilizzate”.

LE REAZIONI SUBITO DOPO LA SENTENZA


PETRELLI: ”SBALORDITIVA E INCOMPRENSIBILE”

“Una sentenza sbalorditiva e incomprensibile, in diritto e nella valutazione dei fatti”.

Così l’avvocato Francesco Petrelli, difensore del professor Franco Barberi, ha commentato la sentenza.

“Una sentenza che – ha aggiunto – non potrà che essere oggetto di profonda valutazione in appello”.

DINACCI: ”RIPERCUSSIONI SU PUBBLICA AMMINISTRAZIONE”

“Questa sentenza avrà grosse ripercussioni sull’apparato della pubblica amministrazione. Nessuno farà più niente”.

Lo ha detto l’avvocato Filippo Dinacci, difensore dell’ex vice capo della Protezione civile e attuale presidente dell’Ispra, Bernardo De Bernardinis, e del direttore del servizio sismico del dipartimento della Protezione civile, Mauro Dolce, commentando la sentenza.

BOSCHI: ”SONO AVVILITO E DISPERATO”

“Sono avvilito, disperato. Pensavo di essere assolto. Ancora non capisco di cosa sono accusato”.

Così Enzo Boschi, ex presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), assente oggi in aula, ha commentato a caldo.

“Io non ho mai rassicurato alcuno in tal senso – ha detto Boschi – sfido chiunque a trovare anche un solo pezzo di carta con la mia firma che attesti quella presunta rassicurazione”.

“Sappiamo che il patrimonio edilizio italiano fa schifo e che non c’e’ bisogno del terremoto per buttarlo giù”, ha concluso.

DE BERNARDINIS: ”INNOCENTE DAVANTI A DIO E AGLI UOMINI”

“Mi ritengo innocente di fronte a Dio e agli uomini”.

Così il professor Bernardo De Bernardinis, ex vice capo della Protezione civile e attuale presidente dell’Ispra, ha commentato la sentenza del tribunale dell’Aquila, dal quale è stato condannato a sei anni.

“La mia vita da domani cambierà, ma se saranno dimostrate le mie responsabilità in tutti i gradi di giudizio – ha aggiunto – le accetterò fino in fondo”.

“La mia credo sia la testimonianza di dignità di un funzionario pubblico” ha aggiunto De Bernardinis, ricordando che ha partecipato a tutte le udienze del processo e che, dopo la condanna, è stato salutato con una stretta di mano dal pm Fabio Picuti.

“Il processo ha sviscerato molte cose che dovranno trovare conferma negli altri gradi di giudizio” ha aggiunto De Bernardinis, che ai cronisti che gli chiedevano se rifarebbe ciò che ha fatto, ha risposto: “Non c’erano le condizioni per fare scelte diverse, quelle erano le scelte che potevo fare”.

“Io avrei voluto evitare non solo questi morti – ha poi aggiunto – ma anche quelli del ’94 in Piemonte e in Irpinia. Forse questo Paese deve cercare di concentrarsi di piu’ per capire quali sono i veri problemi di vulnerabilità e fragilità”.

E a chi gli chiedeva se da domani cambierà l’atteggiamento degli scienziati, De Bernardinis ha risposto che “senz’altro cambia l’attitudine dell’assunzione delle responsabilità. Io rispondo a procedure nazionali, come il pm risponde al codice penale”.

I GEOLOGI: ”SOTTO ACCUSA INTERA COMUNITA’ SCIENTIFICA”

Se la sentenza del giudice del tribunale dell’Aquila, che ha condannato a 6 anni di reclusione i membri della Commissione Grandi rischi che parteciparono alla riunione del 31 marzo 2009 sugli eventi sismici all’Aquila, “dovesse riguardare la mancata previsione del sisma, ciò significherebbe mettere sotto accusa l’intera comunità scientifica che, a oggi, in Italia e nel mondo, non ha i mezzi per poter prevedere i terremoti”.

Lo afferma il presidente del Consiglio dei geologi, Gianvito Graziano.

“Tuttavia – ha poi precisato – penso che l’accusa non vertesse sulla mancata previsione del terremoto, bensì su un comportamento omissivo della commissione rispetto ad una situazione di rischio, sottolineando comportamenti non diligenti”.

“Se di ciò si tratta – conclude il presidente dei geologi – è necessario leggere attentamente la sentenza per capire in cosa, esattamente, i membri della Commissione Grandi rischi abbiano peccato”.

NUOVO PRESIDENTE INGV: ”SHOCK, MINATA NOSTRA LIBERTA’ D’INDAGINE”

“Sono scioccato”: l’attuale il presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), Stefano Gresta, ha commentato così la sentenza.

“È l’unico commento che mi viene dal cuore – ha aggiunto – e l’unica cosa che penso è che fra i condannati ci sono colleghi e amici”.

“Da oggi – ha proseguito Gresta – sarà molto difficile comparire in pubblico per parlare dell’attività sismica in atto in Italia, con la possibilità che i ricercatori possano essere denunciati per qualche omissione o per procurato allarme”.

Gresta ha ammesso che “siamo particolarmente colpiti dalla sentenza dell’Aquila, perché rischia di minare uno dei cardini della ricerca scientifica: quello della libertà d’indagine, di discussione aperta e trasparente e di condivisione dei risultati, fattori imprescindibili del progresso scientifico”.

CASINI, ”CON SENTENZA L’AQUILA MUORE STATO DIRITTO”

“L’obbligo previsionale in ordine ad eventi tellurici è sancito. È la morte dello stato di diritto”.

Lo ha detto Pier Ferdinando Casini commentando la sentenza che condanna alcuni esperti della commissione Grandi rischi in ordine al terremoto dell’Aquila.

“È follia pura, penso che qualsiasi professionista davanti a una sentenza del genere si tirerà indietro”.

SACCONI: ”UNA SENTENZA ANGOSCIANTE”

“Ulteriore sentenza angosciante destinata a inibire assunzioni di responsabilità da parte di tecnici e scienziati e a determinare ingiustificati allarmismi e impraticabili proposte di ricorrente evacuazione”.

Così Maurizio Sacconi, ex Ministro del Lavoro, commenta la sentenza del Tribunale aquilano che ha condannato a 6 anni di reclusione i membri della Commissione Grandi rischi che parteciparono alla riunione del 31 marzo 2009 sugli eventi sismici all’Aquila.

MAIANI (GRANDI RISCHI): ”MORTE DEL SERVIZIO DEI PROFESSORI”

“È la morte del servizio prestato dai professori e dai professionisti allo Stato”: è deciso e senza mezzi termini il commento alla sentenza del processo dell’Aquila da parte del fisico Luciano Maiani, attuale presidente della commissione Grandi rischi.

“Non è possibile fornire allo Stato una consulenza in termini sereni, professionali e disinteressati sotto questa folle pressione giudiziaria e mediatica – ha aggiunto – Questo non accade in nessun altro Paese al mondo”.

C’è “un profondo errore” nella sentenza, ha aggiunto Maiani.

Le persone condannate oggi “sono professionisti che hanno parlato in buona fede e non spinte da interessi personali. Sono persone – ha attaccato – che hanno sempre detto che i terremoti non sono prevedibili”.

A fronte della loro condanna, ha proseguito, “non c’è nessuna indagine su chi ha costruito in maniera non adeguata a una zona antisismica. Questo è un profondo sbaglio”.

MESSINA (CNR): ”NO AL MESSAGGIO CHE SISMA E’ PREVEDIBILE”

“Una condanna durissima, e ciò che preoccupa sono le conseguenze che tale pronunciamento potrà avere: non vorrei passasse il messaggio che i terremoti si possono prevedere, perché ciò è impossibile. In linea di principio, allora, bisognerebbe evacuare l’intera popolazione ad ogni scossa?”.

Così il direttore dell’Istituto di Geoingegneria del Cnr, Paolo Messina, commenta la condanna dei membri della Commissione Grandi Rischi da parte del giudice del Tribunale dell’Aquila.

L’eventuale messaggio che i terremoti possano essere previsti, afferma Messina, “è molto pericoloso”. In Italia, rileva l’esperto, “di sciami sismici ve ne sono in continuazione, in varie località geografiche. Se ogni volta si dovesse provvedere a misure di evacuazione delle popolazioni interessate, ciò creerebbe uno sconquasso enorme, dal punto di vista sociale ed economico”.

“Una situazione assurda dal momento che – ribadisce lo specialista – il presupposto, valido in tutto il mondo, è che, ad oggi, i terremoti non possono essere previsti”.

Spesso, spiega Messina, “si presentano sciami sismici, anche prolungati, ai quali poi non segue alcuna scossa più forte o devastante. Se, per un principio di precauzione, si dovesse ogni volta procedere all’evacuazione della popolazione, ciò determinerebbe una situazione con effetti sconvolgenti”.

Precisando di non voler entrare nel merito della sentenza, della quale ancora non si conoscono le motivazioni, la “preoccupazione grande – conclude l’esperto – è che possa appunto passare nell’opinione pubblica il messaggio errato che le scosse sismiche sono prevedibili con anticipo”.

GIOVANARDI: ”SISTEMA IMPAZZITO, CACCIA ALL’UNTORE”

“Bisogna in qualche modo fermare l’impazzimento di un sistema che condanna a sei anni chi non ha previsto un terremoto, che non poteva essere previsto, nello stesso giorno in cui il governo denuncia non la corruzione reale ma quella percepita, che dipinge un paese fatto tutto di disonesti, distruggendo in ambedue i casi l’immagine dell’Italia nel mondo”.

Il senatore Carlo Giovanardi commenta così la sentenza del Tribunale dell’Aquila.

“Polveroni e caccia all’untore – aggiunge – sembrano i metodi sempre più usati per eccitare l’opinione pubblica e distoglierla da un confronto serio e concreto sulle politiche da seguire per uscire dalla crisi”.

SCHIFANI: ”SENTENZA STRANA E IMBARAZZANTE”

“È una sentenza un po’ strana e un po’ imbarazzante” per cui “chi sarà chiamato in futuro a coprire questi ruoli si tirerà indietro”.

Lo ha detto il presidente del Senato, Renato Schifani, commentando a Porta a Porta la sentenza sui tecnici accusati di non aver fornito sufficienti avvertimenti sul terremoto dell’Aquila.

“Bisogna vedere le motivazioni”, ha aggiunto, sottolineando di augurarsi che da lì “emergano scelte inoppugnabili da parte dei magistrati in questa sentenza”.

MANTINI: ”INTERROGAZIONE AL GOVERNO PER COMUNICAZIONI”

“Gli scienziati della Commissione Grandi Rischi nella comunicazione ‘rassicurante’ sul terremoto all’Aquila hanno sbagliato ma la condanna penale per omicidio colposo è molto difficile da inquadrare nella nostra cultura giuridica”.

Lo dice l’esponente dell’Udc Pierluigi Mantini.

“Si dovrebbe sostenere una teoria causale della conditio sine qua non, rifiutata dal nostro codice, ed è comunque difficile provare in concreto la sussistenza di un nesso di causalità tra la comunicazione e le morti”, ha aggiunto.

“Leggerò con attenzione le motivazioni della sentenza ma presenterò un’interrogazione urgente al governo affinché sia definito un protocollo preciso e inderogabile per la comunicazione oggettiva e trasparente dei rischi nelle situazioni di possibili calamità”.

GIORELLO: ”SPAVENTERA’ I RICERCATORI”

Una condanna “eccessiva”: così il filosofo della scienza Giulio Giorello, dell’università di Milano, giudica la sentenza Grandi rischi in relazione al terremoto dell’Aquila del 6 aprile 2009.

Una sentenza come quella emessa oggi, spiega Giorello, “è eccessiva perché spaventerà i ricercatori in contesti nei quali la previsione non è mai sicura”.

È una condanna “che fa riflettere”, aggiunge, considerando come “le condanne italiane per reati di altro tipo siano di solito straordinariamente indulgenti”.